Lungomare Matteotti

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Notiziario n.37 – 17 aprile 2005

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Pagine di fede nell’ora della prova…

 

La fede diventa tutto e trasforma tutto, anche la lentezza del tempo, il quale ormai procede scandito dai rumori della detenzione, l’unica compagnia nel silenzio della cella.

Il tentennio delle chiavi, i passi di chi vigila, il rumore delle cancellate e dei blindo che si chiudono, i colpi di martello alle grate, la lancetta dell’orologio lungo il corridoio, anch’esso rumoroso, che è l’unica possibilità per comprendere se il tempo procede. Quando, con gesto involontario, osservi il polso sinistro per conoscere qual è l’ora, ricordi che non hai diritto neanche all’orologio.

“Signore, liberami da quest’ora”.

Si, cercare la libertà da quest’ora che non passa, per un tempo che ormai è senza lancette, perché è tutto di Dio.

Appare nella mente l’immagine di San Massimiliano Kolbe, raffigurato, come di fatto è riportato in molte immagini, con l’abito da detenuto e le cancellate alle spalle. Dio lo ha liberato dalla detenzione, concedendogli la gioia del “martirio”.

Ma riaffiora anche l’immagine dei discepoli incatenati, mentre la prima comunità cristiana è in fervente “preghiera” nel tempio di Gerusalemme. E’ stata la preghiera della Chiesa a liberare i discepoli dalla prigionia.

“Signore, cosa avviene oltre queste grate?”. Non c’è dubbio, l’unica certezza è una comunità ecclesiale in preghiera, una Chiesa radunata dal suo Pastore che cerca nella fede l’unica risposta ad inquietanti interrogativi.

Una mano silenziosa poggia un biglietto sul cancello della cella e l’uomo va via, per non essere visto da nessuno. Cosa significa? Nel biglietto è scritto:”Sono Z.U. e siccome sto aspettando un’abitazione per andar fuori, dato che lei esce se può ospitarmi in uno dei suoi centri. Grazie”.

La carità rende liberi, come dice la Parola di Dio, una carità che non conosce le catene, le barriere ed arriva ovunque per portare la gioia del bene.

Da quel biglietto, riletto per due giorni, è ricominciata l’ascesa della speranza. Ecco il segno di Dio! Bisogna andare avanti nel bene e nella carità.

 

Lettere ad un prete detenuto…

 

 

Car.mo don Cesare,

 

grazie, grazie, grazie… non mi stancherò mai di dirti questa parola meravigliosa, che meriti pienamente, e non solo da parte mia, ma da parte di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarti nel loro cammino.

Non mi stancherò mai di ringraziare Dio, che mi ha permesso di incontrarti, di conoscerti e mi ha dato anche la possibilità di starti accanto per un po’ di anni.

Ancora oggi mi ricordo il tuo volto triste quando non potevi aiutare qualche immigrato (la Legge non lo permetteva) e ti rifugiavi nella tua piccola stanza per pregare e per non vedere il loro viso triste e sofferente, perché anche tu soffrivi.

Mi ricordo anche il tuo viso felice quando vedevi i bambini, quei bambini che sempre ti stavano dietro, in ogni momento della giornata, che era sempre impegnatissima, con tanti problemi da risolvere, con tanti impegni da rispettare e solo per aiutare i tuoi immigrati. La tua finestra era sempre spiata dai bambini che aspettavano un tuo abbraccio, un cioccolatino. Eri sempre felice di stare loro vicino e fare loro da padre, perché tanti di loro non hanno avuto la possibilità di averne uno.

Quante volte stavi fino a tardi per aiutare ad inserirci nel mondo del lavoro, per cercare di far capire a tutti noi che in Italia le cose sono diverse dai nostri paesi, e sei riuscito anche a farci capire che nella vita ci vuole tanta determinazione e coraggio.

Grazie, don Cesare, prego Dio affinché io possa al più presto avere la possibilità di dirti queste parole di persona.

In tanti pregano per te e sperano che tu possa ritornare tra noi più forte e coraggioso di prima per continuare ad aiutare chi ha bisogno.

Ti voglio bene. A presto.

I…

 

 

MERCATINO ECO-SOLIDALE ITINERANTE

 

Un nuovo progetto in Casa Regina Pacis
In attività le ragazze vittime della tratta

 

Le ragazze vittime delle tratta, accolte presso la struttura protetta “Casa Regina Pacis”, dopo aver frequentato un corso specifico di formazione, elaborano prodotti artigianali, che vengono esibiti e distribuiti all’interno di mercatini itineranti, appositamente organizzati in luoghi o presso realtà che ne faranno specifica richiesta.

