Silenzioso
e sereno ritorno di Don Cesare Lo
ha chiesto a tutti fin dal primo istante della sua libertà:”Silenzio e
nessun chiasso o trionfalismo”. Così
don Cesare, il 17 giugno scorso, ha salutato gli amici e tutti coloro che
hanno fatto corona alla sua gioia, chiedendo il silenzio assoluto, nella
piena convinzione che solo tale atteggiamento potrà permettere
l’affermazione della verità e donare serenità a chi ha la competenza
di esercitare la giustizia. Niente
stampa, nessuna dichiarazione, nessuna festa, ma solo un immediato e tanto
atteso viaggio in Moldavia, dove don Cesare era atteso dai suoi bambini. “La
verità è nella carità” ha detto a tutti, infatti don Cesare per
alcune sere è andato a distribuire i pasti con il “Progetto Marta”,
porgendo, anche nel silenzio della sua sofferenza, il pasto ai tanti
poveri che vengono quotidianamente serviti dalla Chiesa di Lecce. Non
stupisce tale atteggiamento di don Cesare, perché questo è lui,
interiormente libero e pronto a donare la propria vita per gli altri. Siamo
venuti a conoscenza di un fatto, che lascia trasparire i sentimenti d
questo prete sulla strada: il 13 giugno scorso, giorno di Sant’Antonio,
ha distribuito il tradizionale “pane di Sant’Antonio” nell’aula
del Tribunale dove di effettuava l’incidente probatorio che lo
riguardava. Cioè, mentre la giustizia procedeva per affermare la verità
dei suoi comportamenti, lui, il prete del pane e dei poveri, si
preoccupava di donare a tutti il “pane della misericordia e del
perdono”. Sono
gesti che parlano e testimoniano le sue scelte di vita, oltre alla libertà
interiore che lo ha sempre contraddistinto. Alla
notizia della libertà ha solo detto:”Mi ha liberato il coraggio del
perdono”. Relazione della Fondazione Regina
Pacis al Consiglio d’Europa sulla
funzione degli organismi di solidarietà in Moldova - Chisinau 30 giugno 2005 - E’
molto importante per noi tutti ritrovarci in questo contesto per fare una
riflessione sul percorso della Moldova e soprattutto per il suo futuro,
ben consapevoli, come è emerso in questi giorni, che siamo in una fase di
transizione. La
mia riflessione vuol essere prima di tutto un invito ad essere pienamente
consapevoli che fra pochissimi anni la Moldova sarà il paese di
congiungimento tra l’Europa dell’Est e la Comunità Europea, per cui
non saremo un paese di prossimità, termine oggi usato dall’Unione
Europea, ma saremo il territorio del dialogo per la vera ed
autentica unione dell’Europa. Essere
terra confine vuol dire trarne ogni utile vantaggio, sotto tutti i punti
di vista, assumendo funzioni e ruoli determinanti per tutta la politica
futura dell’Europa, che si andrà a comporre nei prossimo venti anni. In
questa fase ogni realtà sarà impegnata e dovrà assumere una funzione,
per cui se la politica sarà chiamata a studiare le strategie della
evoluzione della Moldova, gli organizzazioni, come la Fondazione Regina
pacis, dovranno saper camminare con il popolo per accompagnarlo in questo
processo evolutivo di grande importanza. Ancor
di più possiamo affermare che gli organismi, sia quelli nazionali che
quelli internazionali, potranno assumere l’importante funzione di
“mediazione e dialogo” tra la politica ed il territorio, soprattutto
le fasce sociali più deboli, “traghettando” la Moldova verso un
futuro di grande rilevanza internazionale. Il
Presidente della Fondazione Regina Pacis, Mons. Cesare Lodeserto, che è
un italiani, parlando spesso in Convegni, anche ad alti livelli, sogna la
Moldova coma la “Svizzera dei paesi dell’est”, proprio per la sua
funzione strategica di dialogo in quest’area dell’Europa. Non
ci spaventi tale idea, ma ci faccia comprendere a quale impegno siamo
chiamati tutti, ognuno con le proprie funzioni e responsabilità, uniti
nell’obiettivo di dare coraggio e forza al popolo moldavo, a cui va
restituita la dignità del suo passato e della sua storia. Oggi
io rappresento la Fondazione Regina pacis che è un organizzazione
impegnata sul territorio moldavo nel contrasto al traffico degli esseri
umani, nel sostegno alle fasce deboli della società, come gli anziani e
bambini, nella formazione dei giovani e promozioni di nuovi itinerari
educativi, nell’incentivazione dello sviluppo locale. La
sintesi del nostro operato lascia già intravedere quali sono gli
obiettivi del nostro impegno, che vogliamo condividere con voi tutti senza
la pretesa di avere la soluzione per tutti i problemi, ma solo per quello
spirito di collaborazione con lo Stato e gli organismi internazionali, che
ha sempre caratterizzato l’impegno di Mons. Cesare Lodeserto e della
Fondazione Regina Pacis. Non
ritengo corretto elencare la cause che hanno determinato le tante
difficoltà della Moldova e del suo popolo: sono note e vanno soprattutto
prese come punto di partenza per un recupero dei migliori percorsi di
impegni politico e sociale. Noi,
però, riteniamo che fondamentalmente ogni organismo che operi in Moldava,
in qualsiasi settore, dal traffico alla corruzione, dai bambini alla
scuola, dalla sanità alla imprenditoria, debba avere tre importanti
obiettivi, che di fatto sono,come voi tutti potete ben comprendere, anche
una chiara metodologia di interventi. 1.
