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Pagine di fede nell’ora della prova… La fede diventa tutto e trasforma tutto, anche la lentezza del
tempo, il quale ormai procede scandito dai rumori della detenzione,
l’unica compagnia nel silenzio della cella. Il tentennio delle chiavi, i passi di chi vigila, il rumore delle
cancellate e dei blindo che si chiudono, i colpi di martello alle grate,
la lancetta dell’orologio lungo il corridoio, anch’esso rumoroso, che
è l’unica possibilità per comprendere se il tempo procede. Quando, con
gesto involontario, osservi il polso sinistro per conoscere qual è
l’ora, ricordi che non hai diritto neanche all’orologio. “Signore, liberami da
quest’ora”.
Si, cercare la libertà da quest’ora che non passa, per un tempo
che ormai è senza lancette, perché è tutto di Dio. Appare nella mente l’immagine di San Massimiliano Kolbe,
raffigurato, come di fatto è riportato in molte immagini, con l’abito
da detenuto e le cancellate alle spalle. Dio lo ha liberato dalla
detenzione, concedendogli la gioia del “martirio”. Ma riaffiora anche l’immagine dei discepoli incatenati, mentre
la prima comunità cristiana è in fervente “preghiera”
nel tempio di Gerusalemme. E’ stata la preghiera della Chiesa a liberare
i discepoli dalla prigionia. “Signore, cosa avviene
oltre queste grate?”. Non c’è dubbio, l’unica certezza è una comunità ecclesiale
in preghiera, una Chiesa radunata dal suo Pastore che cerca nella fede
l’unica risposta ad inquietanti interrogativi. Una mano silenziosa poggia un biglietto sul cancello della cella e
l’uomo va via, per non essere visto da nessuno. Cosa significa? Nel
biglietto è scritto:”Sono Z.U. e
siccome sto aspettando un’abitazione per andar fuori, dato che lei esce
se può ospitarmi in uno dei suoi centri. Grazie”. La carità rende liberi, come dice la Parola di Dio, una carità
che non conosce le catene, le barriere ed arriva ovunque per portare la
gioia del bene. Da quel biglietto, riletto per due giorni, è ricominciata
l’ascesa della speranza. Ecco il segno di Dio! Bisogna andare avanti nel
bene e nella carità. Lettere ad un prete detenuto… Car.mo
don Cesare, grazie,
grazie, grazie… non mi stancherò mai di dirti questa parola
meravigliosa, che meriti pienamente, e non solo da parte mia, ma da parte
di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarti nel loro
cammino. Non
mi stancherò mai di ringraziare Dio, che mi ha permesso di incontrarti,
di conoscerti e mi ha dato anche la possibilità di starti accanto per un
po’ di anni. Ancora
oggi mi ricordo il tuo volto triste quando non potevi aiutare qualche
immigrato (la Legge non lo permetteva) e ti rifugiavi nella tua piccola
stanza per pregare e per non vedere il loro viso triste e sofferente,
perché anche tu soffrivi. Mi
ricordo anche il tuo viso felice quando vedevi i bambini, quei bambini che
sempre ti stavano dietro, in ogni momento della giornata, che era sempre
impegnatissima, con tanti problemi da risolvere, con tanti impegni da
rispettare e solo per aiutare i tuoi immigrati. La tua finestra era sempre
spiata dai bambini che aspettavano un tuo abbraccio, un cioccolatino. Eri
sempre felice di stare loro vicino e fare loro da padre, perché tanti di
loro non hanno avuto la possibilità di averne uno. Quante
volte stavi fino a tardi per aiutare ad inserirci nel mondo del lavoro,
per cercare di far capire a tutti noi che in Italia le cose sono diverse
dai nostri paesi, e sei riuscito anche a farci capire che nella vita ci
vuole tanta determinazione e coraggio. Grazie,
don Cesare, prego Dio affinché io possa al più presto avere la
possibilità di dirti queste parole di persona. In
tanti pregano per te e sperano che tu possa ritornare tra noi più forte e
coraggioso di prima per continuare ad aiutare chi ha bisogno. Ti
voglio bene. A presto. I…
Le ragazze vittime delle tratta,
accolte presso la struttura protetta “Casa Regina Pacis”, dopo aver
frequentato un corso specifico di formazione, elaborano prodotti
artigianali, che vengono esibiti e distribuiti all’interno di mercatini
itineranti, appositamente organizzati in luoghi o presso realtà che ne
faranno specifica richiesta. Creazione dei laboratori artigianali Vengono creati all’interno della
struttura di accoglienza tre laboratori per la elaborazione di prodotti
artigianali, in sintonia con le tradizioni e la cultura di provenienza
delle ragazze inserite nei programmi di protezione sociale. I laboratori
sono i seguenti: 1.
Laboratorio tessile, finalizzato
alla elaborazione di capi di vestiario ed altro genere di prodotti di
maggiore interesse. 2.
