Breve lettera del Dr. Cordisco sull'esperienza di giugno:

Caro Francesco, finalmente un po' di tempo per raccontarti le impressioni sull'esperienza di Volontariato al centro Regina Pacis di S. Foca vissuta insieme all'amica Cristiana. Varcando il cancello presidiato da carabinieri si ha subito la sensazione di entrare in contatto con una realtà di sofferenza lontanissima dal nostro mondo, dai nostri problemi quotidiani. L'odore che si respira nei corridoi che portano all'ambulatorio ci penetra dentro, insieme ai tanti sguardi che ci seguono passo dopo passo.
Lo studio è ben attrezzato e il locale è addirittura climatizzato. Così, anche se stanchi dal viaggio, decidiamo di iniziare subito a lavorare. La porta dell'ambulatorio dà su un cortile, delimitato da un alto muro di recinzione, dove gli immigrati per lo più arabi ed africani sostano o giocano a pallone sotto lo sguardo di diversi carabinieri.
Arrivano i primi pazienti e si inizia a lavorare. Alcuni non capiscono la lingua, altri sembrano giovanissimi, con tutti cerchiamo un contatto umano con domande sulla loro vita, il loro paese. Sono indimenticabili gli sguardi, i gesti e le parole di gratitudine al termine di ogni seduta. Io e Cristiana ci alterniamo alla poltrona, e così si va avanti ogni giorno fino all'esaurimento di strumenti e forze. Sono stati 3 giorni intensi, che mi hanno dato emozioni indimenticabili e la consapevolezza che nel  mare della Solidarietà ogni piccola goccia è davvero importante.
Cordialmente,  Fabio Cordisco  

 

  

Ciao Francesco,

sono Mauro Gentili, solo ora ho potuto leggere le vostre mail e devo fare decisamente i complimenti a Cristiana per il suo ritratto preciso e ricco di particolari per quanto riguarda la situazione del centro di San Foca.
Io ho "continuato" l'opera sua e di Fabio, lavorando al centro una settimana, dal 5 al 10 Agosto, incontrando più o meno gli stessi problemi "tecnici" e non, aiutato telefonicamente da Danilo De Candia, al quale va il mio grazie per la cortesia e la disponibilità.  Permettimi un ringraziamento anche a Don Cesare e ad un gruppo di ragazzi di Torino che hanno svolto attività di volontariato nel centro nello stesso periodo facendomi compagnia, e in particolare a Laura che si è prestata a farmi da infermiera, aiutandomi anche a smaltire la classica "fila" dietro la porta...

   

In alcuni momenti è stata abbastanza dura, e comunque quando ho scelto di fare questa prima avventura con l'ASMO ne ero consapevole; alla fine la soddisfazione per aver dato una mano a tanti ragazzi quasi tutti della mia età, meno fortunati di me per il solo fatto di essere nati in un paese povero, ha cancellato ogni fatica!
Spero di avere la possibilità di partecipare ad altre "avventure", per ora un saluto e buon rientro alla base!
A presto
Mauro Gentili  
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