Obiettivo
primo: prevenzione e informazione. La Moldova ha vissuto momenti
difficili a causa della mancanza di una prevenzione sociale e di un
impegno sul territorio che fosse caratterizzato dal dialogo con il popolo,
al quale fornire informazione, conoscenza, opportunità. Oggi è
determinante “parlare” con il popolo moldavo, attraverso ogni utile
sistema comunicativo che gli permetta di conoscere quanto avviene e non
essere coinvolto in processi che lo portano nella condizione dello
sfruttamento. Sarebbe un grave errore privare il popolo moldavo della
conoscenza, consegnandolo fra le mani della informazione fraudolenta,
che dilaga soprattutto nei paesi lontani dalla Capitale. Bisogna andare
nelle scuole, bisogna entrare nei paesi, bisogna dialogare e fare della
informazione, anche quella pubblica, un momento di coinvolgimento e di
crescita umana e sociale. 2.
Obiettivo
secondo: formazione.
Bisogna rivalutare i percorsi educativi, soprattutto quelli scolastici, a
tutti i livelli, rivedendo le programmazioni dall’Università alla
Scuola materna, partendo anche dal fatto che la Moldova ha sempre offerto
una cultura di valore, ancora
oggi apprezzata in tante parti del mondo. Ma è giunto il momento di
rivedere i processi formativi, equipararli ai modelli europei ed esportare
figure professionali di valore. Non è accettabile che nel fenomeno
migratorio il laureato moldavo vada in Europa a fare il contadino. Non può
essere il bisogno di denaro a dettare le regole dell’emigrazione, per
cui va consolidato il percorso formativo, il quale è un valore anche per
la Moldova. Gli organismo devono investire in formazione, devono investire
nel coinvolgimento e responsabilizzazione dei giovani, devono restituire
la dignità alla classe culturale moldava, che deve assumere un funzione
determinante per il processo evolutivo della Moldova verso l’Europa. 3.
