L'Eritrea di Jamal MAKARATI, agosto 2005
L'aereo è atterrato ad Asmara in tarda serata.
Sono
stato accolto da un impiegato laico della diocesi cattolica locale,
ed ho trascorso lì la notte.
Al mattino, dopo colazione siamo andati in un ufficio governativo a richiedere il lasciapassare per attraversare il paese.
Nel pomeriggio ho incontrato il vescovo della diocesi, Monsignor Thomas Othman, quindi è iniziato il viaggio per il Mogolò, la nostra meta.
Il tragitto è stato lungo e faticoso. Le strade sono quelle costruite ai tempi del colonialismo italiano, e per percorrere 160 km abbiamo impiegato più di quattro ore. Lo spettacolo della natura era incantevole e gli stessi monsoni sono stati un’esperienza davvero incredibile.
Verso sera io e gli altri Volontari siamo arrivati al villaggio, e accolti nella residenza delle suore che si occupano della clinica. Là abbiamo fatto la conoscenza di una delle donne più incredibili che io abbia mai conosciuto, Suor Almaas ( il nome in arabo vuol dire gioiello e non penso possa esserci nome più appropriato ).
La mattina dopo ci siamo messi all’opera. Sveglia alle 6.30-7.00, colazione alle 7.30 (super coccolati dalle suore che si sono sbizzarrite nel prepararci da mangiare con ricette locali ed italiane), alle 8.00 in ambulatorio.
Le
prestazioni che in quella realtà potevamo offrire erano di due tipi :
otturazioni conservative esclusivamente in amalgama o in cemento vetroionomerico
per le piccole carie, oppure estrazioni .
Sì, perché in una realtà nella quale sei l’unico dentista nel
raggio di 150 km, trattamenti
diversi sono solo un rimandare l’estrazione dei denti a una data
in cui forse il dentista non c’è .Ogni
mattina venivano visitati
dai 10 ai 15 pazienti, poi alle
13.00 si tornava nella nostra residenza. Si
pranzava con le leccornie che le
suore avevano preparato per noi, e dopo
un piccolo riposo si tornava all’opera. L’attività
di pomeriggio comprendeva la visita dei villaggi limitrofi,
dove con gli altri colleghi si
visitavano gli abitanti, ogni medico
nella sua specialità. Ed
è in quei pomeriggi che hai
l’opportunità di vedere come si vive nelle capanne e nei villaggi della VERA
Africa, quali sono i loro problemi, le loro usanze e abitudini.
Al tramonto ritornavamo ai nostri alloggi.
Le serate si concludevano con i bimbi che dopo cena si ammassavano nel nostro cortile, che trasformavamo in una sorta di cinema all’aperto, ponendo fuori la televisione e il videoregistratore.
L’esperienza è stata davvero una delle più importanti che abbia mai vissuto, da consigliare a chiunque abbia voglia di ammalarsi di quel inguaribile malattia che è il mal d’Africa!!
Jamal MAKARATI, Volontario ASMO