 

Creazione dei laboratori artigianali

Vengono creati all’interno della struttura di accoglienza tre laboratori per la elaborazione di prodotti artigianali, in sintonia con le tradizioni e la cultura di provenienza delle ragazze inserite nei programmi di protezione sociale. I laboratori sono i seguenti:

1. Laboratorio tessile, finalizzato alla elaborazione di capi di vestiario ed altro genere di prodotti di maggiore interesse.

2. Laboratorio di pittura, finalizzato alla elaborazione di decorazioni su legno, stoffa ed altro materiale affine.

3. Laboratorio per la lavorazione del legno finalizzato alla elaborazione di prodotti specifici e aventi come riferimento al propria cultura.

 

Corso di formazione

Le ragazze frequentano un corso di formazione che permetta prima di tutto di valutare le attitudini di ciascuna e nello stesso tempo acquisire la giusta manualità e tecnica di elaborazione. La formazione avviene in tutti i tre settori: tessile, lavorazione del legno e pittura.

Il corso ha la durata di due mesi, con lezioni dal lunedì al venerdì, per un massimo di quattro ore giornaliere.

 

Esibizione degli elaborati

Durante il corso gli elaborati creati dalle ragazze rimangono a disposizione del progetto, il quale provvederà ad effettuare una esposizione permanente sia all’interno della struttura che nelle esposizioni itineranti.

 

Distribuzione dei prodotti

Al termine del periodo formativo il prodotto viene inserito all’interno dei mercatini multietnici ed eco-solidali, oltre ad organizzare sia nel territorio ove risiede il progetto, sia altrove, delle presenze itineranti domenicali (parrocchie, convegni, istituti scolastici…).

 

Attività in rete

Per il miglior raggiungimento degli obiettivi del progetto, viene anche attivata una rete di collaborazione con le realtà che commercializzano i prodotti eco-solidali e con l’eguale progetto formativo in atto in Moldavia con i bambini di strada. L’attività in rete permetterà di distribuire anche i prodotti artigianali elaborati in Moldavia dai bambini di strada, accolti presso le strutture della Fondazione Regina Pacis.

 

Si accettano collaborazioni di ogni genere

Quanti vogliono partecipare alla realizzazione del progetto, fornendo materiali utili, oppure offrendo la propria opera di volontariato per la formazione, possono prendere contatto con la Fondazione Regina Pacis, che darà utili indicazioni.

 

                                                     

Notizie interessanti

* Viaggio in Moldavia di Sr. Cristina Camia, insieme ad un gruppo di volontari operanti nel territorio di Nizza Monferrato in Piemonte. Sr. Cristina appartiene alla Congregazione Religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice (Salesiane). E’ ben nota la vicinanza della famiglia di Don Bosco alla Fondazione, con una collaborazione intensa e soprattutto a servizio dei poveri. Si sta anche concretizzando una presenza stabile dei Salesiani in Moldavia, che porterà grandi benefici alla Chiesa moldava ed al suo territorio.

 

*  Grande interesse sta riscuotendo tra le ragazze del Regina Pacis l’attività formativa svolta dalla Scuola Professionale di Nardò presso la struttura di San Foca. Da sempre si sono susseguite le collaborazioni delle scuole del territorio con il Regina Pacis, sempre con l’obiettivo di condividere percorsi educativi e formativi di interesse.

 

* In preparazione i campi di volontariato in Moldavia. Fino ad ora sono stati programmati, e si sta lavorando tenacemente, per due campi. Il primo sarà a luglio in collaborazione con i Padri Rogazionisti ed il secondo ad agosto con i Salesiani. Ambedue i campi si svolgeranno a Chisinau, capitale della Moldavia.

                                                                                                          

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Che cos’è il Progetto Ali nuove?

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(parte terza)

Crediamo che sia utile ed interessante per molti, riproporre i contenuti educativi dell’attività di recupero delle vittime della tratta svolta dalla Fondazione Regina Pacis e che ha come titolo “ Progetto Ali Nuove ”.

La conoscenza del Progetto aiuterà molti ad avere l’esatta conoscenza delle metodologie di intervento a beneficio delle vittime della tratta e di quanto faticoso e difficile lavoro ci sia nell’approccio con le stesse.

Il percorso di recupero si sviluppa in cinque differenti fasi:

            1. Regina Pacis     3. Exodus            5. Convivium

        2. Domus            4. Sallentum

        Nella precedente edizione sono state presentate la prima e la seconda fase del Progetto, denominata Domus. Ora proponiamo la fase n. 3 denominata “Exodus”.

 

    (3)  Exodus

         Progetto per facilitare la reintegrazione nei gruppi sociali di provenienza per la prevenzione e per l’adozione di famiglie in distanza.

