Resoconto Missione agosto 2005, Centro comunitario Kennedy, Rio de Janeiro

 

La loro felicità : solo un caloroso abbraccio

 

Partenza da Catania alla volta di Roma, Parigi e infine Rio de Janeiro.

Dopo aver superato la dogana direi con facilità, vista la numerosa attrezzatura e l’imponente numero di farmaci che abbiamo portato con noi dalla Sicilia, siamo stati accolti con molto calore dalla famiglia Belchior, che ci ha assistito per tutta la durata della permanenza. Ci ospita Alex, che ha abitato a San Marino per ben nove anni e parla correttamente l’italiano.  

Con il piccolo pulmino del Centro comunitario abbiamo raggiunto la loro casa in Vila Kennedy, dove abbiamo sistemato i nostri bagagli.

La prima cosa che ovviamente ci ha colpito sono state le strade, le case del villaggio molto differenti da dove siamo abituati a vivere, ma vi assicuro che ancora non avevamo visto nulla. Seconda tappa dopo qualche ora e’ stata la visita della struttura presso il Centro comunitario che accoglie circa 300 bambini dai 2 ai 14 anni.

Dopo aver fatto conoscenza della direttrice Suor  Cecilia, ci siamo recati nella piccola stanzetta dove avremmo lavorato.

A dire il vero ci aspettavamo di peggio. Invece l’ambulatorio e’ assai ben attrezzato di materiali, vi e’ un forno a secco per la sterilizzazione e una discreta poltrona.

Proviamo ad accendere il compressore ma il motore e’ andato. Così in maniera abbastanza veloce il tecnico del Centro comunitario lo ha smontato, ha capito subito quale era il problema e ci ha assicurato che per l’indomani lo avrebbe risolto.

Per l’aspirazione invece non c’e’ stato nulla da fare, abbiamo dovuto lavorare senza. Il che ovviamente ci ha fatto rallentare un po’ i tempi di lavoro, ma ci siamo abituati subito alla mancanza.

Quindi siamo ritornati a casa camminando lungo le stradine del quartiere. La nostra meraviglia non finiva mai di crescere. Tantissimi bambini giocavano a piedi scalzi per strada con i loro aquiloni, tra le fogne a cielo aperto.

Sì, i loro immancabili  aquiloni. Ogni bambino delle favelas  ne possiede uno, e per loro ogni giorno qualcuno muore. Infatti giocando nelle strade trafficate finiscono sotto le macchine, o si feriscono con il vetro che mettono sul filo per sfidarsi.

Il giorno successivo ci mettiamo subito a lavoro.

Alex ci procura una lampada polimerizzatrice di un collega dentista che per molto tempo e’ andato tra i bambini ad assisterli. Alla prima otturazione in amalgama abbiamo un grosso problema. Manca il miscelatore, o almeno così pensavamo. Infatti solo l’ultimo giorno il collega di Rio venuto a trovarci ci ha detto che era quell’aggeggio messo da parte, vecchiotto ma che comunque funzionava. 

Quindi con il nostro bel mortaio e  pestello ci siamo dati da fare. Lavoravamo intensamente dalle 08:00 alle 12:00, poi le suore ci facevano pranzare con loro e alle 13:00,  riprendevamo fino alle 17:00, orario in cui i bambini andavano a casa.

Sin dal primo giorno ci siamo sentiti gratificati per una cosa molto, ma molto più importante di un compenso in denaro: i loro grazie e i loro sorrisi.

Sì, i loro timidi sorrisi. Che già il giorno dopo sono diventati sorrisi più aperti, man mano che cresceva la confidenza e la fiducia in noi, e da li e’ partita davvero la nostra più grande emozione. Infatti più si andava avanti e più quei meninos si affezionavano, erano sempre tra di noi a salutarci, abbracciarci, baciarci e farci vedere quello che di più bello sapevano fare (cantare, ballare, recitare) affinchè ognuno avesse l’attenzione maggiore rispetto ad un altro.

Le suore dal canto loro ci trattavano come degli ambasciatori, portandoci sempre le loro gustose ciambelle ed i loro squisiti caffè.

La gente ci diceva che era felice non solo per quello che facevamo ma anche per come li trattavamo, una cosa per noi normale. Infatti li i medici non sono molto umani con chi non possiede soldi, anche se per pagare la prestazione deve risparmiare per mesi e mesi.

Poi è arrivata l’ora dei più piccoli, i bambini di due anni. Pensavamo che sarebbe stato difficilissimo, ma non è stato così.

In fila rigorosamente ordinata dietro alla porta, arrivavano, si sedevano sulla poltrona, aprivano la bocca e ci facevano effettuare correttamente la visita. Su 300 bambini sapete quanti hanno pianto? Solo uno. Ma l’indomani è ritornato e si e’ fatto non solo visitare ma anche ricostruire un dente.

Allora mi chiedo: non sarà per il troppo benessere se i nostri di bambini alla vista del medico si trasformano, e se ci va bene si convincono a farsi visitare solo con la promessa d’acquisto del giocattolo che ancora gli manca, e che dopo qualche giorno andrà a finire in cantina tra quelli inutilizzati?

Infine è arrivato l’ultimo giorno. Dopo aver effettuato l’ultima prestazione, siamo stati chiamati da Suor Cecilia nel cortile del centro comunitario. Che dire, l’emozione era tantissima.

Tutti i bambini erano ordinati per classe pronti a darci l’ultimo saluto.

Ci hanno organizzato una grande festa in cui ogni gruppo ha preparato non solo uno spettacolo ma  anche delle letterine, il tutto davvero da intenerire il cuore al più duro degli umani.

Ed e’ giunto il momento dei saluti.

Non potete immaginare quello che abbiamo provato.

Durante il viaggio di ritorno con tutta l’emozione dentro per il momento tanto atteso del  riabbraccio con le nostre famiglie, non abbiamo che parlato della nostra esperienza e di come ci ha segnati, e vi assicuro che il viso ed i gesti di quei piccoli cariocas ci rimarranno per sempre dentro .

 

SALVO CALDACI  e LUIGI TRISCALI

Volontari ASMO

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