...........maggio 2002
Costeggiamo per qualche minuto il lago "Busko Blato", attraversiamo
la città di Livno e dopo una galleria breve e priva di illuminazioni e un
ultimo saliscendi intorno a una fitta vegetazione, giungiamo alla chiesa S.
Antonio di Bugojno. Sono le 15:30 di domenica 5 maggio e siamo tre ore oltre
l'orario dei pranzo. Sarà forse questo il motivo per cui il corpulento Frate
Tomas schiacciava con decisione l'acceleratore della sua macchina ? Prima di
farci sedere intorno alla tavola apparecchiata ci vengono presentati Frate
Marco (simpatico e ridanciano), Suor Paola (addetta alla cucina ) e Fra Mirko,
di cui avevamo già sentito parlare in Italia. E' lui il responsabile
della parrocchia S. Antonio, sede dell'ambulatorio odontoiatrico e del
laboratorio odontotecnico della nostra associazione, nonché il firmatario
dell'accordo che ci lega e che ci permette di portare il nostro contributo in
Bosnia.
E' il momento di scaricare la nostra auto. Un bel numero di sedie sono
ordinatamente poste nel corridoio davanti all'ingresso dell'ambulatorio.
Dentro ci sono due riuniti che funzionano bene, eccezion fatta per gli
aspiratori ( che se bevono troppo si bloccano e ripartono quando decidono
loro) e per la mancanza di più turbine. Ce n'è una sola e, a seconda dei
vari lavori che ci troveremo a fare, ce la passeremo. Per il resto abbiamo a
disposizione tutto ciò che serve per lavorare bene. Dopo aver riordinato gli
armadietti secondo le nostre esigenze personali, dando la priorità alla
branca che individualmente più ci concerne, lasciamo l'ambulatorio. Guidati
da Frate Miro (solo Miro per gli amici), ci spostiamo nelle stanze a noi
assegnate. Sono due belle stanze con bagno in camera e con grandi finestre che
si affacciano su di un palazzone a prima vista molto popolato. Possiamo anche
cucinarci qualcosa per conto nostro visto che ci viene messa a disposizione
un'altra stanzetta con cucina, tavolo e dispensa. In realtà nei giorni a
venire la useremo soprattutto per la colazione del mattino e per il nostro
riepilogo di fine giornata, prima di andare a dormire.
Dopo una doccia e la cena, usciamo con Miro per fare un giro per la città.
E' domenica sera e c'è molta gente a passeggio nella via centrale.
Bugojno è una città che vuole tornare a vivere. Tra i palazzi che mostrano i
segni del recente conflitto, i tavolini all'aperto dei bar e la gente seduta a
chiacchierare testimoniano questa tendenza. Dopo un assaggio della famosa
grappa locale (che mi si dice venga bevuta prima di pranzo e cena come
aperitivo, ma anche a colazione) è il momento di andare a dormire. La mattina
seguente avrà inizio il nostro lavoro.
La sveglia dovrebbe suonare alle 7:00, ma veniamo svegliati già alle 5:00 da
una voce cantilenante diffusa da un altoparlante. E' il muezzin (hodza
in croato), che richiama alla preghiera i musulmani.
Alla sera, nella nostra stanzetta del caffè, facevamo tardi mangiando frutta
e cioccolata e commentando il lavoro della giornata. Abbiamo avuto la
possibilità di conoscere meglio alcuni ragazzi del posto. Ospiti nella casa
di Davor, abbiamo cucinato gli spaghetti al pomodoro, vera e propria bandiera
nazionale in grado di garantire uno scontato successo, e abbiamo assaggiato
diversi salumi e formaggi locali. Poi abbiamo cantato. Loro hanno interpretato
canzoni del posto, che noi ovviamente non avevamo mai sentito, mentre noi
siamo riusciti a far cantare loro un pezzo da novanta del nostro repertorio
nazionale: la strafamosa "O sole mio" (la sanno pure i
giapponesi!!). In quanto a voce siamo stati sonoramente battuti. Loro avevano
in Dragana una trascinatrice, nonché una voce, degna di nota. Noi avevamo
Piero, un vero e proprio trombone. E' innegabile la capacità della
musica nel riuscire a creare il clima giusto per facilitare la nascita di
nuove amicizie. Nei locali che in quelle sere abbiamo avuto occasione di
frequentare, i successi musicali di artisti internazionali che le varie radio
proponevano, ci facevano sentire lì come a casa, ma potevamo essere ovunque a
testimonianza del fatto che Bugojno sta tornando a vivere, che sta cercando di
dimenticare le sofferenze patite nel recente passato.
Nei giorni in cui siamo stati ospiti dei frati francescani, abbiamo avuto la
possibilità di incontrare e conoscere il Cardinale Puljic. Sotto la sua
guida spirituale, i frati francescani hanno la possibilità di fare molto per
aiutare la ripresa della città e della sua gente. Prima della sua
partenza, è passato nel nostro ambulatorio per salutarci mentre eravamo al
lavoro e ha avuto per noi e per la nostra organizzazione parole gentili e
grate .
Ultima mattinata di lavoro. Prima della partenza pranziamo per la prima volta
nella stanzetta del caffè. Con noi ci sono Miro, Jelena e Dragana. Dal
nostri discorsi risulta evidente che ci stiamo sforzando un po' per tenere
alto il tono della conversazione. Le partenze sono sempre tristi.
Scendiamo a salutare Frate Marco, Suor Paola e Frate Mlrko. Ci invitano
a tornare al più presto.
Carichiamo i bagagli in macchina . Ci abbracciamo con quei giovani che in
quella settimana di lavoro, sono riusciti a farci sentire come in vacanza.
Accendiamo il motore, giriamo la macchina e, dopo un paio di colpi di clacson,
partiamo. Tutti e tre siamo silenziosi. Accendiamo la radio per sentire almeno
una voce. Come diceva quel tale : " Certe volte la radio sembra
avere capito chi sei... " e infatti la musica che la radio passa è di
quelle da film malinconici. Perfetto !!!
Una settimana passa velocemente. Per nostra fortuna quest'ultima è
stata intensa. Abbiamo conosciuto un posto nuovo e nuova gente; abbiamo
avuto la possibilità ( impagabile) di fare qualcosa per qualcun altro. Siamo
noi, però, che in questo scambio ci abbiamo guadagnato. Abbiamo
ricevuto nel dare, come diceva quel maestro delle elementari. Per Piero e per
me questa è stata la prima esperienza del genere. Alessandro, invece,
è già stato al Regina Pacis di S. Foca ( Lecce). E' stato proprio Ale
l'ispiratore di questo viaggio e colui che ci ha fatto conoscere l'ASMO.
A lui va il mio ringraziamento per ciò che sono e siamo riusciti a fare a
Bugojno, con la promessa che non sarà l'ultima.
Al nostro ritorno a Roma Ale ha scritto una lettera al presidente. Questa
lettera finiva con una frase di G.B. Shaw: " Molti vedono le cose così
come sono e si domandano il perché. Io sogno di cose che non sono mai state e
mi domando perché no".
Questa frase mi ha colpito. Spero che sia di ispirazione per molti.
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