Da
L’Eco di San Gabriele – Giugno 2005 – Editoriale
di S.E.Mons. Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo di Lecce Non
ne parleremmo, se non fossimo stati sollecitati dalla direzione de L’Eco di San Gabriele, e lo facciamo col pudore che ti prende
sempre, quando sei costretto a parlare dei problemi di casa tua. La
vicenda di don Cesare Lodeserto è nota. Ne hanno parlato in lungo e in
largo: un prete definito da tutti eroe
della carità (così Famiglia
Cristiana e gran parte della stampa laica e cattolica) è stato
sbattuto in carcere di notte a Verona. Era
appena tornato dalla Moldavia, ove si era recato per inaugurare un nuovo
forno, regalato da alcuni benefattori, che un fornaio delle parti nostre
era andato a mettere in cammino per insegnare come si fa il pane. Avevano
per la prima volta mangiato il pane all’italiana, più amabile e
saporito di quello moldavo. Lo avevano mangiato il centinaio di poveri che
ogni giorno, in tre punti della città, ricevono i pasti della Fondazione
Regina Pacis, e lo avevano mangiato i bambini di strada che, di notte,
dormono nei tombini della fognatura e di giorno vengono accolti nelle
nostre strutture, dalle Suore Salesiane di Sacri Cuori, dal volontariato
che, con la guida del Vescovo cattolico di Chisinau, svolgono una
meravigliosa azione di carità. Pieno
di gioia per questo risultato, don Cesare era rientrato in Italia per far
ritorno a Lecce, dopo essersi fermato a Verona con un gruppo di
benefattori che sostengono generosamente il lavoro del nostro sacerdote. Alle
22.50 ha chiamato il Vescovo e gli ha detto:”Mi
stanno arrestando!”. Cos’è
stato per il vescovo immaginatelo voi, amici lettori. Quale
la reazione della gente, dei vescovi, della moltitudine di poveri,
immigrati, diseredati, prostitute che hanno conosciuto don Cesare per
quello che ha fatto in questi dieci anni? E’
storia recente, calda, caldissima, che non annulla la sofferenza di vedere
un prete in carcere, con accuse tutte da provare, tutte da verificare. Don
Cesare ha fatto qualche errore? Ha esagerato nelle misure disciplinari
verso le donne che ha salvato dalla strada, perché non riandassero nella
vita di prima? Ha dato da mangiare a qualche immigrato privo di permesso
di soggiorno? Ha fatto qualche errore amministrativo? Non lo so, né
voglio saperlo! Quello
che so è che questo prete, prima di essere ordinato agli inizi degli anni
’80, invece di andarsene al mare Adriatico, passava le vacanze al Cottolengo di Torino e si faceva notare come un uomo di
sacrificio, obbedienza e carità. So
che dalla sera del 7 marzo 1997, quando arrivarono sulla banchina del
porto di Otranto quasi mille albanesi fradici, affamati, con donne e
bambini come stracci, di fronte all’impotenza della Prefettura e dello
Stato, di notte, su impulso del Vescovo, mise in piedi il primo campo di
accoglienza, distribuendo pasti caldi, coperte e medicine a chi stava
morendo di fame e di freddo. So
che quando Ciampi divenne presidente della Repubblica, una delle prime
visite l’ha fatta al Centro Regina Pacis di San Foca di Lecce e, dopo di
lui, è venuto due volte il presidente del Consiglio Prodi, tre volte il
presidente D’Alema, tutti i Ministri dell’Interno, uno dopo l’altro,
capi di partito, uomini di tutti i colori, vescovi, cardinali, commissari
d’Europa. Da
quella triste notte di otto anni fa, don Cesare con i suoi collaboratori
ha potuto accogliere oltre sessantunomila profughi ed immigrati; ha
salvato dalla strada col famoso articolo 18, oltre 1400 prostitute; è
andato in soccorso di Prefetture, Questure, Ministeri, istituzioni
pubbliche e private per portare acqua, viveri, vestiario a chi stava nel
mare, omaggiato da tutto il mondo. Un
prete così sbattuto in carcere? Non
giudichiamo nessuno! La gente un’idea se l’è fatta e non ha mancato
di manifestarla in tutti i modi, in tutte le forme. E
allora? La carità è un rischio.
