Accadde in Brasile : Operazione Ribeirinha
4° Capitolo
“VOLTE SEMPRE”
Mi trovo a 8.952 km da casa mia, a 3 gradi 57’88” di
latitudine sud e a 61 gradi 41’36” a ovest di Greenwich (è il riferimento
per trovarla sulla mappa) e a 35 metri sul livello del mare, il che mi ricorda
che le Ande peruviane non sono lontane.
Alle 7:30 della mattina del 13 agosto arriviamo finalmente
ad Anamà, la prima tappa della missione. Il caldo e così umido ed opprimente
che non riesco a togliermi il sudore di dosso.
Qui sono un privilegiato. Ho una cuccetta tutta per me con
un ventilatore che funziona quando c'è corrente sulla nave e bevo acqua
minerale. D’altra parte so bene, purtroppo, che con tutta la buona
volontà del mondo non riuscirei né a bere acqua del fiume, né a chiudere
occhio sulle amache, che tra l'altro si trovano sopra la sala macchine
molto rumorosa.
L’acqua che viene utilizzata per l'igiene, lavare le
stoviglie e fare la doccia è quella del fiume. Speriamo che non ci provochi
delle malattie.
E’ difficile immaginare come possa vivere il popolo del
fiume sulle palafitte. Il pensiero che esistono ancora esseri umani che
abitano su palafitte e vivono solo di pesca può sembrare assurdo nel terzo
millennio. Sembra quasi che l’evoluzione

tecnologica e sociale si sia bloccata all'età del ferro.
La loro alimentazione è quasi esclusivamente a base di pesce e farina e
questo, col passare del tempo, porta immancabilmente alla denutrizione e a
tutto ciò che ne consegue.
Anamà è un villaggio su palafitte, circondato dalla
foresta pluviale. In gran pane cattolico, ha una grande chiesa al centro della
strada principale, dedicata al patrono, San Francesco. Ma il villaggio è così
povero che durante la settimana la Messa viene celebrala con gli altoparlanti,
senza che vi siano fedeli in chiesa
e tanto meno il sacerdote.
E’ sicuramente il villaggio più strano e più simpatico
che abbia mai avuto occasione di visitare. Si trova sulla sponda destra del
fiume Paranà, un affluente del Solimões. La foresta intorno è densa ed
uniforme, a volte interrotta da foresta aperta con palme da cocco. Ci vivono
molte comunità:
Cuinha, Primavera, Arixi, Grovetao, Gabriel, Camaleão,
Mato Grosso, .Alexandre e Mangueinha.
Anamà inizia con abitazioni fluttuanti, ossia baracche di
legno galleggianti su enormi tronchi di albero e prosegue verso
l'interno sempre su palafitte collegate alla terraferma da passerelle e
scalette. Questo perchè ogni anno i fiumi si alzano e allagano la terra:
tutto viene sommerso. Insomma, una favela sulle palafitte.
Vi sono quattro strade parallele le une alle altre che
finiscono nel nulla ossia due in acqua e due nella foresta.
Nonostante tutto, sono asfaltate. La strada principale è
caratterizzata da impronte di piedi umani e di zampe di cane, gatto,
pappagallo, urubù e di qualunque altro animale sia passato di lì proprio il
giorno che hanno colato l'asfalto.
Il villaggio, che naturalmente vive di pesca, ha un
generatore per l'energia elettrica. A sera, quando le baracche richiedono un
minimo di corrente immancabilmente si spegne, lasciando al
buio il villaggio in toto o solo in parte o a metà. Poi la corrente torna,
poi va. Ogni volta che va, la gente del villaggio esplode in un boato di
disapprovazione e, al contrario, di approvazione quando - e se - ritorna.
Davanti alla parrocchia di San Francesco c’è l’imbarcadeiro
principale con sopra un'enorme targa ad arco dov’è scritto "Volte
sempre", che significa "Ritorna sempre". Immagino però che si
riferisca alla corrente.
Certo
che il modo di fare missione è diverso da quello che ho sempre vissuto con i
Comboniani in Africa o anche qui in Brasile.
