Un Bancario (ed un Odontoiatra) in Brasile
Cosa ci fa un Bancario italiano in Brasile? Cerca nuovi sbocchi finanziari? Perchè ha trascorso tre mesi a fare tirocinio come Assistente odontoiatrico? Cosa ci fa un odontoiatra con lui?
Ecco il racconto di Gianluca
22/11/2005 sera
Arieccoci qui, per la quarta volta, in Brasile. Terra fantastica, piena di
tutto e di niente, di allegria e di tristezza, di fame e di abbondanza…..
Stare qui è un po’ come tornare ad avere 15 anni, quando nella vita è tutto
nero o bianco e le infinite sfumature di grigio non esistono….. Esiste la
crudeltà della vita, che uccide la gente con malattie, risse o violenze, che in
molti casi non le consente nemmeno la chance di avere un’esistenza normale, un’educazione
e così via. Ed esiste la gente, che a questa realtà risponde con una voglia di
vivere incredibile. Forse perché sono un po’ musicista, ma se ascolti l’universo
musicale brasiliano, perché di universo si tratta, puoi renderti facilmente
conto di cosa intendo. Anche la canzone più triste spesso è allegra, non ci si
piange mai addosso e l’amore è ovunque presente. Unica eccezione la “saudade”
( = nostalgia) del proprio paese, così unico sulla faccia della terra. Se
viaggi un po’ non è difficile trovare situazioni uguali o addirittura
peggiori che qui, ma la reazione di questa terra e di questa gente è davvero
unica. Così, in questo contesto, inseriamo la “pazzia” dei missionari che
decidono e accettano di passare la loro vita anche qui, cercando di “riordinare”
un po’ le cose ma, nella realtà dei fatti, al servizio di questi popoli senza
che neanche loro comprendano a pieno la portata di questi interventi. In questo
contesto inserisco anche le sei suore che, da sole, stanno creando una struttura
incredibile per aiutare quella che forse è la cosa più bella di questo paese:
la “criança” ( = bambini). La
premessa finora fatta era necessaria per far capire la bellezza dei bambini qui.
Personalmente non sono neanche sposato e non adoro particolarmente i bambini
degli altri, il che rende ancora più incredibile anche a me quello che sto per
dire. Prendete una foto qualsiasi di un bambino brasiliano e guardatela bene:
troverete sempre un viso delicato, dolce che anche se chiede aiuto, lo fa
gentilmente, quasi vergognandosene. Se invece sorride, vedrete il sole nei suoi
occhi, la felicità di chi non ha niente. Mentre sto scrivendo li sento cantare,
in questa lingua dolce, e mi viene voglia di saltare il muro ed andare a giocare
con loro. Piccoli uomini e donne già a 5-6 anni, imparano subito che la vita è
dura, a volte perfino troppo… Ma veniamo al diario vero e proprio. Siamo
arrivati ieri mattina alle 6 e venti e dopo aver dormito qualche ora, nel
pomeriggio le suore ci avevano già fissato alcuni appuntamenti. Grazie a Dio
tutto funziona bene (parlerò poi dell’efficienza di queste sorelle che pare
incredibile, soprattutto in esperienze come queste). Ieri pomeriggio siamo
riusciti a curare 6 persone: due suore, l’infermiera dell’ambulatorio
dentistico (Hilda) e tre “civili” in qualche modo collegati alla missione.
Anche se non ce lo dicono, una specie di prova generale. Cosa si può dire di
persone che, prima di farci mettere le mani sui bambini, si sottopongono alle
nostre cure per vedere se ne siamo all’altezza. Qualcuno, abituato al nostro
mondo occidentale, potrebbe pensare che prima si siano “sistemate” loro: è
esattamente il contrario. Vincere le proprie paure e mettere anche il nostro
corpo al servizio degli altri. Non posso immaginare dedizione maggiore. E
infatti adesso le vedo più tranquille: forse, adesso, siamo veramente diventati
parte della loro missione: e se da un lato ne sono fiero, dall’altro mi assale
la responsabilità di quello che stiamo facendo. “Anche solo uno, è sempre
meglio di niente”, pensavo prima di partire nei sabato mattina trascorsi nello
studio dentistico di Roby ad imparare a fare l’assistente; “Quanti più è
possibile” è la nuova parola d’ordine da stamani. E allora, bando alle
ciance e andiamo a lavorare!!!
24/11/2005 mattina ore 6,45
Ieri è stata abbastanza dura.
Due
devitalizzazioni ed una serie di carie. Nel riparare cerchiamo di coniugare il
maggior numero di pazienti possibile con il miglior trattamento estetico
raggiungibile senza perdere troppo tempo. Le bocche sono mediamente disastrate.