Sempre! Chi compie la carità non appartiene a sé, appartiene a Dio. E
Dio non si ferma mai di fronte al povero, né chiede patenti di legittimità
a chi giudica da lontano, per denunzia o delazione, per invidia o spirito
persecutorio, per vendetta o semplicemente per paura e insipienza. Anche
per don Cesare si è passati dal premio
Nobel, dagli osanna al crucifige.
Non è la prima volta, né sarà l’ultima “Cristo è entrato nel mondo con la croce!”
disse Pascal ed anche il
cristiano, prete o laico che sia, deve mettere in cantiere la croce, la
sofferenza, il dolore. Ma
la resurrezione è certa. Questo
è don Cesare! Non è un eroe, ma un semplice cristiano! Che
Dio ci aiuti! La
verità ci farà liberi! La
verità nella carità, come dice l’apostolo Paolo.
Ormai
gli amici di Canelli
sono in gran movimento e stanno portando avanti un lavoro di intensa e
concreta sensibilizzazione a beneficio dei “bambini di strada” in
Moldavia, oltre alle attività della Fondazione Regina Pacis. Per
il 12
giugno prossimo è prevista la partenza di un carico per Chisianu.
C’è già un magazzino pieno di tanto utile materiale, oltre alla
generosità di un benefattore che si fa carico dei costi di spedizione. E’
in arrivo anche una donazione di stoffa, tanto sperata da Ilie Zabica, che
si augura di poter vedere al più presto attiva una scuola
di taglio e cucito. Graziano e &, oltre al sostegno
al laboratorio di falegnameria e l’acquisto di un pulmino, stanno
pensando come organizzare la raccolta di fondi per l’acquisto delle
macchine da cucire. <<Chi
li ferma più - commenta l’eccezionale sr.Cristina
– sono sempre più desiderosi di ritornare a Chisinau, accompagnati
dalla “suorina tanto sportiva”>>. Franco,
il buon tipografo di Nizza Monferrato, sta preparando un altro carico di
carta, da inviare a Mantova e poi in Moldavia. Si
sviluppa sempre più l’idea, sempre da parte del gruppo di Nizza
Monferrato, di un laboratorio
di teatro per le ragazze che sono a San Foca, da realizzare nel
futuro mese di agosto. In altri luoghi queste esperienze di comunicazione
hanno prodotto degli ottimi risultati e soprattutto hanno permesso a
donne, vittime della tratta, di migliorare la propria condizione
psico-sociale. Le
idee sono tante ed i buoni amici del Piemonte ormai non hanno più confini
e la loro carità, semplice e spontanea, di cui bisogna soprattutto
apprezzare la concretezza, è capace di tutto e si proietta verso gli
amici che in Moldavia hanno arricchito la loro esperienza di vita, ed il
riferimento è ai “bambini di strada”, assistiti dalla Fondazione
Regina Pacis. Le famiglie religiose del Santo Annibale Maria Di Francia muovono i primi passi in Moldavia E’
in gran fermento la famiglia dei Padri
Rogazionisti e delle Suore del Divin Zelo,
ordini religiosi ambedue fondati dal Santo
Annibale Maria di Francia, che si apprestano ad organizzare nel
mese di luglio un campo di volontariato in Moldavia, presso le strutture
della Fondazione Regina Pacis. Da
pochi giorni ha fatto rientro da Chisinau un gruppo di sacerdoti e suore,
recatisi nel paese dell’est per meglio comprendere in qual modo
impostare il servizio. Il
gruppo dei volontari, che sarà in Moldavia nella seconda metà del mese
di luglio, sta percorrendo nello stesso tempo un cammino di preparazione.