Obiettivo
terzo: sviluppo del territorio. Accanto alla informazione ed alla formazione
ci vuole un determinante attività di sviluppo locale, ci vogliono degli
investimento corretti ed in funzione della crescita economica del
territorio e del suo popolo. Pensare che gi imprenditori europei possano
venire in Moldova finalizzando i propri investimenti allo sfruttamento
della mano d’opera a basso costo significa non fare sviluppo del
territorio. Gli organismi devono vigilare che le regole dello sviluppo si
fondino sulla crescita locale del territorio, miglioramento della qualità
del lavoro e del prodotto, formazione dei dipendenti, investimenti in
tecnologia, abbattimento della corruzione. Lo sviluppo locale può essere
il motore che il cambiamento radicale della Moldova. Ben vengano le
industrie dall’estero per investire, ma non possono assolutamente
impoverire il territorio e non rappresentare una occasione di crescita
sociale. Ecco perché noi affermiamo con determinazione che
l’investitore estero non solo deve collocare una azienda, ma deve anche
investire nella formazione della mano d’opera, deve creare opere sociale
attorno all’azienda, deve procedere all’interno di un percorso di
sviluppo dell’intero territorio. La
Fondazione Regina Pacis attraverso le sue opere punta al raggiungimento di
questi obiettivi, per cui servire anziani e bambini non vuol dire solo
dare loro da mangiare e giocare, ma anche sostenerli e inserirli in
percorsi di maggiore autonomia e consapevolezza che anch’essi hanno in
questa società una funzione. Formare
i bambini di strada alla lavorazione del legno, cogliendo il sorriso
dinanzi ad un lavoro prodotto, vuol dire renderli consapevoli che hanno
delle possibilità. Accanto
a loro dobbiamo crederci anche noi, dalla politica all’impegno sociale,
avendo anche il coraggio di ripartire dall’uomo che soffre e che si
rivolge a noi per chiedere aiuto, per avviare i nuovi percorsi sociale
della Moldova. Chiudo
questo intervento richiamando un aspetto determinante del nostro impegno e
che offriamo a tutti voi come riflessione per comprendere cosa sarebbe
giusto fare. Noi stiamo investendo molto sulla famiglia e sulla sua
funzione determinante per questo paese. Dobbiamo
riconoscere che la famiglia è in difficoltà, sempre più
disgregata, divisa dalla povertà e dalla emigrazione, per cui viene meno
la forma educativa più importante di questa società, che non possiamo
non considerare e sostenere. Il 47% della emigrazione moldava è composta
da donne, la maggior parte madri di famiglia che hanno lasciato,
ovviamente per necessità, la propria casa e sono a lavorare all’estero. Le
difficoltà vissute dalla famiglia rappresentano il problema attuale più
grave e sul quale bisogna maggiormente intervenire per dare solidità alla
società moldava. Non
sto qui ad elencare cosa noi facciamo. Non abbiamo bisogno di esaltare il
lavoro svolto, ma solo di lanciare un appello all’impegno comune e
solidale per il bene di questa terra, avendo riferimenti, come il
Consiglio d’Europa, dai quali trarre suggerimenti e sollecitazioni di
valore. A
voi tutti grazie per averci ascoltato ed abbiate con convinzione che il
popolo moldavo è meraviglioso e merita da parte di noi un impegno chiaro
e determinante, per cui anche noi abbiamo una funzione storica, di cui
forse dovremo rendere conto a Dio. (Dr.
Ilie Zabica) Il
Consiglio d'Europa denuncia: il traffico di immigrati clandestini produce ogni anno 10 miliardi di dollari Un
immigrato illegale deve pagare in media 13 mila dollari per andare dalla
Cina all'Italia e 500 per raggiungere la penisola dall'Ungheria. Da 1.000
a 100.000 dollari sono necessari per andare negli Stati Uniti a seconda
dell'itinerario e dell'origine. Per entrare in Spagna dall'Asia
meridionale ci vogliono 6.000 dollari, che diventano 12.000 se con
documenti falsi. Dall'Africa settentrionale la quota è rispettivamente di
4.000 e 6.000 dollari. Dalla Russia in Europa, passando per l'Ungheria,
occorrono dagli 800 ai 10.000 dollari. Sono
alcuni dei dati che emergono da un rapporto condotto dal comitato Moneyval
del Consiglio d'Europa, sui "proventi della tratta di esseri umani e
dell'immigrazione clandestina e contrabbando di individui". Per
quanto riguarda i paesi di transito per raggiungere l'Italia, Cipro è la
tappa più cara, da 3.000 a 5.000 dollari, seguita dalla Slovacchia da
3.000 a 4.000. Per passare attraverso la ex-Macedonia il prezzo varia tra
1.000 e 1.500 euro, mentre attraverso Serbia e Montenegro sono 1.000
dollari. Passare per Malta, da cui provengono molti degli sbarchi a
