La
Missione di Karel in Guinea Bissau
Carissimo
Francesco,
di nuovo ti voglio ringraziare per un viaggio indimenticabile.
Andare nel Africa nera è ogni volta come salire sulla macchina del tempo,
addormentarti e ritrovarti in un luogo di altri tempi, con ritmi e valori
talmente lontani dai nostri che mi viene spesso il dubbio se è lecito
intromettersi.
Però
m'intrometto.
A Quinhamel si è ospiti delle Suore Francescane e si è in particolare sotto la
tutela di Suor Caterina, che fa il dentista quando non ci sono Volontari (e
anche quando ci sono, in verità), traduce, organizza, addestra l'assistente
ecc, ecc, ecc!
Si lavora solo la mattina. Fa caldo (molto caldo! e piove a mò di monsone, una forza!).
Il Volontario viene sempre accolto con braccia esageratamente aperte (rischio
lussazione) e stracoccolato (ma chi lo vuole fare più, il turista?!).
Il
pomeriggio si va a zonzo nella natura tropical-equatoriale, verso l'acqua (non
invitante per nuotare) e soprattutto nei villaggi dove la vita scorre in modo
arcaico e trovo affascinante i loro ritmi lenti che sembrano più liberi dei
nostri: non c'è fretta, non c'è da fare questo e quello, si va a piedi
rimanendo perlopiù vicini, senza appuntamenti né scadenze.
Insomma,
sembrano vivere molto di più nel "qui e ora" (ma le apparenze
potrebbero ingannare?).
Quando
può, il fine settimana la suora ci porta a visitare Bissau (mezz'ora di
macchina), le altre missioni (Cumura), un piccolo safari a Biombo ed oltre;
posti belli, strani, commoventi...
Dopo una settimana ci ha raggiunto Paolo, che si è messo subito a fare e
insegnare la protesi mobile, in circostanze molto meno agiate di quelle del
dentista. Ma se l'è cavata egregiamente direi, perché lui sì che è paziente
e generoso.
E'
stato un eccellente compagno, e tipicamente succede questo durante Missioni: si
creano facilmente amicizie importanti. Un buon motivo in più per partire.
Ho avuto per l'ennesima volta la conferma che il Volontariato fa bene a chi lo
fa.
So che c'è un bel dibattito in corso su quale sarebbe la maniera migliore per
aiutare chi sta peggio di noi, su come trasformare la carità in solidarietà,
sull'opportunità di insegnare a pescare invece di distribuire i poveri pesci
ecc...
Condivido abbastanza le premesse di questa discussione e incoraggio gli sforzi
in questa direzione, ma io personalmente ho una motivazione molto meno
nobile, una prospettiva corta.
Non
sono filosoficamente un interventista, e in primo luogo cerco egoisticamente un
mio tornaconto emozionale, perdonatemi, ben consapevole che ci sarebbe
tantissimo da fare anche a casa, senza bisogno di espatriare.
Ma
sono grato alla formula, per quanto imperfetta e discutibile, che finora mi
ha dato la possibilità di aprire il mio cuore alla realtà spesso crudele di
questi luoghi (che d'altro canto sono così incantevoli) e di coniugare il
forse utile al sicuramente dilettevole.
Perciò grazie a Frank e tutti i Mario, Mauro, Antonella, e tanti altri che
creano i presupposti per permettere a un pigrone come me di partire a breve
scadenza e vivere felicemente un periodo che sa molto più di vacanza che
di lavoro.
Sinceramente vostro,
Karel Decaesstecker