Fino ad ora sono stati effettuati due incontri di carattere formativo, il
primo sul tema <<Chiesa e missione>>
ed il secondo <<Carisma (rogate) e
missione>>. Seguiranno
altri incontri, che avranno come obiettivo la conoscenza la Moldavia, le
problematiche dei bambini di strada e della povertà nei paesi dell’est,
le tecniche di animazione da attuare nei campi di lavoro con i bambini. E’
anche di notevole spessore la partecipazione dei volontari, il cui gruppo
dovrebbe aggirarsi intorno alle quindici unità, tra cui alcune suore,
chierici e postulanti delle congregazioni di appartenenza, studenti,
docenti ed anche laici impegnati e desiderosi di vivere una esperienza
nuova di volontariato. Molto
importante è la varietà dei componenti del gruppo, i quali anche se
provenendo da esperienze di vita e vocazioni differenti, si ritrovano
intorno ad un progetto di carità, che diventa dono per gli altri e
crescita per se stessi. E’
importante ricordare che il campo di lavoro in Moldavia rientra nel più
ampio progetto missionario che le due Congregazioni di Padre Annibale Di
Francia hanno lanciato nel corso dell’anno 2005 e che vede i loro primi
passi nei paesi dell’est d’Europa. La
partenza dei <volontari> sarà preceduta da una liturgia
di mandato missionario, certamente nei primi di giorni del mese di
luglio, importante per dare anche all’evento una forte e significativa
valenza ecclesiale. Un
nuovo carisma di vita religiosa muove i primi passi nei paesi dell’est,
anche grazie alla Fondazione Regina Pacis, che con le sue scelte vuole
sempre affermare percorsi nuovi e più significativi di presenza della
Chiesa Cattolica nei paesi dell’est.
·
Italia-
Lecce.
Il 6 giugno prossimo ricorrerà il compleanno
di S.E.Mons. Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo di Lecce. La
Fondazione Regina Pacis, generata dal suo amore per i poveri ed affidata
con grande affetto a Don Cesare Lodeserto, rivolge al suo pastore gli
auguri più sinceri e soprattutto ricolmi di gratitudine, per la costante
presenza e vicinanza alle opere stesse della Fondazione. ·
Moldavia
- Chisinau.
Preoccupazione per l’ondata dei fumi
nucleari provenienti da Cernobil e fuoriusciti improvvisamente,
ed anche inaspettatamente, dalla centrale nucleare, che hanno coinvolto la
Moldavia, in linea d’aria molto vicina alla nota località
dell’Ucraina. Ci sono state situazioni difficili dal punto di vista
sanitario, lamentate anche dagli stessi collaboratori della Fondazione che
operano a Chisinau, capitale della Moldavia. ·
Moldavia
- Soroca.
Nei giorni scorsi si è svolto a Soroca,
cittadina a nord della Moldavia, lungo il confine con l’Ucraina,
l’ultimo incontro con gli allievi e gli insegnanti di tutte le scuole
del nord, dove Ilie
Zabica ha presentato la problematica del “traffico
delle donne” finalizzato alla sfruttamento sessuale.
L’incontro rientra nel progetto di collaborazione tra la Fondazione
Regina Pacis e l’Associazione moldava Pro
Adolescenza. Nella stessa occasione è stata distribuita ai
presenti la pubblicazione della Fondazione sul traffico e presentata anche
la campagna di informazione contro il traffico, facendo dono ai presenti
della borsa in tela, prodotta sempre dalla Fondazione, sulla quale e
riprodotto lo slogan:”Rispettate
la dignità delle donne”. ·
Italia
– San Foca.
