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Notiziario n.47 – 3 luglio 2005

 

 

 

La verità è nella carità

 

Silenzioso e sereno ritorno di Don Cesare

 Lo ha chiesto a tutti fin dal primo istante della sua libertà:”Silenzio e nessun chiasso o trionfalismo”.

Così don Cesare, il 17 giugno scorso, ha salutato gli amici e tutti coloro che hanno fatto corona alla sua gioia, chiedendo il silenzio assoluto, nella piena convinzione che solo tale atteggiamento potrà permettere l’affermazione della verità e donare serenità a chi ha la competenza di esercitare la giustizia.

Niente stampa, nessuna dichiarazione, nessuna festa, ma solo un immediato e tanto atteso viaggio in Moldavia, dove don Cesare era atteso dai suoi bambini.

“La verità è nella carità” ha detto a tutti, infatti don Cesare per alcune sere è andato a distribuire i pasti con il “Progetto Marta”, porgendo, anche nel silenzio della sua sofferenza, il pasto ai tanti poveri che vengono quotidianamente serviti dalla Chiesa di Lecce.

Non stupisce tale atteggiamento di don Cesare, perché questo è lui, interiormente libero e pronto a donare la propria vita per gli altri.

Siamo venuti a conoscenza di un fatto, che lascia trasparire i sentimenti d questo prete sulla strada: il 13 giugno scorso, giorno di Sant’Antonio, ha distribuito il tradizionale “pane di Sant’Antonio” nell’aula del Tribunale dove di effettuava l’incidente probatorio che lo riguardava. Cioè, mentre la giustizia procedeva per affermare la verità dei suoi comportamenti, lui, il prete del pane e dei poveri, si preoccupava di donare a tutti il “pane della misericordia e del perdono”.

Sono gesti che parlano e testimoniano le sue scelte di vita, oltre alla libertà interiore che lo ha sempre contraddistinto.

Alla notizia della libertà ha solo detto:”Mi ha liberato il coraggio del perdono”.

Relazione della Fondazione Regina Pacis

al Consiglio d’Europa sulla funzione degli organismi di solidarietà in Moldova

- Chisinau  30 giugno 2005 -

E’ molto importante per noi tutti ritrovarci in questo contesto per fare una riflessione sul percorso della Moldova e soprattutto per il suo futuro, ben consapevoli, come è emerso in questi giorni, che siamo in una fase di transizione.

La mia riflessione vuol essere prima di tutto un invito ad essere pienamente consapevoli che fra pochissimi anni la Moldova sarà il paese di congiungimento tra l’Europa dell’Est e la Comunità Europea, per cui non saremo un paese di prossimità, termine oggi usato dall’Unione Europea, ma saremo il territorio del dialogo per la vera ed autentica unione dell’Europa.

Essere terra confine vuol dire trarne ogni utile vantaggio, sotto tutti i punti di vista, assumendo funzioni e ruoli determinanti per tutta la politica futura dell’Europa, che si andrà a comporre nei prossimo venti anni.

In questa fase ogni realtà sarà impegnata e dovrà assumere una funzione, per cui se la politica sarà chiamata a studiare le strategie della evoluzione della Moldova, gli organizzazioni, come la Fondazione Regina pacis, dovranno saper camminare con il popolo per accompagnarlo in questo processo evolutivo di grande importanza.

Ancor di più possiamo affermare che gli organismi, sia quelli nazionali che quelli internazionali, potranno assumere l’importante funzione di “mediazione e dialogo” tra la politica ed il territorio, soprattutto le fasce sociali più deboli, “traghettando” la Moldova verso un futuro di grande rilevanza internazionale.

Il Presidente della Fondazione Regina Pacis, Mons. Cesare Lodeserto, che è un italiani, parlando spesso in Convegni, anche ad alti livelli, sogna la Moldova coma la “Svizzera dei paesi dell’est”, proprio per la sua funzione strategica di dialogo in quest’area dell’Europa.