Nonostante prima di noi siano intervenuti anche altri dentisti italiani, è
evidente che la pulizia non rappresenta la maggior preoccupazione dei
Brasiliani. Del resto neanche in Italia mi risulta che sia così diffusa. Come
biasimarli… Mi preoccupa invece la situazione dei bambini. Nonostante vengano
dei volontari dalla vicina università odontoiatrica per insegnare loro la
pulizia, abbiamo “sbirciato” alcune bocche e visto situazioni brutte. Non
sopporto l’idea che un essere umano non possa avere almeno l’infanzia
abbastanza felice. Dovrebbe essere un diritto. Stare qui è delicato, l’ambiente
non aiuta, a partire dal clima. Stanotte ero agitato, avrò dormito forse un
paio d’ore. Oggi sarà dura, ma se non lo è che gusto c’è? Quando ti senti
stanco, basta attraversare la porta che ci divide dai bambini e vedere le loro
facce sorridenti per sentirsi meglio. Ti guardano curiosi, e appena gli sorridi
ti mostrano felici i loro “tronconi” di denti, entusiasti che qualcuno si
curi di loro, anche solo con un saluto. Se questa è la forza di una nazione,
questo è uno dei paesi più forti che conosca. E, come sempre, spetta a noi
imparare, capire che in fin dei conti abbiamo “buon tempo” ( = che il nostro
tempo è buono, fortunato). Quando lo capisci ti rendi conto che non riuscirai
mai a dare neanche una minima parte di quello che riporterai a casa. E’ una
calma che ti pervade, una forza interiore che ti consente di passare sopra a
qualsiasi imprevisto.
30/11/2005
Lo so, il diario è andato un po’ a rilento, ma gli sforzi qui sono molti e
quando la sera si smette di lavorare non resta che mangiare ed andare a dormire.
Con il clima siamo fortunati. La notte fa relativamente fresco e si dorme
abbastanza bene. Roby mica tanto, ma forse è perché russo io…. Di giorno ci
sfilano davanti molte bocche, quasi tutte disastrate. Finora il nostro
capolavoro è stato Luçiana: 5 estrazioni e 15 ricostruzioni (praticamente
tutti i denti che le rimangono). Alla fine le abbiamo “ricostruito” il
sorriso! Un sorriso che ancora non è abituata ad esibire e di cui, secondo me,
anche lei si meraviglia. Manca un giorno e mezzo alla nostra partenza ed è
tempo di bilanci. E’ andata bene, ne abbiamo fatte di bocche, ad un ritmo in
Italia inimmaginabile. Devo ringraziare Roberto che ancora una volta mi ha dato
la possibilità, a me povero bancario, di fare qualcosa per questa gente. E poi,
se la banca mi dovesse licenziare, ho sempre un futuro come assistente
dentale!!! Alla fine siamo riusciti a mettere le mani in bocca anche a tutte le
suore. Ce n’è voluta, ma ce l’abbiamo fatta!! Mica che le loro bocche siano
molto migliori delle brasiliane, ma non volevano farci perdere tempo. Continuano
a viziarci, a trasmetterci la loro forza per andare avanti pacatamente. In un
tempo di pace direi che sono come gli eroi di guerra: non si lamentano mai e
tutto quello che arriva è un di più dato da Dio. Di fronte a loro il mio ego
si fa piccolo piccolo…
In
Italia qualcuno mi ha anche preso in giro. Tra me e me mi sentivo bene, comunque
stavo facendo qualcosa di non comune e non potevo aspettarmi altra reazione. Poi
vedi loro e ti rendi conto che quello che fai tu è niente in confronto a quello
che quotidianamente le suore danno ai Brasiliani. Certo non posso essere d’accordo
su tutto: anche se credo in Dio e sono cattolico non posso dire che sia la fede
ad avermi portato qui. Forse è solo l’ennesimo atto di egoismo, la felicità
che mi dà aiutare gli altri, ma non vale la pena di indagare oltre. Ancora una
volta mi siedo per scrivere un diario, ed ancora una volta mi trovo ad indagare
nella mia coscienza, tanto è l’effetto dentro di noi di quello che stiamo
facendo. Domani è l’ultimo giorno qui: ieri sera, pensandoci, le lacrime mi
venivano agli occhi. Stamattina sono andato a controllare Gabriel, un bambino
con gli occhiali (finora ne ho visti solo due!) che aveva una gengivite
allucinante: guarito!! Quando mi ha visto (credo abbia 5 anni) mi è corso
incontro e mi ha spalancato la bocca davanti!! Che regalo. Se penso che dovrò
lasciarlo qua sto già male. Livia, la figlia della nostra assistente Ilda,
dolcissima…. La madre, ordinatissima (non credevo che una brasiliana potesse
giungere a tanto!) e dolcissima anche lei, ci supporta tutto il giorno
riordinando e donandoci sorrisi ogni volta che la guardiamo. Come tutti del
resto qui…… Ogni tanto abbozza anche qualche passo di forò, non appena la
radio ne trasmette un brano… Ah, un consiglio a chi dovesse venire in Brasile:
portatevi una radio. La musica qui è stupenda e non vale la pena portarla da
casa. Adesso pennichella: ci aspetta un pomeriggio di criança. Sono pazienti
difficili, hanno molta paura e ti impegnano il doppio di energia. Ma doppia
soddisfazione…… Il momento della partenza è sempre il più difficile.
Mentre l'aereo prende quota, dai l'ultimo sguardo fuori dal finestrino per
salutare quella terra. Le prime volte pensi che nei viaggi successivi sarà più
semplice staccarsi, poi ti accorgi che ogni volta è dura, capisci che la "saudade"
ti accompagnerà a lungo. La vita di tutti i giorni, in Italia, diventa un
fastidioso intervallo prima del ritorno. Ciao, Brasil, a presto!
Gianluca AFFATATO e Roberto GALLONI, Volontari ASMO