Terminato il 31 maggio scorso il Corso
di formazione presso la Casa di accoglienza Regina Pacis di San
Foca. Hanno partecipato al corso ben 23 ragazze, tra le numerose
attualmente accolte. Il corso, modulato in modo tale da fornire una
formazione ampia nei contenuti, ha permesso di acquisire buone tecniche di
formazione al taglio e cucito, migliorare la conoscenza della lingua
italiana, acquisire conoscenza migliori sulla cura della persona e dei
propri figli. La Fondazione Regina Pacis aderisce al Manifesto del Comitato Nazionale per la
Legge 40 SCIENZA & VITA ALLEATI PER IL FUTURO DELL’UOMO L’alleanza
tra scienza e vita è molto forte nella coscienza di ogni persona. Da
una parte, infatti, la scienza è avvertita come valore decisivo per
migliorare la vita e rafforzarne la qualità, dall’altra la vita delle
persone e della comunità spinge la scienza a non arrendersi, fino a
produrre benefici concreti a vantaggio non solo di pochi privilegiati ma
di tutti. Tuttavia
è essenziale riconoscere la scala della priorità. Solo il primato della vita garantisce il perseguimento dei diritti
dell’uomo e lo sviluppo scientifico ardimentoso e controllato. La
tecnica è divenuta troppo potente per poter essere lasciata in balia di
se stessa, o per essere affidata esclusivamente agli addetti ai lavori. Trasparenza
e giustizia, uguaglianza e corresponsabilità, valori certamente condivisi
dalla maggior parte delle persone, hanno un senso solo se incominciamo a
metterli a servizio dei più deboli e dei meno garantiti: in primo luogo
il concepito che, non avendo voce propria, ha bisogno della solidarietà
sociale. Questo è il primo passo per la difesa in concreto della vita, da
sviluppare in tutti i suoi aspetti e in tutti i soggetti. Con
questo spirito nasce il Comitato
per impedire il peggioramento della Legge 40 sulla fecondazione assistita,
di cui fanno parte personalità del mondo scientifico, culturale,
professionale, politico e associativo. Il Comitato si propone di
promuovere una campagna capillare di sensibilizzazione sui valori in
gioco, per l’adozione del comportamento
più efficace nella prossima convocazione referendaria. Il
Comitato giudica la Legge 40 sulla fecondazione assistita un risultato
importante, che finalmente ha fissato delle regole per i laboratori che
operano nel campo molto delicato della fecondazione umana. Non si tratta
di una legge perfetta, tuttavia essa pone fine al cosiddetto <<far
west procreativo>>, assicurando ad ogni figlio le garanzie di una
vita umana e la protezione di una vera famiglia. Una legge, dunque, che merita di essere
difesa.
Al contrario, il referendum la vuole stravolgere, prima di darle tempo di
essere applicata, sperimentata e verificata nei risultati. Di per sé il
referendum può essere uno strumento di democrazia, ma in questo caso è
profondamente inadeguato, per la tipologia e la complessità della materia
e per la formulazione volutamente equivoca dei quesiti che propone.
Davanti al rischio di una società che sembra non farsi scrupolo
di manipolare l’uomo, il
Comitato indica la scelta del <<doppio no>>: al contenuto
dei quesiti referendari e all’uso distorto del referendum in materia di
fecondazione. Dunque
non andremo a votare, proprio per esprimere con fermezza questo nostro <<doppio
no>>. Ma anche per ribadire alcuni obiettivi strategici:
riaffermare – contro ogni deriva scientista – che gli esseri umani non
sono cavie; dare ai figli genitori veri e conosciuti, garantendo loro la
certezza di specchiarsi nello sguardo di un padre e di una madre; dare
nuovo slancio ad una società che , a partire dal rispetto dei più
deboli, consolidi i valori fondamentali
del nostro vivere civile, quali solidarietà, giustizia,
uguaglianza, libertà e pace. __________________________________________________________________ Aderisci al Comitato
<<SCIENZA&VITA>>.
L’adesione, che si sta sviluppando sempre più a livello nazionale, non
implica alcun impegno legale o finanziario, ma unicamente l’impegno a
farsi promotore nel proprio ambiente di questa <<Alleanza tra
scienza e vita>>. Per
adesioni o informazione, contattare: scienzaevita.lecce@tiscali.it
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