Non ci spaventi tale idea, ma ci faccia comprendere a quale impegno siamo chiamati tutti, ognuno con le proprie funzioni e responsabilità, uniti nell’obiettivo di dare coraggio e forza al popolo moldavo, a cui va restituita la dignità del suo passato e della sua storia.

Oggi io rappresento la Fondazione Regina pacis che è un organizzazione impegnata sul territorio moldavo nel contrasto al traffico degli esseri umani, nel sostegno alle fasce deboli della società, come gli anziani e bambini, nella formazione dei giovani e promozioni di nuovi itinerari educativi, nell’incentivazione dello sviluppo locale.

La sintesi del nostro operato lascia già intravedere quali sono gli obiettivi del nostro impegno, che vogliamo condividere con voi tutti senza la pretesa di avere la soluzione per tutti i problemi, ma solo per quello spirito di collaborazione con lo Stato e gli organismi internazionali, che ha sempre caratterizzato l’impegno di Mons. Cesare Lodeserto e della Fondazione Regina Pacis.

Non ritengo corretto elencare la cause che hanno determinato le tante difficoltà della Moldova e del suo popolo: sono note e vanno soprattutto prese come punto di partenza per un recupero dei migliori percorsi di impegni politico e sociale.

Noi, però, riteniamo che fondamentalmente ogni organismo che operi in Moldava, in qualsiasi settore, dal traffico alla corruzione, dai bambini alla scuola, dalla sanità alla imprenditoria, debba avere tre importanti obiettivi, che di fatto sono,come voi tutti potete ben comprendere, anche una chiara metodologia di interventi.

1.                  Obiettivo primo: prevenzione e informazione. La Moldova ha vissuto momenti difficili a causa della mancanza di una prevenzione sociale e di un impegno sul territorio che fosse caratterizzato dal dialogo con il popolo, al quale fornire informazione, conoscenza, opportunità. Oggi è determinante “parlare” con il popolo moldavo, attraverso ogni utile sistema comunicativo che gli permetta di conoscere quanto avviene e non essere coinvolto in processi che lo portano nella condizione dello sfruttamento. Sarebbe un grave errore privare il popolo moldavo della conoscenza, consegnandolo fra le mani della informazione fraudolenta, che dilaga soprattutto nei paesi lontani dalla Capitale. Bisogna andare nelle scuole, bisogna entrare nei paesi, bisogna dialogare e fare della informazione, anche quella pubblica, un momento di coinvolgimento e di crescita umana e sociale.

2.                  Obiettivo secondo: formazione. Bisogna rivalutare i percorsi educativi, soprattutto quelli scolastici, a tutti i livelli, rivedendo le programmazioni dall’Università alla Scuola materna, partendo anche dal fatto che la Moldova ha sempre offerto una cultura di valore,  ancora oggi apprezzata in tante parti del mondo. Ma è giunto il momento di rivedere i processi formativi, equipararli ai modelli europei ed esportare figure professionali di valore. Non è accettabile che nel fenomeno migratorio il laureato moldavo vada in Europa a fare il contadino. Non può essere il bisogno di denaro a dettare le regole dell’emigrazione, per cui va consolidato il percorso formativo, il quale è un valore anche per la Moldova. Gli organismo devono investire in formazione, devono investire nel coinvolgimento e responsabilizzazione dei giovani, devono restituire la dignità alla classe culturale moldava, che deve assumere un funzione determinante per il processo evolutivo della Moldova verso l’Europa.

3.                  Obiettivo terzo: sviluppo del territorio. Accanto alla informazione ed alla formazione ci vuole un determinante attività di sviluppo locale, ci vogliono degli investimento corretti ed in funzione della crescita economica del territorio e del suo popolo. Pensare che gi imprenditori europei possano venire in Moldova finalizzando i propri investimenti allo sfruttamento della mano d’opera a basso costo significa non fare sviluppo del territorio. Gli organismi devono vigilare che le regole dello sviluppo si fondino sulla crescita locale del territorio, miglioramento della qualità del lavoro e del prodotto, formazione dei dipendenti, investimenti in tecnologia, abbattimento della corruzione. Lo sviluppo locale può essere il motore che il cambiamento radicale della Moldova. Ben vengano le industrie dall’estero per investire, ma non possono assolutamente impoverire il territorio e non rappresentare una occasione di crescita sociale. Ecco perché noi affermiamo con determinazione che l’investitore estero non solo deve collocare una azienda, ma deve anche investire nella formazione della mano d’opera, deve creare opere sociale attorno all’azienda, deve procedere all’interno di un percorso di sviluppo dell’intero territorio.

