La
Commissione, appositamente costituita presso l’UNAR, per l’esame delle
istanze di cui all’art.6 del D.Lgs 215/2003, ha espresso parere
favorevole all’iscrizione della Fondazione Regina Pacis nel “Registro
delle Associazioni e degli Enti che svolgono attività nel campo della
lotta alle discriminazioni”. L’inserimento
nell’elenco, costituito anche presso i competenti Uffici del Ministero
del lavoro e delle politiche sociali, consentirà anche alla Fondazione
Regina Pacis di agire in giudizio in nome, per conto o a sostegno del
soggetto passivo della discriminazione. Il
riconoscimento reso alla Fondazione Regina Pacis da parte della Presidenza
del Consiglio, ancora una volta mette in luce le motivazioni e gli
obiettivi dell’impegno fino ad ora attuato. Ci
sarebbero tanti motivi che rallentare il passo e ritirare “i remi in
barca”, ma non è possibile e non sarebbe
giusto, soprattutto per rispetto sia verso coloro che sono stati
beneficati dall’impegno della Fon dazione, sia per rispetto verso coloro
che fino ad oggi, con dedizione e spirito di sacrificio, hanno reso
possibile il bene. La
Fondazione Regina Pacis, pur dovendo convivere con la “zizzania” deve
ancora scrivere pagine meravigliose di carità. Il
TAR dà ragione alla Fondazione Regina Pacis e consegna il permesso di
soggiorno a due donne nigeriane, destinatarie di espulsione con i loro
piccoli bambini Ma
di questo nessuna parla! E’
stato il TAR di Lecce e restituire la giusta dignità a due giovani donne
nigeriane, le quali, unitamente ai loro piccoli bambini, erano
destinataria da parte della Questura di Lecce di un “diniego” del
permesso di soggiorno. La
Fondazione Regina Pacis, in applicazione dell’art.18 D.L.vo 286/98,
aveva chiesto la concessione del permesso di soggiorno per “motivi
umanitari”. Nel frattempo le due donne avevano messo al mondo due
bambini meravigliosi. Dopo
una lunga attesa, la Questura di Lecce ha ritenuto opportuno rigettare la
domanda ed invitare le due donne, con i loro piccoli, a lasciare il
territorio italiano e fare rientro in Nigeria nel più breve tempo
possibile. La
Fondazione Regina Pacis si è appellata, come previsto dalla legislazione,
al TAR, attraverso la meritorio opera dell’Avv.Maria
Rosaria Faggiano, la quale, forte della sua straordinaria esperienza
in materia di immigrazioni, ha impostate le requisitoria in modo tale da
convincere e dimostrare la necessaria e giusta concessione del permesso di
soggiorno. L’Avvocatessa
Faggiano è già nota in Italia per i suoi ricorsi al TAR e soprattutto
per la conoscenza della materia. Nello stesso tempo va riconosciuta anche
al TAR una particolare sensibilità in tale materia: nell’anno 2004 il
TAR ha accolto tutti i ricorsi presentati in materia di espulsione. La
Fondazione Regina Pacis ha accolto con grande entusiasmo la notizia e
soprattutto le due ragazze, in ansia per il loro futuro e quello dei loro
piccoli. La
notizia è stata condivisa anche con Don Cesare Lodeserto, il quale aveva
accolto le due ragazze nel Regina Pacis, provenienti dal nord d’Italia e
per loro si era sempre battuto, fino al ricorso al TAR. Nonostante
il silenzio di don Cesare di
questi giorni, avuta la notizia nelle prime ore dello scorso 22 luglio del
successo presso il TAR di Lecce, ha così commentato:”Sono state salvate due
ragazze e due bambini, attraverso il giudizio del TAR. Mi basta! Per cui
sono disponibile ad offrire anche il sacrificio della mia condanna”. E’
proprio vero che Dio ascolta la preghiera dei poveri! La
scorsa settimana il Giudice di pace di Lecce aveva già accettato il
ricorso della Fondazione per un cittadino albanese espulso, ma con una
bambina in Italia. Un’altra vittoria!. Tutto
questo non fa cronaca al cospetto degli uomini, ma ha valore al cospetto
di Dio. A
Chisinau un laboratorio informatico per
i bambini di strada Non
accade tutti i giorni che si veda un “bambino di strada” rincorrere
con stupore e passione le immagini di un personal computer e poter toccare
con mano i mostri della telematica, fino ad ora osservati da lontano con
il naso schiacciato sulle vetrate delle banche di Chisinau e sempre con la
paura di essere bastonati dalla vigilante. Presso
la casa
famiglia per bambini di strada di Chisinau in Moldavia, opera
della Fondazione Regina Pacis, a giorni verrà completata
l’installazione di un laboratorio informatico e di una biblioteca, dove
i bambini ospiti della struttura potranno iniziare un semplice ed
elementare corso di formazione. Bisogna
prima di tutto dire grazie all’amico Mario
di Verona ed all’Associazione
Santa Chiara, la quale ancora una volta ha messo a disposizione il
denaro utile per la realizzazione dell’ambiente e l’acquisto dei
materiali necessari. Fino
ad ora ai bambini sono state offerte interessanti opportunità di
formazione, soprattutto per lo sviluppo e la crescita della manualità
personale, come la lavorazione della carta e del legno. Il
passaggio all’informatica elementare ed all’acquisizione delle più