I Comboniani vivono con la gente e partecipano
strettamente alla loro vita, mangiando e dormendo nelle capanne; invece
noi dobbiamo restare uniti e vivere sulla barca (diventata in poche ore un
campo di battaglia per l'immane disordine).
Il Pastore, proprio perchè ha famiglia, si trova molto
spesso impossibilitato, suo malgrado, a vivere come la sua gente, specie nelle
missioni in paesi dove c'è la guerra, come è il caso dell’Uganda. Per
questa ragione, in Uganda, in questo istante sono rimasti solo gli amici
Comboniani.
Proprio oggi, da laggiù, arriva la notizia dell'uccisione
di altri due Comboniani, padre Mario Mantovani e fratel Godfrey Kiryowa. Nel
dolore emerge anche il ricordo dell’amico padre Egidio Ferracin, con
il quale ho lavorato nel lebbrosario di Alìto nel lontano 1985. Ci aveva
aiutato l'Associazione Italiana
Amici di Raoul Follereau.
I missionari protestanti sono molto curiosi a riguardo
della persona del Papa. Quando sono stato ospite a Manaus nella sua casa,
Avana - una delle partecipanti alla missione – mi ha chiesto del Papa e
delle sue condizioni di salute ed io, con un po' di orgoglio, ho tirato fuori
dalla valigia la foto scattata con lui in
Piazza S. Pietro il 30 ottobre 2002 e gliel'ho regalata. Ora quella foto è
sul comò più bello della stanza di Avana.
5° Capitolo
MISSIONE ODONTOIATRICA
La prima mezza giornata ad Anamà passa per il
"riconoscimento” ossia scendere dalla barca e farci riconoscere come
missionari, per poi rientrare a bordo, mangiare un boccone ed organizzare nel
pomeriggio il lavoro odontoiatrico in una scuola improvvisandovi uno studio
dentistico.

La poltrona sulla quale si siedono i pazienti è un
vecchio rudere, più che altro è una sdraio che ci hanno dato in prestito.
Si lavora senza luce, sfruttando al meglio una torcia elettrica; un secchio
funge da sputacchiera, oppure... si può sputare attraverso la finestra che dà
sulla strada!
Il primo paziente è proprio il Pastore di Anamà, della
Chiesa Battista, già malato di epatite. Fuori il dente, fuori il dolore,
risparmiando anche il dolore di sborsare i 20 reais (7 euro) che il dentista
privato gli aveva chiesto, prezzo per lui impossibile da pagare.
Poi anche Cesar si fa coraggio, e si fa togliere un
fibroma sul labbro dovuto alla morsicatio oris (automorsicatura ripetuta).
Il caldo diventa veramente impossibile: chiedo un
ventilatore ma non si trova. Poi c'è bisogno di un cerotto per un taglio
accidentale al dito, ma anche questo non esce fuori. E pensare che siamo in
una scuola.
Vengo a sapere che nell'ospedale pubblico, qualche volta,
c'è un dentista; ieri c'era, ma aveva finito gli anestetici.
Il pomeriggio l'ho passato estraendo denti, flagellato
dalle carapanà e dalle mutuca, insetti neri molto simili a mosche ma che
succhiano il sangue. Purtroppo questi insetti ci perseguiteranno dovunque,
facendoci diventare campioni di danza nel tentativo di allontanarli dalle
gambe.
Lavorare in pantaloni lunghi con guanti e mascherine è
impossibile per il caldo; ma con i pantaloni corti sono costretto
a dimenare velocemente le gambe, mentre opero qualsiasi tipo di chirurgia in
bocca. Do sicuramente spettacolo.
La sera la fortuna mi regala il più grande pesce da me
mai pescato, il Bagri, una specie di enorme pesce gatto bianco di circa due
chili. Domani ci ceneremo... se ne prenderemo altri.
IL
VILLAGGIO DI IOARA
Il giorno dopo ci dirigiamo al villaggio di Ioara, a 7,75
km in linea d'aria da Anamà (3° 64' 32'' sud, 61° 37' 74"ovest).