        Si tratta del più importante progetto del programma Ali nuove, al cui interno assume funzione paradigmatica, dovendosi pensare a tutto il programma come ad una serie di iniziative finalizzate alla prevenzione e alla liberazione di chi sembra oggi essere vittima di vere e proprie forme di schiavitù.

        Il ritorno in patria di queste giovani donne che hanno dovuto attraversare esperienze dolorosissime assume il significato simbolico di una catena che viene infranta, di una schiavitù che viene affrancata, di una serie di condizionamenti che vengono superati e di una condizione di profonda indigenza che viene risolta. Condizione di indigenza che è solitamente all’origine del progetto migratorio.

        L’esame attento del fenomeno ha indotto a pensare che il rientro in patria richiede, dal punto di vista del soggiorno che lo deve decidere e volere:

* La consapevolezza che ci si è finalmente liberati dalla condizione di dipendenza e di sfruttamento;

* La sicurezza di poter contare su una qualche rendita economica, anche modesta, ma tale da poter far fronte ai bisogni fondamentali ed elementari della famiglia di provenienza;

* La sperimentata percezione di una recuperata autonomia psicologica;

* La possibilità di poter comunque contare su un’azione di supporto e di sostegno.

Per queste ragioni si è pensato che lo strumento privilegiato del progetto Exodus non possa che essere l’adozione, intendendosi per adozione l’assunzione di responsabilità  (anche affettiva, pedagogica e culturale) da parte di una famiglia che si fa carico, non già de una delle ragazze ospitate dal Centro di prima accoglienza, ma della sua famiglia e quindi anche dei suoi bisogni materiali.

L’esame della situazione nei Paesi d’origine, soprattutto la Moldavia, la Romania, il Kossovo, fa credere che dal punto di vista economico occorre ben poco (se ci si riferisce all’economia ordinaria di una famiglia media italiana), ma con questo poco è possibile salvare un’intera compagine familiare.

Le ospiti del Centro “Regina Pacis”, per altro, segnalano disagi profondi al solo pensiero dei bambini, piccolissimi, lasciati in patria e al cui sostentamento bastano, per un mese, somme molto vicine a quel che molte famiglie italiane spendono per una sola cena.

La realizzazione del progetto esige una rete di famiglie particolarmente sensibile e un gruppo di conduzione che si faccia carico dei problemi logistici, delle questioni giuridiche, dell’assistenza psico-pedagogica e, più in generale, del monitoraggio dell’interna iniziativa.

Mai come in questo caso, possiamo dire che il successo del progetto è ampiamente esposto alla generosità di chi vuole consegnare ali nuove a delle ragazze che hanno sperimentato il dolore e la sevizia, la vergogna e la sofferenza, la tristezza e l’abbandono.

Il progetto Exodus assume il suo nome con esplicito riferimento al lungo cammino che ciascuna di loro ha compiuto per fuggire dalla propria terra e per poi tornarvi, come si tornerebbe ad una terra promessa, attraverso una peregrinato che non è priva di incertezze e di ostacoli, ma che è anche ricca di accoglienza e di condivisione. Il ritorno alle proprie radici e ai propri affetti è troppo spesso un sogno rimosso o soltanto rinviato, in attesa dell’autosufficienza economica.  Occorre muoversi perché il sogno diventi progetto e quindi realtà.

(*) Nel prossimo numero di reginapacisinform@ seguirà

la fase quarta del Progetto Ali Nuove, dal titolo “Sallentum”.

Il cestino dei poveri va riempito

Dal 01.04.2005                                                                                                                (Donazioni in denaro)

BENEFATTORE

DESTINAZIONE

SOMMA

SOMMA PRECEDENTE

 

0

F.lli Ingrosso - Lecce

Casa Regina Pacis

3.000,00

Don P.Rugge – Strudà

Casa Regina Pacis

35,00

I.T.C. – Campi Sal.na

Adozione

330,00

G.Astore – Lecce

Adozione

210,00

C.Blasi – Lecce

Adozione

50,00

Fam. Scarpellon – Martellago

Adozione

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

 

3.725,00

Dal 01.04.2005                                                                                                   (Donazioni in viveri ed altro)

BENEFATTORE

CONTENUTO

DESTINAZIONE

N.N. – Lecce

Viveri

Abbazia benedettina di Noci

Suore Discepole del S. Cuore – Lecce

Viveri

Abbazia benedettina di Noci

 

 

 


S o l i d a r i e t à

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Conto corrente bancario

 

Intestato a Fondazione Regina Pacis
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ABI 03002    CAB 16000   CIN  W

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Conto corrente postale

 

Intestato a Fondazione Regina Pacis - Lecce

Conto n. 12525754

 

 

 

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La detrazione è consentita a condizione che il versamento venga eseguito tramite banca o ufficio postale.


Grazie per il sostegno

 

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Allegato de L’Ora del Salento

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