Kabul,
30 luglio 2005
Cari
tutti,
anche quest’anno ce l’abbiamo fatta: il secondo anno del progetto
Jamila si è concluso positivamente. Con la fine di giugno la maggior parte
delle beneficiarie hanno terminano il ciclo del microcredito e hanno restituito
la somma ottenuta in prestito! Contestualmente hanno ricevuto anche la somma che
Pangea ha accantonato per loro come risparmio, pari alla metà del tasso
d’interesse richiesto sul risparmio (10%, di cui 5% come interesse per creare
nuovo capitale e quindi contribuire a nuovi crediti e 5% come risparmio
restituito poi alle beneficiarie, al termine del ciclo di microcredito).
Io
stessa, insieme al nostro staff afgano composto dalle quattro donne che
costantemente ed in maniera competente portano avanti il progetto, abbiamo
distribuito i soldi del risparmio alle beneficiarie. La gioia nei loro visi ha
lasciato nella mia mente una traccia indelebile. All’inizio dell’anno,
quando le incontriamo per la prima volta, le nuove beneficiarie sono timide, non
sorridono, sono piuttosto diffidenti e mostrano tutta la loro sofferenza agli
occhi di chi cerca di aiutarle. Durante l’anno devono seguire dei corsi di
matematica e ogni due mesi le incontriamo e facciamo con loro dei giochi di
animazione per farle socializzare, ridere, scherzare, ma anche pensare ai loro
dolori ed eleborandoli, potersene liberare.
Non
scorderò mai la donna che mi disse che con i soldi del guadagno del
microcredito stava cercando di ricostruire il tetto della sua casa, ma dato che
fu costruito male, le cadde in testa mentre dormiva. E alla richiesta:
“disegna cos’hai fatto con i primi guadagni del microcredito”, disegnò se
stessa che piangeva davanti alla sua casa distrutta. O la donna che ci raccontò
che voleva ingrandire la casa e che scavando vi trovò sotto fosse piene di
cadaveri. O la madre che, grazie al suo guadagno, ha fatto curare suo figlio,
rappresentato poi in un disegno come un pupazzetto con tanto nero nei polmoni.
Il giorno del ritiro del risparmio lo ha portato con sé orgogliosa di mostrarci
il suo bimbo sano.
Tanti
piccoli gesti di orgoglio, che il giorno del ritiro del risparmio sono culminati
in una danza sfrenata di una di loro - Anisgul - che ha risparmiato più di
tutte e che dalla gioia ha fatto uno scatto in piedi, seguito da un urlo e ha
cominciato a baciare la busta, alzando le braccia al cielo e a ballare per tutta
la stanza, mentre le altre battevano le mani per improvvisare un ritmo.
Donne
che rinascono, donne che ricominciano!
Di
tutte le 90 beneficiarie di quest’anno, solo due donne non ce l’hanno fatta
a restituire il credito: una di loro aveva acquistato dei pulcini, aveva
realizzato un bel pollaio ma, a seguito della grande neve che c’è stata a
febbraio, ha visto morire tutte le galline. Le abbiamo detto che poteva smetter
di pagare, non avendo più la sua fonte di reddito.
Un’altra
invece, fornaia, si è ammalata ai polmoni e invece di chiederle la restituzione
del credito, abbiamo deciso di pagarle l’ospedale e i medicinali necessari per
la guarigione.
Oggi
Merogul, sdentata, sorride felice: è guarita, ci bacia e ringrazia tutti coloro
che fanno Pangea.
A
queste beneficiarie, “vecchie” perché hanno già superato un anno di
progetto, abbiamo proposto di rinnovare il credito:
Se
vorranno accedere a delle quote maggiori di prestito dovranno investire una
parte dei loro risparmi (a seconda della cifra che chiederanno). Anche le
organizzazioni locali partner dovranno partecipare: queste sono le destinatarie
dei soldi che le beneficiarie ricevono da Pangea e poi restituiscono. I crediti
restituiti diventeranno nuovi crediti per le vecchie beneficiarie come per le
nuove, e saranno integrati da Pangea.
Solo
un terzo delle 90 beneficiarie hanno richiesto di rinnovare il credito: “ Ho
raggiunto il massimo di quello che posso fare per ora, è inutile chiedere altri
soldi” La saggezza non né mai troppa!
Altre
donne stanno per essere selezionate per continuare l’avventura di Jamila e
creare nuove opportunità in maniera circolare.
Attualmente
sono già state fatte nuove interviste a 150 donne, seguirà un’ulteriore
intervista per selezionare quelle che realmente potranno diventare potenziali
beneficiarie. Ad agosto e settembre le ragazze dello staff e le responsabili
delle ONG locali partner saranno molto indaffarate tra selezione, compilazione
del database e formazione al microcredito delle nuove beneficiarie. A ottobre ci
sarà la tanto desiderata distribuzione dei nuovi crediti per un altro anno, il
terzo.
Malgrado
la situazione in Afghanistan stia peggiorando a causa delle prossime elezioni,
le donne afghane continuano il loro percorso di autonomia. Questo
risultato dimostra che la cooperazione serve se fatta bene e che non esiste solo
l’Occidente nemico, ma anche quello amico, in cui persone si spendono nei
luoghi difficili creando e facilitando le condizioni per un cambiamento positivo
della società. Le donne sono quelle che rispondono in primis, nel bene e nel
male dei cambiamenti. E da oggi, le donne che hanno terminato il ciclo di
microcredito dovranno continuare ad affrontare la vita di tutti
i giorni, ma saranno un pochino più forti rispetto a prima.
Hanno
creato un’attività economica, hanno preso l’impegno di restituire il
prestito, ora sanno leggere e scrivere, hanno delle amiche, le vicine di
quartiere, con cui si sono incontrate ogni due mesi per ridere, piangere,
scherzare, disegnare insieme e parlare dei loro incubi come dei loro sogni. Per
socializzare e creare partecipazione tra loro.
Possiamo
quindi, tutti noi, io come voi che avete creduto in questo progetto e avete
scelto di sostenerlo e renderlo possibile, ritenerci soddisfatti di aver
partecipato alla costruzione di una piccola tessera nel mosaico dell’autonomia
della donna, di aver dato nuovi strumenti di partecipazione alla vita quotidiana
e alla condivisione pacifica di obbiettivi e futuro.
Sicuri
della buona collaborazione che si è instaurata con le organizzazioni locali di
donne e dello staff afghano di Pangea che continua a lavorare anche in
situazioni di pericolo.
Voglio
ricordare per questo le tre operatrici afghane uccise a maggio nel nord del
Paese, una di loro lavorava nella microfinanza per un’organizzazione
internazionale. Le ricordo perchè così si può capire lo sforzo enorme che
viene fatto da chi è afghano e crede nella ricostruzione del proprio Paese ed
è pronto ad aiutare gli altri a volte rimettendoci la vita.
Il
popolo afgano è un popolo meraviglioso, che continua a essere tenuto sotto il
giogo dell’ignoranza e della povertà per essere comandato meglio. La
collaborazione con organizzazioni locali, come è nello stile di lavoro di
Pangea, è fondamentale per una rinascita di questa araba fenice che ancora
brucia sotto le macerie della guerra. E la rinascita inizia dalle donne.
Un
caro saluto a tutti!
Simona
Lanzoni
Responsabile
progetti