elementari nozioni per l’uso di un personal computer potrà anche
apparire un salto nel vuoto o un’impresa inutile, ma di fatto
rappresenta una scelta fatta dagli stessi bambini, i quali hanno espresso
di avere in un ambiente della “loro” casa famiglia in un angolo in cui
continuare, soprattutto nelle ore serali un cammino formativo. Le
scelte che la Fondazione Regina Pacis opera per i bambini di strada fanno
parte di percorsi educativi mirati e soprattutto “innovativi”, perché
si vuol mettere in campo una metodologia di intervento rinnovata dalle
diverse esperienze che la stessa Fondazione sta sperimentando. La
casa-famiglia Regina Pacis, con sede a Chisinau in Str. Avram Iancu, potrà
essere nel tempo un vero laboratorio per la sperimentazione dei migliori
interventi educativi in favore dei bambini provenienti dal disagio
sociale. La
sala dei computer è un altro passo di un lungo cammino! Gli
amici di www.moldweb.it in
visita alle strutture della
Fondazione in Moldavia Nei
giorni scorsi Domenico Amato ha voluto rivivere una giornata tra le povertà
di Chisinau e scoprire l’impegno generoso dei giovani moldavi del Regina
Pacis Circa
otto anni fa, durante i primi sbarchi di albanesi sulle coste pugliesi
ebbi modo di visitare il centro di prima accoglienza di San Foca, ad
Otranto, provincia di Lecce. Il Regina Pacis. Da qualche parte forse ho
ancora qualche fotografia di quel centro voluto e gestito dalla curia
leccese per sopperire all'inefficienza di uno Stato incapace di portare
aiuto a quella marea di donne, bambini e uomini che quotidianamente
giungevano a terra bagnati fradici, senza un presente, in cerca di un
futuro. Qualcosa cambiò anche in me... Direttore
di quel centro era un certo don Cesare Lodeserto, un prete! Un nome che
fino ad allora credo non dicesse niente a nessuno. Un nome che nel tempo
ha fatto discutere, nel bene e nel male. Un nome che non ho mai
dimenticato e che dopo anni ritrovo nel cammino della mia vita. La
Fondazione Regina Pacis è cresciuta e da qualche anno si è trasferita
anche in Moldova. Da un centro di accoglienza per le ragazze vittime della
tratta, ad un primo centro per bambini di strada, o come direbbe don
Cesare, bambini in strada, a Chisinau, ad un secondo centro per
bambini a Tiraspol passando per l'assistenza e la distribuzione dei pasti
agli anziani e ai meno fortunati per i quali ogni giorno quel piatto caldo
significa poter sopravvivere. Nel
mio ultimo viaggio ho voluto rendermi conto di persona cosa fosse il
Regina Pacis in Moldova. Avevo già incontrato don Cesare durante il
meeting di Moldweb.it a Chisinau e con lui anche Ilie Zabica, il
responsabile locale della Fondazione. Sapevo che non avrei avuto modo di
vedere don Cesare durante la mia visita al centro, ma Ilie, da buon
direttore, non ci ha fatto certo sentire la sua mancanza. Fissato
l'appuntamento ci siamo presentati nel suo ufficio. Vittoria, la nostra
"guida", e Nicola (entrambi conosciuti attraverso il forum)
assieme a mia moglie ed io. Ilie si è reso immediatamente disponibile
raccontandoci quello che è l'operato della Fondazione in Moldova e
rispondendo senza alcuna esitazione ad ogni nostra domanda. Giunta
l'ora del pranzo Ilie ci propone di fare un giro nei punti di
distribuzione dei pasti. Molto volentieri! Partiamo verso il primo centro,
quello che nella notte ospita i ragazzi e le ragazze che non hanno un
letto. Visitiamo velocemente la struttura. Camere da quattro posti, due
letti a castello. Pulite, ordinate e ben sistemate. Bagni e cucina idem.
Intanto nel piazzale esterno inizia la distribuzione. Gente dignitosa i
coda silenziosamente per potersi portar via in un semplice contenitore un
piatto di minestra calda, un secondo e
una pagnotta cotta nel forno della fondazione. Mi sento a disagio nel
non aver contribuito alla preparazione di quel pasto... Proseguiamo.
Secondo punto di distribuzione... ricavato in una stanza buia di una
associazione per invalidi. Anche qui decine di persone attendono in un
dignitoso silenzio. Vedono Ilie e lo salutano con gioia, lui ricambia, si
ferma qualche istante a chiacchierare con gli anziani. Entriamo e alla
vista della mia fotocamera qualcuno accenna un sorriso. Mia moglie mi
traduce le parole di una vecchietta:"Grazie, grazie per tutto ciò
che fate per noi!". Il mio disagio aumenta... Ultima
tappa. Il centro diurno dove le suore si occupano dei ragazzi e delle
ragazze ospiti della Fondazione. Una bella villetta poco fuori città
(siamo sempre a Chisinau). Anche qui ordine e pulizia ovunque. Ci mostrano
alcuni dei lavori fatti durante la giornata. Ad ognuno il suo... le
ragazze bigliettini d'auguri, i ragazzi la lavorazione del legno. Vere
opere d'arte! Qui
termina la nostra visita. Con
questo mio racconto ho voluto dare, nel mio piccolo, un insignificante
contributo a questa immensa opera di carità. Ho vissuto un giorno
speciale che, come quello di otto anni fa, difficilmente dimenticherò!
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