E’
molto bello vedere come la vita del Centro di accoglienza Regina Pacis,
oggi soprattutto impegnato per l’accoglienza delle vittime della tratta,
sia costantemente caratterizzato da meravigliosi gesti di carità. Nella
carità, che si esprime in forme e modi differenti, è racchiuso
l’affetto verso quest’opera di servizio, per la quale Don Cesare ha
sacrificato, ed oggi ancor di più, ogni istante degli ultimi anni della
sua intensa vita sacerdotale e ci auguriamo che al più presto possa
ritornare ad accompagnare l’opera nel suo cammino di amore agli ultimi. Oggi,
e questo lo si può dire con grande gioia, la struttura vive di gesti di
carità, e di qualche piccolo contributo, che rappresenta una minima parte
in confronto alle necessità reali della vita di accoglienza. E’
importante la libertà ed il distacco dalle forme contributive, che negli
ultimi anni, se da una parte hanno rappresentato un punto di riferimento
concreto, dall’altra sono state motivo di grande sofferenza. Ma
il Centro Regina Pacis, come lo stesso Don Cesare, non ha mai perso la
libertà, che oggi è vissuta con maggiore intensità e soprattutto nella
piena convinzione, come insegna la Parola di Dio, che la verità, ma anche
la carità, rende tutti liberi. Acquistano
valore i gesti di carità, da quelli organizzati a quelli spontanei, dalle
scolaresche alle parrocchie, dai laici ai preti, tutti premurosi ed
attenti, ma soprattutto convinti di dover camminare accanto agli
“ultimi” del Regina Pacis. Oggi
il Centro Regina Pacis accoglie donne, ed alcune con i loro piccoli,
impegnati tutti in un percorso di crescita umana, formazione professionale
ed inserimento sul territorio, con l’obiettivo ultimo che è quello
della autonomia personale. E’
ovvia che il vissuto dei soggetti accolti è quello dello sfruttamento,
del traffico di esseri umani e di quant’altro si possa immaginare in un
mondo dove la donna è solo oggetto di mercato e piacere personale. Don
Cesare ha fortemente combattuto lo sfruttamento della donna, avviando
meravigliosi percorsi di recupero, che hanno rappresentato in Italia
occasione di riflessione e modelli concreti di intervento. Ricordiamo
il suo ultimo incontro presieduto a Reggio Emilia, presso la locale
Caritas, lo scorso 8 marzo, condividendo con gli operatori locali, sia
sacerdoti che laici, momenti di confronto e di crescita. Ma
così era avvenuto nei giorni precedenti a Torino, Vercelli, Napoli e
Messina, sempre con l’obiettivo di condividere e crescere insieme, nella
speranza di offrire un futuro migliore a donne sfruttate, ed anche in
stato di gravidanza, e bambini nella incertezza del loro futuro. Oggi
viene chiesto di camminare uniti, di continuare a scrivere insieme pagine
di carità per il bene degli accolti del Regina Pacis, perché la loro
vita possa essere diversa, cominciando proprio dal nostro cambiamento
interiore e dal coraggio che dobbiamo avere di suonare al cancello del
Centro Regina Pacis ed entrare a condividere ogni istante della voglia di
vivere di chi c’è dentro. E’
carità il dono materiale, qualunque possa essere, ma è carità la
condivisione umana e cristiana di un percorso di crescita. Questa
riflessione richiama, e per questo siamo grati, i gesti stupendi di carità
che permettono al Regina Pacis di andare avanti. Ma viene anche richiamato
il valore del gesto interiore, che per l’uomo di fede è di grande
importanza, di credere in questa opera di accoglienza, camminare insieme,
essere Chiesa che ama i poveri, essere in profonda comunione di intenti ed
obiettivi. Grazie
per la carità. Grazie per la preghiera. Grazie per quanto riterrete di
dover fare, generato dal cuore. Chiediamo
di pregare per Don Cesare, che nella sofferenza, nel silenzio, nella
solitudine sta vivendo questo momento, che certamente offre per il Centro
Regina Pacis. Aspettiamo
con grande speranza l’alba della verità… e noi per questo preghiamo.