La Fondazione Regina Pacis attraverso le sue opere punta al raggiungimento di questi obiettivi, per cui servire anziani e bambini non vuol dire solo dare loro da mangiare e giocare, ma anche sostenerli e inserirli in percorsi di maggiore autonomia e consapevolezza che anch’essi hanno in questa società una funzione.

Formare i bambini di strada alla lavorazione del legno, cogliendo il sorriso dinanzi ad un lavoro prodotto, vuol dire renderli consapevoli che hanno delle possibilità.

Accanto a loro dobbiamo crederci anche noi, dalla politica all’impegno sociale, avendo anche il coraggio di ripartire dall’uomo che soffre e che si rivolge a noi per chiedere aiuto, per avviare i nuovi percorsi sociale della Moldova.

Chiudo questo intervento richiamando un aspetto determinante del nostro impegno e che offriamo a tutti voi come riflessione per comprendere cosa sarebbe giusto fare. Noi stiamo investendo molto sulla famiglia e sulla sua funzione determinante per questo paese.

Dobbiamo riconoscere che la famiglia è in difficoltà, sempre più disgregata, divisa dalla povertà e dalla emigrazione, per cui viene meno la forma educativa più importante di questa società, che non possiamo non considerare e sostenere. Il 47% della emigrazione moldava è composta da donne, la maggior parte madri di famiglia che hanno lasciato, ovviamente per necessità, la propria casa e sono a lavorare all’estero.

Le difficoltà vissute dalla famiglia rappresentano il problema attuale più grave e sul quale bisogna maggiormente intervenire per dare solidità alla società moldava.

Non sto qui ad elencare cosa noi facciamo. Non abbiamo bisogno di esaltare il lavoro svolto, ma solo di lanciare un appello all’impegno comune e solidale per il bene di questa terra, avendo riferimenti, come il Consiglio d’Europa, dai quali trarre suggerimenti e sollecitazioni di valore.

A voi tutti grazie per averci ascoltato ed abbiate con convinzione che il popolo moldavo è meraviglioso e merita da parte di noi un impegno chiaro e determinante, per cui anche noi abbiamo una funzione storica, di cui forse dovremo rendere conto a Dio.

(Dr. Ilie Zabica)

 

Il Consiglio d'Europa denuncia:

il traffico di immigrati clandestini

produce ogni anno 10 miliardi di dollari

Un immigrato illegale deve pagare in media 13 mila dollari per andare dalla Cina all'Italia e 500 per raggiungere la penisola dall'Ungheria. Da 1.000 a 100.000 dollari sono necessari per andare negli Stati Uniti a seconda dell'itinerario e dell'origine. Per entrare in Spagna dall'Asia meridionale ci vogliono 6.000 dollari, che diventano 12.000 se con documenti falsi. Dall'Africa settentrionale la quota è rispettivamente di 4.000 e 6.000 dollari. Dalla Russia in Europa, passando per l'Ungheria, occorrono dagli 800 ai 10.000 dollari.

Sono alcuni dei dati che emergono da un rapporto condotto dal comitato Moneyval del Consiglio d'Europa, sui "proventi della tratta di esseri umani e dell'immigrazione clandestina e contrabbando di individui".

Per quanto riguarda i paesi di transito per raggiungere l'Italia, Cipro è la tappa più cara, da 3.000 a 5.000 dollari, seguita dalla Slovacchia da 3.000 a 4.000. Per passare attraverso la ex-Macedonia il prezzo varia tra 1.000 e 1.500 euro, mentre attraverso Serbia e Montenegro sono 1.000 dollari. Passare per Malta, da cui provengono molti degli sbarchi a Lampedusa, costa dagli 800 ai 1.000 dollari, 500 dalla Croazia.