Laboratorio di pittura,
finalizzato alla elaborazione di decorazioni su legno, stoffa ed altro
materiale affine. 3.
Laboratorio per la lavorazione del
legno
finalizzato alla elaborazione di prodotti specifici e aventi come
riferimento al propria cultura. Corso di formazione Le ragazze frequentano un corso di
formazione che permetta prima di tutto di valutare le attitudini di
ciascuna e nello stesso tempo acquisire la giusta manualità e tecnica di
elaborazione. La formazione avviene in tutti i tre settori: tessile,
lavorazione del legno e pittura. Il corso ha la durata di due
mesi, con lezioni dal lunedì al
venerdì, per un massimo di quattro
ore giornaliere. Esibizione degli elaborati Durante il corso gli elaborati
creati dalle ragazze rimangono a disposizione del progetto, il quale
provvederà ad effettuare una esposizione permanente sia all’interno
della struttura che nelle esposizioni itineranti. Distribuzione dei prodotti Al termine del periodo formativo il
prodotto viene inserito all’interno dei mercatini multietnici ed
eco-solidali, oltre ad organizzare sia nel territorio ove risiede il
progetto, sia altrove, delle presenze itineranti domenicali (parrocchie,
convegni, istituti scolastici…). Attività
in rete Per
il miglior raggiungimento degli obiettivi del progetto, viene anche
attivata una rete di collaborazione
con le realtà che commercializzano i prodotti eco-solidali e con l’eguale progetto formativo in atto in Moldavia con i bambini
di strada. L’attività in rete permetterà di distribuire anche i
prodotti artigianali elaborati in Moldavia dai bambini di strada, accolti
presso le strutture della Fondazione Regina Pacis. Si
accettano collaborazioni di ogni genere Quanti
vogliono partecipare alla realizzazione del progetto, fornendo materiali
utili, oppure offrendo la propria opera di volontariato per la formazione,
possono prendere contatto con la Fondazione Regina Pacis, che darà utili
indicazioni.
*
Viaggio in Moldavia di Sr. Cristina Camia,
insieme ad un gruppo di volontari operanti nel territorio di Nizza
Monferrato in Piemonte. Sr. Cristina appartiene alla Congregazione
Religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice (Salesiane). E’ ben nota la
vicinanza della famiglia di Don Bosco alla Fondazione, con una
collaborazione intensa e soprattutto a servizio dei poveri. Si sta anche
concretizzando una presenza stabile dei Salesiani in Moldavia, che porterà
grandi benefici alla Chiesa moldava ed al suo territorio. *
Grande
interesse sta riscuotendo tra le ragazze del Regina Pacis l’attività
formativa svolta dalla Scuola
Professionale di Nardò presso la struttura di San Foca. Da
sempre si sono susseguite le collaborazioni delle scuole del territorio
con il Regina Pacis, sempre con l’obiettivo di condividere percorsi
educativi e formativi di interesse. * In preparazione i campi di volontariato in Moldavia.
Fino ad ora sono stati programmati, e si sta lavorando tenacemente, per
due campi. Il primo sarà a luglio in collaborazione con i Padri Rogazionisti ed il secondo
ad agosto con i Salesiani.
Ambedue i campi si svolgeranno a Chisinau, capitale della Moldavia.
______________________________________________ Che
cos’è il Progetto Ali nuove? ______________________________________________ (parte
terza) Crediamo che sia utile ed interessante per molti, riproporre i
contenuti educativi dell’attività di recupero delle vittime della
tratta svolta dalla Fondazione Regina Pacis e che ha come titolo “
Progetto Ali Nuove ”. La conoscenza del Progetto aiuterà molti ad avere l’esatta
conoscenza delle metodologie di intervento a beneficio delle vittime della
tratta e di quanto faticoso e difficile lavoro ci sia nell’approccio con
le stesse. Il percorso di recupero si sviluppa in cinque differenti fasi:
1. Regina Pacis
3. Exodus
5. Convivium
2. Domus
4. Sallentum
Nella
precedente edizione sono state presentate la prima e la seconda fase del
Progetto, denominata Domus. Ora
proponiamo la fase n. 3 denominata “Exodus”.
(3)
Exodus
Progetto per facilitare la reintegrazione nei gruppi sociali di
provenienza per la prevenzione e per l’adozione di famiglie in distanza.