Lampedusa, costa dagli 800 ai 1.000 dollari, 500 dalla Croazia. In
generale le cifre necessarie per transitare, o per andare da un paese ad
un'altro variano a seconda di vari fattori. Tra questi ci sono la
nazionalità e la ricchezza del migrante e i rischi che il viaggio
comporta. Infatti più i confini sono sicuri, più è difficile
penetrarli, il che comporterà un costo maggiore. Altri elementi presi in
considerazione sono la "professionalità" dei gruppi criminali,
ovvero la loro esperienza e capacità organizzativa. Il livello di comfort
del viaggio e l'attrattiva del paese di destinazione sono altri fattori
determinanti. In
base a queste considerazioni i paesi che costano di più agli immigrati
clandestini sono gli Stati Uniti, seguiti dal Canada e dai paesi
scandinavi. Per raggiungere il Canada infatti ci vogliono dai 20.000 ai
60.000 dollari, mentre ce ne vogliono circa 5.000 o 6.000 per la Danimarca
e la Norvegia. Il rapporto sottolinea l'importanza della raccolta di dati
per determinare, seppure in maniera sommaria, l'estensione e soprattutto
il ricavato che l'immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani
apportano alle reti criminali internazionali. Secondo
Moneyval, il traffico umano e l'immigrazione clandestina, sono i business
criminali più prosperi e sono sempre in crescita, tanto da aver ormai
raggiunto le stesse proporzioni del traffico di droga e di armi. Si stima
che l'ammontare di queste pratiche illegali sia di 10 miliardi di dollari
l'anno, ma che nonostante la gravità del problema, ci siano pochissime
conoscenze sui metodi usati dalle organizzazioni a delinquere, e che sia
molto difficile determinare con esattezza le cifre reali del guadagno di
traffico e immigrazione illegali. Alcuni
paesi, tra cui l'Italia, hanno fornito dati utili per capire l'ammontare
dei guadagni in alcuni casi specifici. In Italia, ad esempio, esiste il
sequestro degli immigrati illegali, che diventano allo stesso tempo
schiavi contrabbandati. Nel caso degli immigrati cinesi, essi vengono
comprati ad un prezzo medio di 5.000-6.000 dollari a persona. Il
trasferimento in Italia di solito comprende una sosta in un paese dell'est
europeo, dopodiché il gruppo viene consegnato all' organizzazione
criminale responsabile di contrabbandare gli immigrati nel paese. Una
volta in Italia, vengono tenuti in ostaggio finché parenti o futuro
datore di lavoro non paghi la cauzione per il loro rilascio. (www.stranieriinitalia.it)
·
Italia
– Lecce. Si
invita ad annotare i nuovi indirizzi della Fondazione Regina Pacis: -
Sede
di Lecce: via
Paolo Stomeo, 9 – 73100 LECCE -
Centralino:
0832.218301 -
Fax:
0832.340885
– 0832.575026 -
Indirizzo
e.mail: fondazione@reginapacis.org ·
Italia
- Lecce.
Il Progetto Marta continua il suo servizio
anche nel periodo estivo, per cui agli amici che usufruiscono di tale
gesto di carità per le strade di Lecce è garantito il pasto quotidiano,
oltre a ciò che abitualmente ricevono o richiedono per le loro necessità. ·
Francia
– Marsiglia.
Dal
prossimo settembre la Fondazione Regina Pacis sarà impegnata anche a
Marsiglia per la formazione di operatori di strada nel contrasto al
fenomeno della tratta. L’invito è giunto da un gruppo di associazioni
francesi che da tempo sono impegnate nel monitoraggio del fenomeno della
tratta nel territorio della Costa Azzurra, riscontrando oltre ad una
elevata presenza di vittime, anche la necessità di poter usufruire di
personale molto preparato. Il lavoro della Fondazione sarà quello di
effettuare la formazione degli operatori e costituire la rete di
collegamento con i paesi di provenienza delle ragazze, in particolare
Albania e paesi dell’est. ·
Moldavia
– Chisinau. Sono
a disposizione i lavori prodotti dai bambini di strada in Moldavia. Si
tratta in modo particolare di elaborati in carta ed in legno. Nel primo
cosa si tratta di biglietti augurali e utili per la formulazioni di
inviti. Molto belli sono anche i prodotti in legno, lavorati a mano. I
bambini hanno imparato ad elaborare oggetti anche di valore oltre ad
effettuare anche dei ritratti in legno.
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S
o l i d a r i e t à
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anche Tu a dare dignità alle persone
La Fondazione svolge la sua attività grazie alla
disponibilità di persone che hanno scelto di dedicare parte del proprio tempo,
delle proprie capacità e delle proprie risorse a favore del prossimo.
Ovviamente grande è la necessità di fondi perché le iniziative intraprese
possano avere uno sviluppo significativo.
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