In generale le cifre necessarie per transitare, o per andare da un paese ad un'altro variano a seconda di vari fattori. Tra questi ci sono la nazionalità e la ricchezza del migrante e i rischi che il viaggio comporta. Infatti più i confini sono sicuri, più è difficile penetrarli, il che comporterà un costo maggiore. Altri elementi presi in considerazione sono la "professionalità" dei gruppi criminali, ovvero la loro esperienza e capacità organizzativa. Il livello di comfort del viaggio e l'attrattiva del paese di destinazione sono altri fattori determinanti.

In base a queste considerazioni i paesi che costano di più agli immigrati clandestini sono gli Stati Uniti, seguiti dal Canada e dai paesi scandinavi. Per raggiungere il Canada infatti ci vogliono dai 20.000 ai 60.000 dollari, mentre ce ne vogliono circa 5.000 o 6.000 per la Danimarca e la Norvegia. Il rapporto sottolinea l'importanza della raccolta di dati per determinare, seppure in maniera sommaria, l'estensione e soprattutto il ricavato che l'immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani apportano alle reti criminali internazionali.

Secondo Moneyval, il traffico umano e l'immigrazione clandestina, sono i business criminali più prosperi e sono sempre in crescita, tanto da aver ormai raggiunto le stesse proporzioni del traffico di droga e di armi. Si stima che l'ammontare di queste pratiche illegali sia di 10 miliardi di dollari l'anno, ma che nonostante la gravità del problema, ci siano pochissime conoscenze sui metodi usati dalle organizzazioni a delinquere, e che sia molto difficile determinare con esattezza le cifre reali del guadagno di traffico e immigrazione illegali.

Alcuni paesi, tra cui l'Italia, hanno fornito dati utili per capire l'ammontare dei guadagni in alcuni casi specifici. In Italia, ad esempio, esiste il sequestro degli immigrati illegali, che diventano allo stesso tempo schiavi contrabbandati. Nel caso degli immigrati cinesi, essi vengono comprati ad un prezzo medio di 5.000-6.000 dollari a persona. Il trasferimento in Italia di solito comprende una sosta in un paese dell'est europeo, dopodiché il gruppo viene consegnato all' organizzazione criminale responsabile di contrabbandare gli immigrati nel paese. Una volta in Italia, vengono tenuti in ostaggio finché parenti o futuro datore di lavoro non paghi la cauzione per il loro rilascio.                     (www.stranieriinitalia.it)

 

Notizie in breve

·              Italia – Lecce. Si invita ad annotare i nuovi indirizzi della Fondazione Regina Pacis:

-        Sede di Lecce:        via Paolo Stomeo, 9 – 73100 LECCE

-        Centralino:             0832.218301

-        Fax:                    0832.340885 – 0832.575026

-        Indirizzo e.mail:      fondazione@reginapacis.org

 

·             Italia - Lecce. Il Progetto Marta continua il suo servizio anche nel periodo estivo, per cui agli amici che usufruiscono di tale gesto di carità per le strade di Lecce è garantito il pasto quotidiano, oltre a ciò che abitualmente ricevono o richiedono per le loro necessità.

 

·             Francia – Marsiglia. Dal prossimo settembre la Fondazione Regina Pacis sarà impegnata anche a Marsiglia per la formazione di operatori di strada nel contrasto al fenomeno della tratta. L’invito è giunto da un gruppo di associazioni francesi che da tempo sono impegnate nel monitoraggio del fenomeno della tratta nel territorio della Costa Azzurra, riscontrando oltre ad una elevata presenza di vittime, anche la necessità di poter usufruire di personale molto preparato. Il lavoro della Fondazione sarà quello di effettuare la formazione degli operatori e costituire la rete di collegamento con i paesi di provenienza delle ragazze, in particolare Albania e paesi dell’est.

