Bubq
17/24 Aprile 2005
La
stesura della relazione è sempre stata per me, paradossalmente, la parte più
difficile delle missioni: ciò perchè credo sia impossibile trasferire in
parole la profondità delle emozioni, delle sensazioni, delle
esperienze che mi colgono, mi colpiscono, che vivo!
E’
tutto iniziato nel migliore dei modi a Fiumicino, dove ho avuto il piacere di
fare la conoscenza con Giulio Tinarelli, mio saggio, stimato e sarcastico
compagno di “squadra” in Albania. Mi ha fatto sentire subito a mio agio
nelle 3 ore di attesa per il ritardo del volo Fiumicino-MadreTeresa (aeroporto
di Tirana).
Dopo
un breve viaggio ha finalmente inizio la nostra avventura atterrando in suolo
albanese, dove veniamo accolti
dal disponibilissimo “Ganì”, nostro fedele autista per l’intera
settimana, sempre pronto a fermarsi al bar per offrirci il caffè.
Veniamo
quindi accompagnati a “BETANIA”. Io stavolta ho deciso di partire senza
chiedere notizie specifiche della missione, perché per esperienze
precedentemente vissute ho imparato a non fantasticare troppo, spesso si resta
delusi per un motivo o per un altro.
La
nostra logistica è offerta dalla casa-famiglia”Betania”: una piccola oasi
d’Italia in terra straniera. Qui l’associazione “Betania” appunto, da
circa 8 anni è riuscita a tirar su una decina di splendide casette colorate per
accogliere e crescere tutti quei bambini la cui infanzia non si potrebbe
definire con altro aggettivo fuorché “inumana”.
Il
duro lavoro di una quindicina di Volontari capitanati e spronati
dall’instancabile Antonia riesce a dare quotidianamente a più di 80 bambini,
da infanti a diciottenni, ciò che serve per sentirsi “normali” nonostante
le infernali disavventure passate,ma che segneranno per sempre le loro vite.
Non
parlo di cibo o vestiti ma di educazione, formazione, affetto: insomma valori e
sentimenti che ogni bambino abitante di questo mondo dovrebbe avere il diritto
di ricevere.
Per
poter anche noi contribuire fornendo il nostro aiuto abbiamo la nostra unità
operativa, il riunito, ormai diventato studio con 2 poltrone, grazie al prezioso
lavoro di Antonio Ponzio e Fabio Pietrobon, nel borgo di “ARAMERAS” del
vicino paese di Fush Kruje, a 20 minuti di macchina da Betania.
Ad Arameras la struttura consta di 2 stanze approntate ad ambulatori medici, un asilo, una sorta di farmacia, una scuola di taglio e cucito, la chiesa, la canonica, gli alloggi delle 3 suore camilliane che portano avanti il tutto: Suor Graziana, Suor Tipthara, Suor Supopang.
Anche
qui si respira la stessa aria di Betania, l’obbiettivo è comune: alleviare le
sofferenze e dare una speranza di un futuro migliore.
In
questo contesto si è inserito il nostro lavoro: da un lato si è cercato di
stabilizzare le condizioni del cavo orale di tutti i bambini della casa
famiglia, compito svolto quasi interamente grazie all’opera dei precedenti
Volontari che son riusciti a portare a termine una corretta profilassi e
un’ottima organizzazione oltre ad un infaticabile lavoro specifico.
Dall’altro
si è cercato di ridurre la sofferenza di quei pazienti locali che si
presentavano all’ambulatorio di Arameras per farsi curare dai “dentisti
italiani”. Questo secondo aspetto è particolarmente oneroso perché le
condizioni igieniche, non solo dei più anziani, ma ugualmente dei giovanissimi
rispecchiano in tutto e per tutto l’immensa povertà di mezzi, strutture e
danaro in cui vivono.
Con
l’inaugurazione del secondo riunito avvenuta sabato 23 aprile, i mezzi in situ
della nostra associazione consentiranno ai Volontari di svolgere il proprio
compito nel miglior modo possibile: con un’adeguata continuità si può
sperare di dare una certezza per queste persone che ne hanno davvero tanto
bisogno e da tanto tempo.
Nella
settimana trascorsa le ore, i giorni, le notti sono volate, immersi in una
verdissima campagna, in paesaggi talora da primo novecento, avendo messo da
parte la quotidianità e non essendoci spazio per l’ipocrisia che spesso
soffocano le nostre grandi potenzialità di emozionarci. L’affetto delle
persone appena conosciute è stato istantaneo, sincero e ricambiato, la fatica
non è mai riuscita ad oscurare i nostri volti sereni ed il sogno di lavorare
non per essere remunerati ma perché ci piace si è facilmente avverato.
Quando
domenica 24 aprile è iniziata la processione dei saluti sono stato colpito da
un’immensa tristezza ma, superata l’emotività del momento mi son reso conto
di quanto il mio bagaglio fosse più pesante: stracolmo di ricchezze
tramandatemi dagli immensi occhi dei bimbi albanesi, dal calore di tutti i
Volontari, dall’amore del gruppo di Arameras.
Anche
quest’esperienza mi ha lasciato il solito dubbio in testa: “Perché pur
mettendoci tutto me stesso ho sempre l’impressione di tornare dalle missioni
di Volontariato avendo ricevuto più di quello che ho dato? Perché parto per
dare dell’aiuto e ho la sensazione di essere stato aiutato? Sono altruista o
egoista?”.
Mi
piace pensare che il poco lavoro che ho fatto sia comunque una goccia in un
oceano prosciugato, ma che come e meglio di me fanno tanti altri Volontari per
raggiungere il risultato comune di riempire questo grande mare.
Grazie
Francesco per avermene dato la possibilità.
Arrivederci Bubq, ci rivedremo presto!
Catania, maggio 2005
Alfredo Esposito