“Silenzio
e carità” E’
una espressione lapidaria, la quale manifesta l’atteggiamento della
Fondazione Regina Pacis nella sua attuale situazione. Il
“silenzio” per non essere
coinvolti in strumentalizzazioni e vivere nel rispetto le determinazioni,
in attesa del futuro. La
“carità” per andare avanti
e non far pagare ai tanti uomini e donne, serviti dalla Fondazione Regina
Pacis, il prezzo del chiasso e del “dire pur di dire”. Ci
sono dei momenti in cui il silenzio è una scelta di fondamentale
importanza, non solo per il doveroso rispetto verso tutti, ma anche per
non celebrare, come spesso accade, ulteriori processi fuori dalle
competenti e giuste sedi. Il
rispetto del silenzio serve per non
far dire ciò che non è stato mai detto e non si vuol dire, come è
accaduto nei giorni scorsi. La
Fondazione Regina Pacis è ben lontana dalle logiche delle
strumentalizzazioni e continua doverosamente i suoi percorsi di carità e
dedizione agli ultimi, con lo spirito di sempre e nella piena
consapevolezza di adempiere un servizio che prima di tutto è dono di Dio
e poi anche un ruolo di solidarietà nei territori dove è inserita. La
Fondazione cammina e cresce nella carità, dal Progetto Marta
all’accoglienza della vittime della tratta, oltre a nuovi servizi che
sono stati attivati non solo sul territorio della Provincia di Lecce, ma
anche in altre realtà italiane. Le
sentenze vanno rispettate, in attesa delle fasi successive, ma la carità
deve procedere nel silenzio e con la passione di sempre, perché, come ci
insegna la parola di Dio, “i poveri saranno sempre con noi”. Le
sentenze, come i riconoscimenti, che non mancano, ed ambedue sono una
grande scuola di vita ed un’occasione per crescere nell’umiltà e
nella dedizione agli ultimi. Grazie!
Anche
a Chisinau, in Moldavia, c’è un gran caldo! I bambini di strada,
assistiti dalla Fondazione Regina Pacis e dalle Suore Salesiane dei Sacri
Cuori, sono tutti nella struttura di formazione e cercano angoli di
ristoro, proprio loro, che sono più disponibili a sopportare le rigide
temperature imposte dall’inverno dell’est. Nella
struttura entra don Cesare, con il suo abito nero da prete, per di più
con la giacca nera. Nel
gruppo dei ragazzi che si rincorre nella struttura c’è Arteom, figlio di Valerio, al quale da poco tempo è stato fatto
dono di una piccola abitazione, per poter abitare insieme ad un altro
figlio. Arteom
si stacca dal gruppo e va incontro a don Cesare e, come sempre, gli
stringe la mano, lo accarezza, cerca il suo affetto, che don Cesare non
manca di donare con gesti di attenzione. Arteom,
all’improvviso, si toglie il cappello dalla testa e lo offre a don
Cesare, perché possa ripararsi dal sole. Don
Cesare raccoglie il cappello di Arteom, che non è altro che un cencio di
stoffa lacera, consumata e sporca… ma
è il cappello di Arteom, che il piccolo povero ha tolto dalla testa
per donarlo all’amico del cuore, al padre che lo ha raccolto dalla
strada e gli ha fatto avere una casa, al prete che vive per loro e con
loro. Don
Cesare, senza perdere un istante mette sul capo il cappello di Arteom ed i
due si guardano, con stupore e commozione. Arteom
si stupisce del fatto che don Cesare possa mettere sulla testa un cappello
così sporco e lacero. Don Cesare, invece, è contento di poter possedere
un “trofeo” della carità così ricco di messaggi. Momenti
meravigliosi di una carità senza limiti, senza barriere, senza timori,
una sola certezza: in quel cappello è racchiusa la forza di amare. Ambedue
sono contenti e si abbracciano per “celebrare” la forza dei gesti e
dei sentimenti, oltre al coraggio di essere interiormente liberi. Don
Cesare saluta Arteom e prende la strada dell’aeroporto, deve fare
rientro in Italia, ma stringe fra le mani il cappello del piccolo povero. Il
volto del prete è segnata dalla gioia di quel gesto, che ha scavato ancor
di più nel suo cuore il solco del sacrificio per gli altri, del morire a
tutti i costi. Una
volta sull’aereo il cappello di Arteom è servito per asciugare le
lacrime di don Cesare, lacrime che ormai da troppo tempo stanno segnando
il suo volto ed il suo cuore. Don
Cesare stringe il cappello e piange, nessuno conosce i sentimenti che lo
stanno avvolgendo. SI possono comprendere. All’improvviso,
continuando a piangere, don Cesare mette in testa il cappello di Arteom,
qualcuno ride. Chi conosce don Cesare ha ben compreso il significato di
quel gesto e quanto coraggio quest’uomo ha di andare avanti nonostante
tutto e sempre per amore ai poveri ed ai piccoli come Arteom, che con il
suo cappello ha arricchito la vita di questo prete… A
Lecce la nazionale di calcio moldava Il
12 ottobre la partita contro la rappresentanza italiana L’otto
settembre 2004 la nazionale italiana giocò nello stadio di Chisinau la
partita contro la Moldavia, per la qualificazione ai prossimi campionati
europei. L’Italia
superò la Moldavia per una rete a zero. Ma