 

·           Moldavia – Chisinau. Sono a disposizione i lavori prodotti dai bambini di strada in Moldavia. Si tratta in modo particolare di elaborati in carta ed in legno. Nel primo cosa si tratta di biglietti augurali e utili per la formulazioni di inviti. Molto belli sono anche i prodotti in legno, lavorati a mano. I bambini hanno imparato ad elaborare oggetti anche di valore oltre ad effettuare anche dei ritratti in legno.

 

Il cestino dei poveri va riempito

 

DONAZIONI IN DENARO

Dal 01.04.2005

Somma prec.

 

 

12.050,00

Benefattore

Destinazione

Donazione

Fam. Greco – Lecce

Casa famiglia - Chisinau

50,00

N.N. – Lecce

Casa Regina Pacis

10,00

N.N. – Lecce

Casa Regina Pacis

10,00

N.N. – Lecce

Casa famiglia - Chisinau

10,00

Fam. Greco – Lecce

Centro Regina Pacis – Lecce

20.00

N.N. – Chisinau

Casa famiglia – Chisinau

200,00

Fam. Carlino – Lecce

Adozione

120,00

Fam. Vezzoni – Mantova

Adozione

40,00

Sac. Mauro Carlino – Lecce

Adozione

250,00

N.N. – Lecce

Casa famiglia - Chisinau

10,00

Don Pasquale Rugge – Strudà (Le)

Casa famiglia - Chisinau

100,00

Fam. Palladino – Lecce

Adozione

50,00

Fam. Paolo De Palma – Bari

Centro Regina Pacis – Lecce

50,00

Fam. Grilletti – Ostia

Adozione

25,00

Diac. F. Bellavita  - Novoli (Le)

Casa famiglia – Chisinau

40,00

Abubacar Osman – Ghana

Casa famiglia – Chisinau

50,00

Don G.Sammarco - Lecce

Casa famiglia – Chisinau

100,00

 

 

 

TOTALE

 

13.175,00

 

 

 

DONAZIONI VARIE

 

 

Benefattore

Destinazione

Donazione

Caritas Arcidiocesi di Lecce

Casa Regina Pacis

Mater. bambini

Dr. Romeo Metrangolo - Trepuzzi

Casa Regina Pacis

Mater. dentistico

Gruppo Missionario Orat. Belvedere

Casa Provvidenza - Chisinau

Viveri e vestiario

Gruppo Missionario Orat. Belvedere

Casa famiglia - Chisinau

Viveri e vestiario

Maria Rosaria Serinelli - Squinzano

Casa Regina Pacis

Mater. bambini

ASL – Lecce

Interv. umanitario in Moldavia

Coperte

Amici di Asti

Interv. umanitario in Moldavia

Materiale vario

Nigito Gaetano – Novara

Produzione pane – Chisinau

Farina

Ass.ne E. Rossetto – Cava de’ Tirreni

Casa Regina Pacis

Tornio per legno

Interfrutta – Lecce

Casa Regina Pacis

Viveri

Fam. Paolo De Palma – Bari

Centro Regina Pacis – Lecce

Vestiario

 

 

 

 

 

 

S o l i d a r i e t à

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Conto corrente bancario

 

Intestato a Fondazione Regina Pacis
Conto n. 652298-38

ABI 03002    CAB 16000   CIN  W

Banca di Roma Filiale 03800 Lecce – 1

 

 

 

Conto corrente postale

 

Intestato a Fondazione Regina Pacis - Lecce

Conto n. 12525754

 

 

 

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Le erogazioni liberali effettuate da soggetti titolari di reddito d'impresa sono invece deducibili per un importo massimo di euro 2068,83 ovvero del 2% del reddito d'impresa (art.6, comma 2, c sexies) del DPR n. 917/1986).

 

La detrazione è consentita a condizione che il versamento venga eseguito tramite banca o ufficio postale.


Grazie per il sostegno

 

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Allegato de L’Ora del Salento

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