Don Cesare, il Centro è vuoto senza lei, non è giusto quello che succede,
noi abbiamo bisogno di te, forse altre persone non capiscono quante cose
hai fatto per noi. Le ragazze stanno piangendo per lei e questo significa quanto ti
vogliamo bene. Sto pregando Dio di darti la forza di andare avanti, così come
hai fatto fino adesso. Questo non era solo un Centro, qui è costruita una
“famiglia”: è peccato distruggere questa famiglia. Forse noi abbiamo sbagliato tanto, adesso ti chiediamo perdono. Aspettiamo il giorno che passando davanti all’ufficio ti
vediamo di nuovo tra noi. Sei sempre nel nostro pensiero e nel nostro cuore. Ti mando una foto, peccato che non può parlare per dire quanto
sei stato vicino a noi e quanto conti per noi. Con tutto l’amore ed il rispetto chiudiamo questa lettera. Buona fortuna e tanta forza e non dimenticare che ti stiamo
vicino e ti vogliamo un mondo di bene. Nadia
In
Moldavia i progetti proseguono serenamente, anche perché si sta
procedendo all’ampliamento della “casa di
accoglienza dei bambini”, grazie anche all’intervento economico
di Mario da Verona e dei suoi amici. Nello stesso tempo si sta lavorando
per l’avvio dei lavori di ampliamento dei “laboratori”
sempre per i bambini di strada, determinati dalle necessità in aumento e
soprattutto dalla volontà di far stare i bambini in condizioni sempre
migliori. Non
è facile per il buon Ilie Zabica, coordinatore della Fondazione Regina
Pacis in Moldavia, mettere insieme tutte le necessità dell’opera,
tenendo anche conto che ci sono anche altri servizi che ogni giorno
vengono erogati e che richiedono sempre maggiore impegno. L’ultima
visita della Madre Generale delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, al
termine del mese di aprile, ha determinato la già esistente convinzione
di intervenire per il miglioramento dei laboratori e una organizzazione
diversa anche dei bambini, il cui impegno cresce sempre più, per cui è
necessario che corrisponda dall’altra parte una organizzazione degli
ambienti maggiormente idonea. E’
stata anche avviata la rivista on-line della Fondazione in lingua moldava
e russa, il forno procede, i pasti migliorano, si lavora in Transnistria,
dal primo giugno comincia la presenza dei preti moldavi in Italia. Non è
poco tutto questo… Inoltre,
si va incontro all’estate e soprattutto alla presenza dei diversi gruppi
di volontariato che opereranno all’interno della Fondazione Regina Pacis
per i bambini di strada ed i poveri. Esiste
un percorso di carità, che oggi più che mai è un valore, ma è
soprattutto un messaggio chiaro di presenza della Chiesa cattolica, che
vuol essere accanto agli ultimi di questa povera terra dell’est. Emerge
anche la necessità di avviare in futuro anche dei percorsi di carattere
formativo, non inteso in senso professionale, ma percorsi che aiutino
nella crescita cristiana. La Fondazione si è sempre preoccupata, come è
giusto che fosse, di mettere in atto gesti concreti di carità ed amore
per il prossimo. Oltre
la carità, è necessario riflettere sul Vangelo, approfondire la Parola
di Dio, pregare insieme, anche con i fratelli ortodossi che rappresentano
nella terra di Moldavia la stragrande maggioranza dei credenti. In
tal senso si stanno facendo delle riflessioni, perché è giusto che la
carità, sempre indispensabile, sia affiancata da momenti di spiritualità,
che alimentino la crescita umana e cristiana
di ogni uomo di buona volontà che si avvicina alla Fondazione
Regina Pacis. C’è
tanta buona volontà, per essere sempre più servi del popolo moldavo, per
il quale si vuole prosperità e grazia. VISITATE L’OASI MADONNA DI ROCA - Località Roca di Melendugno (Lecce) - E’ una struttura di accoglienza per sacerdoti,
religiose,
laici,
famiglie
e tutti coloro che intendono trascorrere un periodo di riposo, di
spiritualità e di serenità, campi scuola per giovani. La struttura è dotata di monolocali nel verde della
pineta,
camere
singole e matrimoniali, con TV, aria condizionata, telefono in camera
ed accesso ad internet. L’Oasi è collocata sul mare, appena venti metri, con alle
spalle una grande pineta privata e dotata di attrezzature sportive. All’interno vi è
una
Sala Convegni, una Cappella, un’ampia sala ristorante ed accanto è collocato lo storico
Santuario della Madonna di Roca. Per informazioni: 0832.841030
·
MOLDAVIA.
L’Organizzazione Protezione Civile di Seborga,
diretta da Flavio Gorni sta organizzando
un grosso viaggio di materiali umanitari di ogni genere, che sarà
effettuato tra il 27 agosto e 7 settembre prossimi. Il viaggio prevede nr.
3 camion con motrici, nr. 1 camion frigo e nr. 2 pulmini per il trasporto
del personale. Sul posto verranno effettuati inoltre corsi
di primo soccorso, igiene, puericultura, recupero psicosociale,
fisioterapia. ·
MOLDAVIA.
Grande entusiasmo di Graziano e & del Piemonte e dei suoi amici, tra
cui sr. Cristina, ormai “malati di Moldavia”, soprattutto a rientro
dal loro ultimo viaggio. Ormai si preparano per il prossimo e sono attesi
dai bambini della Fondazione, che ancora sfrecciano a Chisinau sulle
biciclette lasciate loro in dono. C’è attesa anche per i “turcet”,
biscotti tipici del Piemonte e dono dell’amico pasticcere. ·
LECCE. Grande
solidarietà e generosità da parte dei bambini della Scuola Elementare “C.Battisti” di Cavallino, che hanno voluto
effettuare una raccolto di beni di prima necessità a beneficio delle
donne e dei bambini accolti nel Centro Regina Pacis.
E’ importante l’opera di sensibilizzazione svolta costantemente
dal Don Attilio Mesagne.
E’
un film del regista Marco Tullio Giordana,
in questi giorni nei cinema, che racconta l’immigrazione e le sue storie
nascoste. Alcuni
attori e comparse sono ragazze accolte dalla Fondazione Regina pacis ed il
film è stato girato anche nel Salento e nei suoi centri. Nel
film si racconta anche la storia di Don Celso,
un prete dell’accoglienza, ed il pensiero va al nostro Don Cesare. La Fondazione Regina Pacis aderisce al Manifesto del Comitato Nazionale per la
Legge 40 SCIENZA & VITA ALLEATI PER IL FUTURO DELL’UOMO L’alleanza
tra scienza e vita è molto forte nella coscienza di ogni persona. Da
una parte, infatti, la scienza è avvertita come valore decisivo per
migliorare la vita e rafforzarne la qualità, dall’altra la vita delle
persone e della comunità spinge la scienza a non arrendersi, fino a
produrre benefici concreti a vantaggio non solo di pochi privilegiati ma
di tutti. Tuttavia
è essenziale riconoscere la scala della priorità. Solo il primato della vita garantisce il perseguimento dei diritti
dell’uomo e lo sviluppo scientifico ardimentoso e controllato. La
tecnica è divenuta troppo potente per poter essere lasciata in balia di
se stessa, o per essere affidata esclusivamente agli addetti ai lavori. Trasparenza
e giustizia, uguaglianza e corresponsabilità, valori certamente condivisi
dalla maggior parte delle persone, hanno un senso solo se incominciamo a
metterli a servizio dei più deboli e dei meno garantiti: in primo luogo
il concepito che, non avendo voce propria, ha bisogno della solidarietà
sociale. Questo è il primo passo per la difesa in concreto della vita, da
sviluppare in tutti i suoi aspetti e in tutti i soggetti. Con
questo spirito nasce il Comitato
per impedire il peggioramento della Legge 40 sulla fecondazione assistita,
di cui fanno parte personalità del mondo scientifico, culturale,
professionale, politico e associativo. Il Comitato si propone di
promuovere una campagna capillare di sensibilizzazione sui valori in
gioco, per l’adozione del comportamento
più efficace nella prossima convocazione referendaria. Il
Comitato giudica la Legge 40 sulla fecondazione assistita un risultato
importante, che finalmente ha fissato delle regole per i laboratori che
operano nel campo molto delicato della fecondazione umana. Non si tratta
di una legge perfetta, tuttavia essa pone fine al cosiddetto <<far
west procreativo>>, assicurando ad ogni figlio le garanzie di una
vita umana e la protezione di una vera famiglia. Una legge, dunque, che merita di essere
difesa.
Al contrario, il referendum la vuole stravolgere, prima di darle tempo di
essere applicata, sperimentata e verificata nei risultati. Di per sé il
referendum può essere uno strumento di democrazia, ma in questo caso è
profondamente inadeguato, per la tipologia e la complessità della materia
e per la formulazione volutamente equivoca dei quesiti che propone.
Davanti al rischio di una società che sembra non farsi scrupolo
di manipolare l’uomo, il
Comitato indica la scelta del <<doppio no>>: al contenuto
dei quesiti referendari e all’uso distorto del referendum in materia di
fecondazione. Dunque
non andremo a votare, proprio per esprimere con fermezza questo nostro <<doppio
no>>. Ma anche per ribadire alcuni obiettivi strategici:
riaffermare – contro ogni deriva scientista – che gli esseri umani non
sono cavie; dare ai figli genitori veri e conosciuti, garantendo loro la
certezza di specchiarsi nello sguardo di un padre e di una madre; dare
nuovo slancio ad una società che , a partire dal rispetto dei più
deboli, consolidi i valori fondamentali
del nostro vivere civile, quali solidarietà, giustizia,
uguaglianza, libertà e pace. __________________________________________________________________ Aderisci al Comitato
<<SCIENZA&VITA>>.
L’adesione, che si sta sviluppando sempre più a livello nazionale, non
implica alcun impegno legale o finanziario, ma unicamente l’impegno a
farsi promotore nel proprio ambiente di questa <<Alleanza tra
scienza e vita>>. Per
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