Si tratta del più
importante progetto del programma Ali nuove, al cui interno assume
funzione paradigmatica, dovendosi pensare a tutto il programma come ad una
serie di iniziative finalizzate alla prevenzione e alla liberazione di chi
sembra oggi essere vittima di vere e proprie forme di schiavitù. Il ritorno in patria di
queste giovani donne che hanno dovuto attraversare esperienze
dolorosissime assume il significato simbolico di una catena che viene
infranta, di una schiavitù che viene affrancata, di una serie di
condizionamenti che vengono superati e di una condizione di profonda
indigenza che viene risolta. Condizione di indigenza che è solitamente
all’origine del progetto migratorio. L’esame attento del
fenomeno ha indotto a pensare che il rientro in patria richiede, dal punto
di vista del soggiorno che lo deve decidere e volere: * La consapevolezza che ci si è finalmente
liberati dalla condizione di dipendenza e di sfruttamento; * La sicurezza di poter contare su una qualche
rendita economica, anche modesta, ma tale da poter far fronte ai bisogni
fondamentali ed elementari della famiglia di provenienza; * La sperimentata percezione di una recuperata
autonomia psicologica; * La possibilità di poter comunque contare su
un’azione di supporto e di sostegno. Per
queste ragioni si è pensato che lo strumento privilegiato del progetto Exodus
non possa che essere l’adozione,
intendendosi per adozione l’assunzione di responsabilità
(anche affettiva, pedagogica e culturale) da parte di una famiglia
che si fa carico, non già de una delle ragazze ospitate dal Centro di
prima accoglienza, ma della sua famiglia e quindi anche dei suoi bisogni
materiali. L’esame della situazione nei Paesi
d’origine, soprattutto la Moldavia, la Romania, il Kossovo, fa credere
che dal punto di vista economico occorre ben poco (se ci si riferisce
all’economia ordinaria di una famiglia media italiana), ma con questo
poco è possibile salvare un’intera compagine familiare. Le
ospiti del Centro “Regina
Pacis”, per altro, segnalano disagi profondi al solo pensiero
dei bambini, piccolissimi, lasciati in patria e al cui sostentamento
bastano, per un mese, somme molto vicine a quel che molte famiglie
italiane spendono per una sola cena. La
realizzazione del progetto esige una rete di famiglie particolarmente
sensibile e un gruppo di conduzione che si faccia carico dei problemi
logistici, delle questioni giuridiche, dell’assistenza psico-pedagogica
e, più in generale, del monitoraggio dell’interna iniziativa. Mai
come in questo caso, possiamo dire che il successo del progetto è
ampiamente esposto alla generosità di chi vuole consegnare
ali nuove a
delle ragazze che hanno sperimentato il dolore e la sevizia, la vergogna e
la sofferenza, la tristezza e l’abbandono. Il
progetto Exodus assume
il suo nome con esplicito riferimento al lungo cammino che ciascuna di
loro ha compiuto per fuggire dalla propria terra e per poi tornarvi, come
si tornerebbe ad una terra promessa, attraverso una peregrinato che non è
priva di incertezze e di ostacoli, ma che è anche ricca di accoglienza e
di condivisione. Il ritorno alle proprie radici e ai propri affetti è
troppo spesso un sogno rimosso o soltanto rinviato, in attesa
dell’autosufficienza economica. Occorre muoversi perché il sogno diventi progetto e quindi
realtà. (*) Nel prossimo numero di reginapacisinform@ seguirà la fase quarta del Progetto Ali Nuove, dal titolo “Sallentum”. |
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Dal
01.04.2005
(Donazioni in denaro)
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BENEFATTORE |
DESTINAZIONE |
SOMMA |
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0 |
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F.lli
Ingrosso - Lecce |
Casa
Regina Pacis |
3.000,00 |
|
Don
P.Rugge – Strudà |
Casa
Regina Pacis |
35,00 |
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I.T.C.
– Campi Sal.na |
Adozione |
330,00 |
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G.Astore
– Lecce |
Adozione |
210,00 |
|
C.Blasi
– Lecce |
Adozione |
50,00 |
|
Fam.
Scarpellon – Martellago |
Adozione |
100,00 |
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TOTALE |
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3.725,00 |
Dal
01.04.2005
(Donazioni in viveri ed altro)
|
BENEFATTORE |
CONTENUTO |
DESTINAZIONE |
|
N.N. – Lecce |
Viveri |
Abbazia benedettina di Noci |
|
Suore Discepole del S. Cuore – Lecce |
Viveri |
Abbazia benedettina di Noci |
|
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S o l i d a r i e t à
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delle proprie risorse a favore del prossimo. Ovviamente grande è la necessità
di fondi perché le iniziative intraprese possano avere uno sviluppo
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|
Per
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CAB 16000 CIN W Banca di Roma Filiale 03800 Lecce – 1 |
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Conto
corrente postale Intestato
a Fondazione Regina Pacis - Lecce Conto
n. 12525754 |
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effettuate a favore della Fondazione Regina Pacis da parte di persone fisiche sono detraibili dall'imposta
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deducibili per un importo massimo di euro 2068,83 ovvero del 2% del
reddito d'impresa (art.6, comma 2, c sexies) del DPR n. 917/1986). La detrazione è consentita a condizione che il versamento venga
eseguito tramite banca o ufficio postale. |
Grazie per
il sostegno
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