i giornali, nel riportare la cronaca della partita, che non fu esaltante,
nonostante la rete messa a segno da Del Piero, fecero notare che la vera
vittoria fu quella della solidarietà. Infatti nel corso della sua
permanenza in Moldavia, la FIGC organizzò un incontro con la Fondazione
Regina Pacis e la visita di alcuni calciatori della nazionale alla
struttura che opera a servizio dei bambini di strada. La
FIGC nell’occasione attuò anche l’iniziativa di adottare alcuni
bambini, attraverso una somma messa a disposizione, anche la
collaborazione della Santa Sede. La
partita di ritorno, come stabilito nei giorni scorsi dalla FIGC, verrà
effettuata a Lecce il prossimo 12 ottobre, nello stadio di via del mare. A
Lecce ha sede anche la Fondazione Regina Pacis, che l’unico organismo
non governativo italiano operante in Moldavia, come a tutti e noto, per
cui in occasione della competizione calcistica, che ospiterà non pochi
moldavi, verranno certamente continuate le iniziative, già avviate, per i
bambini di strada. E’
importante che oltre la competizione calcistica, che ha una sua rilevanza,
il calcio sappia essere occasione di solidarietà, di amicizia, di
conoscenza dell’altro. Se poi l’altro è un povero, allora il calcio
diventa gesto di solidarietà che abbatte le differenze e sul campo non
solo offre l’agonismo sportivo, ma anche il valore della comunione fra i
popoli. La
partito di calcio tra Italia e Moldavia dovrà essere anche occasione di
crescita nella solidarietà, non a caso la partita si svolgerà a Lecce,
terrà che attraverso l’impegno della Fondazione Regina Pacis
e l’accoglienza di molte vittime della tratta provenienti da
quella terra, ha permesso a molti di apprezzare e conoscere la Moldavia.
·
Dal
3 agosto i giovani salesiani del Piemonte a Chisinau
per il campo di lavoro accanto ai bambini di strada della Fondazione
Regina Pacis. E’ don Alberto a guidare il gruppo di giovani volontari
che nel corso dell’anno si sono preparati per la partenza in Moldavia e
finalmente possono vivere la loro esperienza. Ad attenderli i bambini di
strada, che fino a pochi giorni fa sono stati aiutati dai volontari
rogazionisti. Il campo di lavoro, che si svolgerà tutto nella capitale
moldava, avrà termine il 21 agosto prossimo. ·
Arriva
sr. Cristina a San Foca.
Già tutti la immaginano con lo zaino sulle spalle che arriva presso il
Centro, come ogni anno, per dedicarsi alle ragazze ed i bambini accolti
nella struttura. Insieme a lei altri amici della Fondazione, tutti
provenienti dalla famiglia salesiane piemontese, sosteranno alcuni giorni
di agosto nel Centro Regina Pacis per avviare i loro progetti di
formazione ed educazione, i quali quest’anno avranno come tema anche
quello del teatro. I bambini sono già in coda per andare al mare con sr.
Cristina! ·
Nel
mese di settembre sono previste due pubblicazioni della Fondazione Regina
Pacis. La prima riguarderà gli interventi
messi in atto in Moldavia a beneficio dei bambini di strada; la seconda,
invece, sarà una raccolta di interventi ufficiali sulla “tratta”
effettuati dalla Chiesa italiana. Le pubblicazioni saranno in lingua
italiana, inglese, moldava e russa. ·
L’Arcivescovo
di Lecce, appena rientrato dal pellegrinaggio annuale a Lourdes, parte per
il Canada,
dove incontrerà molti emigrati italiani e soprattutto provenienti dalla
regione del Molise. A Mons. Ruppi bisogna riconoscere il merito di aver
sempre curato gli emigranti, riuscendo ad essere presente in tutti i paesi
la cui presenza è notevole. Buon viaggio!
|
S
o l i d a r i e t à
Aiutaci
anche Tu a dare dignità alle persone
La Fondazione svolge la sua attività grazie alla
disponibilità di persone che hanno scelto di dedicare parte del proprio tempo,
delle proprie capacità e delle proprie risorse a favore del prossimo.
Ovviamente grande è la necessità di fondi perché le iniziative intraprese
possano avere uno sviluppo significativo.
|
Per
sostenerci |
|
|
Conto
corrente bancario Intestato a Fondazione Regina Pacis ABI 03002
CAB 16000 CIN W Banca di Roma Filiale 03800 Lecce – 1 |
|
|
Conto
corrente postale Intestato
a Fondazione Regina Pacis - Lecce Conto
n. 12525754 |
|
|
Le
erogazioni liberali in denaro, fino ad euro 2068,83 annuali, effettuate
a favore della Fondazione Regina Pacis da
parte di persone fisiche sono detraibili dall'imposta sul
reddito (IRPEF) per un importo pari al 19% della donazione (art.13bis,
lett. i bis) del DPR n. 917/1986). Le
erogazioni liberali effettuate da
soggetti titolari di reddito d'impresa sono invece deducibili
per un importo massimo di euro 2068,83 ovvero del 2% del reddito
d'impresa (art.6, comma 2, c sexies) del DPR n. 917/1986). La
detrazione è consentita a condizione che il versamento venga eseguito
tramite banca o ufficio postale. |
Grazie per
il sostegno
____________________________________________________________
Allegato
de L’Ora del Salento
Settimanale
Cattolico
Iscritto al n.517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce