...........maggio 2002

Una settimana a BUGOJNO
 
La strada ha molte curve e l'asfalto è rattoppato qua e là. La nostra Golf, con il portabagagli stracarico di materiali e il sedile posteriore occupato da me e dai nostri borsoni, fatica un po' a tenere il passo della macchina di Frate Miro e Frate Tomas.  Loro sono venuti a prenderci alla frontiera bosniaca di Kamensko per facilitare il passaggio nostro e del nostro carico, intervento davvero provvidenziale per risolvere uno stallo che si protraeva da qualche ora.
Ma si sa, checché se ne dica, è l'abito a fare il monaco e quel saio, indossato da una figura possente come quella di Tomas, aveva sortito il suo bell'effetto anche su quel gendarme di frontiera che al nostro arrivo, dopo aver visto la grossa autoclave, i farmaci, gli anestetici e altro, ci aveva seccamente invitati a girare la nostra macchina e tornarcene in Italia.
Nel tragitto facciamo poco caso al paesaggio che ci circonda. Più che altro cerchiamo di fare previsioni su cosa troveremo al nostro arrivo a Bugojno, su come sarà la gente, sulle cose che avremo la possibilità di fare. Quando tre come noi, più o meno coetanei e più o meno con esperienze di vita simili legate all'essere nati e cresciuti in un paese come il nostro, si recano in un posto che sta uscendo da una guerra, possono affidarsi per le loro supposizioni solo alle immagini viste in TV.


Costeggiamo per qualche minuto il lago "Busko Blato", attraversiamo la città di Livno e dopo una galleria breve e priva di illuminazioni e un ultimo saliscendi intorno a una fitta vegetazione, giungiamo alla chiesa S. Antonio di Bugojno. Sono le 15:30 di domenica 5 maggio e siamo tre ore oltre l'orario dei pranzo. Sarà forse questo il motivo per cui il corpulento Frate Tomas schiacciava con decisione l'acceleratore della sua macchina ? Prima di farci sedere intorno alla tavola apparecchiata ci vengono presentati Frate Marco (simpatico e ridanciano), Suor Paola (addetta alla cucina ) e Fra Mirko, di cui avevamo già sentito parlare in Italia.  E' lui il responsabile della parrocchia S. Antonio, sede dell'ambulatorio odontoiatrico e del laboratorio odontotecnico della nostra associazione, nonché il firmatario dell'accordo che ci lega e che ci permette di portare il nostro contributo in Bosnia.
E' il momento di scaricare la nostra auto. Un bel numero di sedie sono ordinatamente poste nel corridoio davanti all'ingresso dell'ambulatorio. Dentro ci sono due riuniti che funzionano bene, eccezion fatta per gli aspiratori ( che se bevono troppo si bloccano e ripartono quando decidono loro) e per la mancanza di più turbine. Ce n'è una sola e, a seconda dei vari lavori che ci troveremo a fare, ce la passeremo. Per il resto abbiamo a disposizione tutto ciò che serve per lavorare bene. Dopo aver riordinato gli armadietti secondo le nostre esigenze personali, dando la priorità alla branca che individualmente più ci concerne, lasciamo l'ambulatorio. Guidati da Frate Miro (solo Miro per gli amici), ci spostiamo nelle stanze a noi assegnate. Sono due belle stanze con bagno in camera e con grandi finestre che si affacciano su di un palazzone a prima vista molto popolato. Possiamo anche cucinarci qualcosa per conto nostro visto che ci viene messa a disposizione un'altra stanzetta con cucina, tavolo e dispensa. In realtà nei giorni a venire la useremo soprattutto per la colazione del mattino e per il nostro riepilogo di fine giornata, prima di andare a dormire.
Dopo una doccia e la cena, usciamo con Miro per fare un giro per la città.  E' domenica sera e c'è molta gente a passeggio nella via centrale.  Bugojno è una città che vuole tornare a vivere. Tra i palazzi che mostrano i segni del recente conflitto, i tavolini all'aperto dei bar e la gente seduta a chiacchierare testimoniano questa tendenza. Dopo un assaggio della famosa grappa locale (che mi si dice venga bevuta prima di pranzo e cena come aperitivo, ma anche a colazione) è il momento di andare a dormire. La mattina seguente avrà inizio il nostro lavoro.


La sveglia dovrebbe suonare alle 7:00, ma veniamo svegliati già alle 5:00 da una voce cantilenante diffusa da un altoparlante.  E' il muezzin (hodza in croato), che richiama alla preghiera i musulmani.
 

