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EDIZIONE SPECIALE            Notiziario n. 33 – 19 marzo 2005

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«NESSUNO POTRÀ MAI FERMARE

LA FORZA DELLA CARITÀ»

Don Cesare è ancora privato della libertà

ma l’opera di bene da lui iniziata continua

 

Nel pieno rispetto delle istituzioni e delle disposizioni di legge, la Fondazione Regina Pacis continua a stringersi attorno al carissimo don Cesare in un abbraccio di incondizionato affetto e vicinanza.

Mentre accoglie fraternamente don Attilio Mesagne, incaricato dall’Arcivescovo di Lecce, mons. Cosmo Francesco Ruppi, di seguirne le attività, la Fondazione Regina Pacis ribadisce con serena e assoluta determinazione, e con le stesse parole di don Attilio, che continuerà «il lavoro avviato da don Cesare con la stessa passione, entusiasmo e slancio, facendo sì che quanto svolto in questi ultimi anni non vada perduto, annullato».

Tutti gli amici della Fondazione e di don Cesare accompagnano questo doloroso momento di prova con uno slancio ancora maggiore di carità verso tutti, poveri per primi. Poiché la carità, sostanza e ragione dell’opera del nostro carissimo don Cesare, è la nostra luce.

«Testimoni della speranza e della carità

nel nome del Vangelo»

 

Dall’inizio di quest’anno, don Cesare ha affidato alle pagine del «Reginapacis inform@» diversi pensieri e riflessioni. Da questi, oggi più che mai, ci lasciamo accompagnare nella fraternità che tutti ci stringe attorno a lui, a don Attilio, ai nostri vescovi, e in particolare ai poveri. Riproponiamo qualche passaggio delle parole di don Cesare, così dense e capaci di accompagnare la nostra riflessione, preghiera e azione in questi giorni, sofferti ma sempre illuminati dalla speranza e dalla carità del Signore della vita.

 

Servi a tempo pieno per un’accoglienza senza confini

«Ci sono giorni che non si possono dimenticare nella propria vita; ci sono eventi che cambiano l’esistenza e avviano verso percorsi inaspettati, ma di grande valore umano. Non potrò mai dimenticare la notte del 7 marzo 1997, quando, volendo usare un’immagine biblica, l’Adriatico ci ha consegnato il popolo albanese e, da quella notte in poi, tanti immigrati di nazionalità diverse hanno trovato ristoro nella struttura di accoglienza. Il Centro Regina Pacis è nato quella notte, nel freddo di un inverno che ci ha resi testimoni della disperazione, ma nello stesso tempo ci ha imposto il dovere di essere anche testimoni della speranza e della carità. Tutto ciò che è accaduto da quel momento in poi, è scritto nei cuori di coloro che hanno creduto nell’accoglienza, sacrificando la propria vita e camminando, giorno dopo giorno, notte dopo notte, accanto a donne, bambini, uomini, famiglie, per essere promotori dell’amore che non ha confini» (6 marzo 2005).

 

Il nostro programma: donare l’amore di Dio

«Le strade future – ma lo sono già oggi come lo erano ieri – saranno ancor più quelle della Provvidenza divina, dell’amore agli altri, della dedizione a chi soffre, della vicinanza alle donne sfruttate ed abbandonate, ai bambini senza padre, alle solitudini nascoste negli angoli delle città abbellite di falsità e fariseismo. “Dio è amore”. Questo è il nostro programma, donare l’amore di Dio a coloro che sono stati traditi dall’amore degli uomini, abbracciandoli ed amandoli, servendoli, custodendoli, accompagnandoli nel loro cammino di ogni giorno e restituendoli alla società liberi e ricolmi di speranza» (8 gennaio 2005).

 

La prova della sofferenza

«La sofferenza sarà sempre una compagna di viaggio. […] Fin dall’inizio gli uomini non hanno mancato di farci soffrire, e non poco. Ho sempre accettato, perché consapevole che Dio permetteva anche questo, per farci crescere e dare valore al sacrificio di ogni giorno. […] Le attività della Fondazione Regina Pacis proseguiranno, sia in Italia che nei Paesi dell’Est. A coloro che vorranno essere nostri compagni di viaggio chiedo prima di tutto la preghiera, che è forza che unisce e non divide» (8 gennaio 2005).

 

L’inarrestabile forza della carità

«Nessuno potrà mai fermare la forza della carità. Diciamo grazie a tutti, senza rancore, ed anche a coloro che ci fanno soffrire. Anche questo è un grande aiuto, soprattutto per comprendere la meravigliosa “scuola di Dio”» (6 marzo 2005).

 

In questi giorni ci sono giunti molti messaggi per don Cesare. Questo mare di affetto è stato a lui espresso nei termini consentiti dalla legge; tutti i messaggi che stiamo ricevendo vengono accuratamente conservati presso la Fondazione, in attesa che don Cesare possa leggerli uno ad uno, quando le disposizioni di legge lo renderanno possibile.

 

Tutti coloro che vogliono continuare a testimoniare

la propria solidarietà a don Cesare possono inviare una mail a siamouniti@reginapacis.org

 

 

L’aggiornamento dell’informazione continua sul nostro sito www.reginapacis.org

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Allegato de L’Ora del Salento

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