Una lettera di Giulio, medico internista rientrato da una Missione in Albania.

 

Caro Francesco, come da accordo, ti invio le mie impressioni sull’esperienza albanese.

Nel mese di aprile ci siamo recati, io ed un collega odontoiatra, a Bubq, nei pressi di Tirana, ospiti nel villaggio Betania. Giulio1Alb2005.JPG (46384 byte)

L'Associazione Betania, nata nel Veronese, dove ha alcuni centri e dove si trova la Casa madre, è basata sul volontariato. Si occupa prevalentemente dell’assistenza a bambini albanesi abbandonati (orfani e non) e si sostiene grazie alle donazioni di simpatizzanti.

Nel centro di Bubq vive un nucleo stabile di 12 operatori, cui si aggiungono per periodi più o meno lunghi tecnici ed operai, sempre volontari, provenienti dall’Italia.

Si ha l’impressione di vivere in una famiglia patriarcale, in cui tutti, anche se diversi per carattere, anche se non consanguinei, vanno d’accordo e pregano e, soprattutto, lavorano con entusiasmo. I risultati sono evidenti.

Dopo alcuni giorni sono arrivati a farci compagnia Francesco S. , Antonio P. , odontoiatri e Fabio P. studente.

Il mio collega, dott. Alfredo E. , di Catania, si è occupato del controllo odontoiatrico di un centinaio di bambini, sia ospiti del villaggio, sia assistiti da comunità religiose vicine; io, come medico internista, ho controllato lo stato di salute dei residenti del villaggio e degli operai che vi lavorano, oltre delle persone che vengono per chiedere aiuti economici ed approfittano della presenza di un medico.Giulio2Alb2005.JPG (48525 byte)

La mia esperienza, anche come medico, è stata molto interessante; va detto, peraltro, che in Albania il servizio sanitario è presente sia come medicina di base, sia come servizio ospedaliero, ma le prestazioni sono a pagamento e la maggior parte della popolazione ha soltanto quanto basta a sopravvivere. La presenza programmata di medici volontari di varie specialità (odontoiatri, ginecologi, ortopedici, internisti), purché riconosciuta ed autorizzata dalle competenti autorità, potrebbe essere di prezioso aiuto anche per i colleghi albanesi.

 

 (Ambulatorio medico di Betania Bubq) 22/04/2005

Dialogo tra Giulio T., medico italiano, e Minushe K., donna albanese di 43 anni, musulmana, rimasta vedova con due figli di minore età, venuta nel villaggio per chiedere aiuti economici.

Interprete: Merita G., di anni 23, che lavora come Baby sitter nel villaggio; coltiva il sogno di fare l’infermiera, però la scuola professionale costa l’equivalente di 1300 €.

Medico: Che disturbi hai? 

Paziente: Ho battimenti di cuore e fatica a respirare

Medico: Hai tosse, febbre?

Paziente: No.

(Si procede alla visita, da cui emerge un quadro di valvulopatia mitro-aortica ancora in compenso.)

Medico: Hai male di cuore.

Paziente: Lo so, me l’hanno detto all’Ospedale di Tirana.

Medico: Ti hanno dato una cura?

Paziente: No, mi hanno detto che bisogna operare, ma io non ho i soldi.

Medico: E allora?

Paziente: Allora sia fatta la volontà di Dio!

Medico: Ma quale Dio?!

Paziente: Il Dio di tutti…

 

In Italia troveremo il danaro per farla operare, non già per migliorare le statistiche di cardiopatie operate in Albania e nemmeno per mostrare che è arrivato il cristiano ricco e caritatevole, ma, piuttosto, per cercare di indurre il Padreterno a concedere una proroga…

 

 Un abbraccio affettuoso a te e a tutti gli amici.

 

                     Giulio Tinarelli

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