Alle 8:00, dopo un italianissimo caffè nero preparato da Piero ( che al mattino ha un umore dello stesso colore della bevanda ), scendiamo in ambulatorio.  La gente è già lì che ci aspetta e, aiutati nella traduzione dal valido Miro, cominciamo il nostro lavoro.  Qualche parola alla fine l'abbiamo imparata anche noi, giusto quelle essenziali tipo apri ( otvori ), chiudi (zatvori), sciacqua ( isperi ), ma devo dire che questa lingua è proprio difficile.  Per superare questo problema, oltre che da Miro, un grosso aiuto ci è venuto dalla nostra assistente Jelena.  E' stata in Italia un po' di tempo e parla l'italiano.
Sono poche le persone che hanno un lavoro a Bugojno.  Alcuni pazienti si sdebitavano lasciando offerte per i frati nella piccola cassetta all'ingresso. Altri ci mostravano la loro gratitudine facendoci dei doni. Ricordo con particolare gioia una donna di mezza età alla quale ho ricostruito un centrale superiore fratturato.  Ho ancora vivo nella mente il suo sorriso quando, tirato fuori il suo specchietto dalla borsetta, aveva visto il suo nuovo incisivo.  Voleva pagarmi assolutamente e, al mio rifiuto, va via per poi tornare un quarto d'ora dopo con una busta contenente un casco di banane e una grossa barretta di cioccolata.  A quel punto sono stato io a sorridere di gioia. Devo ammettere che mi sono sciolto come neve al sole.
La situazione, dal punto di vista odontoiatrico, non è ovviamente delle migliori.  Abbiamo registrato un'alta incidenza della patologia cariosa.  Ci è stato detto che questo è anche dovuto agli aiuti alimentari che sono stati inviati e che erano costituiti per la maggior parte da dolciumi.  Questo ha sicuramente aiutato a soddisfare un bisogno primario della popolazione ma ha avuto conseguenze dirette e deleterie sui "sorrisi" della gente.


Alla sera, nella nostra stanzetta del caffè, facevamo tardi mangiando frutta e cioccolata e commentando il lavoro della giornata. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio alcuni ragazzi del posto. Ospiti nella casa di Davor, abbiamo cucinato gli spaghetti al pomodoro, vera e propria bandiera nazionale in grado di garantire uno scontato successo, e abbiamo assaggiato diversi salumi e formaggi locali. Poi abbiamo cantato. Loro hanno interpretato canzoni del posto, che noi ovviamente non avevamo mai sentito, mentre noi siamo riusciti a far cantare loro un pezzo da novanta del nostro repertorio nazionale: la strafamosa "O sole mio" (la sanno pure i giapponesi!!). In quanto a voce siamo stati sonoramente battuti. Loro avevano in Dragana una trascinatrice, nonché una voce, degna di nota. Noi avevamo Piero, un vero e proprio trombone.  E' innegabile la capacità della musica nel riuscire a creare il clima giusto per facilitare la nascita di nuove amicizie. Nei locali che in quelle sere abbiamo avuto occasione di frequentare, i successi musicali di artisti internazionali che le varie radio proponevano, ci facevano sentire lì come a casa, ma potevamo essere ovunque a testimonianza del fatto che Bugojno sta tornando a vivere, che sta cercando di dimenticare le sofferenze patite nel recente passato.
Nei giorni in cui siamo stati ospiti dei frati francescani, abbiamo avuto la possibilità di incontrare e conoscere il Cardinale Puljic.  Sotto la sua guida spirituale, i frati francescani hanno la possibilità di fare molto per aiutare la ripresa della città e della sua gente.  Prima della sua partenza, è passato nel nostro ambulatorio per salutarci mentre eravamo al lavoro e ha avuto per noi e per la nostra organizzazione parole gentili e grate .
Ultima mattinata di lavoro. Prima della partenza pranziamo per la prima volta nella stanzetta del caffè. Con noi ci sono Miro, Jelena e Dragana.  Dal nostri discorsi risulta evidente che ci stiamo sforzando un po' per tenere alto il tono della conversazione.  Le partenze sono sempre tristi.
Scendiamo a salutare Frate Marco, Suor Paola e Frate Mlrko.  Ci invitano a tornare al più presto.
Carichiamo i bagagli in macchina . Ci abbracciamo con quei giovani che in quella settimana di lavoro, sono riusciti a farci sentire come in vacanza. Accendiamo il motore, giriamo la macchina e, dopo un paio di colpi di clacson, partiamo. Tutti e tre siamo silenziosi. Accendiamo la radio per sentire almeno una voce.  Come diceva quel tale : " Certe volte la radio sembra avere capito chi sei... " e infatti la musica che la radio passa è di quelle da film malinconici. Perfetto !!!
Una settimana passa velocemente.  Per nostra fortuna quest'ultima è stata intensa.  Abbiamo conosciuto un posto nuovo e nuova gente; abbiamo avuto la possibilità ( impagabile) di fare qualcosa per qualcun altro. Siamo noi, però, che in questo scambio ci abbiamo guadagnato.  Abbiamo ricevuto nel dare, come diceva quel maestro delle elementari. Per Piero e per me questa è stata la prima esperienza del genere.  Alessandro, invece, è già stato al Regina Pacis di S. Foca ( Lecce).  E' stato proprio Ale l'ispiratore di questo viaggio e colui che ci ha fatto conoscere l'ASMO.  A lui va il mio ringraziamento per ciò che sono e siamo riusciti a fare a Bugojno, con la promessa che non sarà l'ultima.
Al nostro ritorno a Roma Ale ha scritto una lettera al presidente. Questa lettera finiva con una frase di G.B. Shaw: " Molti vedono le cose così come sono e si domandano il perché. Io sogno di cose che non sono mai state e mi domando perché no".
Questa frase mi ha colpito. Spero che sia di ispirazione per molti.

 
Mauro Santarsieri, Pierfrancesco Tucci, Alessandro Petillo
Volontari ASMO
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