Un'ora di navigazione.
Questo minuscolo villaggio è costituito da almeno una trentina di palafitte. Come tutti gli altri anche questo villaggio è iniziato con una singola famiglia stanziale e via via i discendenti, continuando a vivere nelle vicinanze, hanno formato una comunità.
Di punto in bianco, arrivando a Ioara presso la comunità
di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, guardando le capanne e scorgendo i
segni evidenti della fame e delle malattie, ho la sensazione di ripetere
l'esperienza vissuta in Uganda. Il caldo opprimente che ti fa sudare
attaccandoti i vestiti alla pelle, il
continuo flagello degli insetti che ti fanno gonfiare le parti scoperte, i
bambini magri e pallidi, le pance gonfie di verminosi.
La Comandante Ricardo attracca dove può ed iniziamo a
scaricare il materiale odontoiatrico, compresa la stufa a secco per la
sterilizzazione, la sdraio e tutto lo strumentario. Ci sistemiamo
in un locale vuoto del villaggio. Ogni volta è un trasloco.
Graça, l'infermiera, comincia a distribuire i farmaci
donati dall'International Dispensary Association di Amsterdam, amoxicillina
adulti e pediatrico, metronidazolo, eritromicina, sulfamidici; Carlos e
Ismael nella scuoletta giocano con i bambini del villaggio, mostrando loro un
arrangiato teatrino di marionette, seguito poi da un poco di catechismo.
Alla fine, momento tanto atteso dai bambini, ecco la
ghiotta merenda. Il suo annuncio faceva pensare all'arrivo di chissà quali
merendine farcite; invece appaiono dei tozzi di pane duro.
Molto buono però, visto il piacere e la velocità con la quale i bambini lo
divorano. Ecco svelato il mistero delle numerose buste di pane duro che
avevamo in barca, e che io pensavo fosse
cibo per animali.
Solo
uno non può partecipare alla festa. Lo vado a trovare nella sua palafitta:
sta morendo di fame; presumo si tratti di marasma da kwashiorkor, una forte
ipoprotidemia.
Francisca, la parrucchiera, è occupata a tagliare i capelli ''modello marines” a tutti i caboclos del villaggio, mentre io mi sistemo accanto alla chiesa cattolica che apre solo la domenica, quando arriva padre Arnaldo, un sacerdote brasiliano. Non trovo parodontopatie ma solo gravi carie, specialmente nei bambini. Non posso fare altro che estrarre, considerato che manco di qualsiasi attrezzatura per eseguire anche un minimo di odontoiatria conservatrice.
Il servizio odontoiatrico che posso offrire è estremamente basico ed essenziale e lo strumentario che ho è solo per la exodontia, eseguita su una sdraio, alla luce di una torcia a pile, ma con una buona scorta di anestetici e suture. Oggi, tra radici e denti ho fatto venti estrazioni. Con il caldo opprimente ed il martirio delle mutuca e delle carapanà è come se ne avessi fatte sessanta nel nostro paese, dove per giunta avrei lavorato al fresco di un condizionatore, comodamente, con una buona illuminazione.
Molto
spesso sento che il missionario dice ai caboclo "Você è un abençoado”
(Tu sei benedetto). Ma come fai a dire "benedetto”? ho chiesto a Carlos.
Come possono essere "benedette"
delle persone che si svegliano la mattina e la prima cosa che fanno é
prendersi a schiaffi da sole per scacciare le zanzare? poi per lavarsi devono
buttarsi nel fiume, uscendone infangate perchè a
riva l’acqua è melmosa e, se fanno il bagno a largo, rischiano di essere
morsi dai piranhas come il bambino che ho visto privo del dito mignolo del
piede... Come fanno ad essere benedetti questi
esseri umani se mangiano, quando va bene, solo pesce e farina; se
l'unico momento in cui possono saziarsi davvero è quando bevono acqua del
fiume, rischiando vermi ed amebe; se gli fa male
un dente, devono aspettare qualche mese che ...forse dalle parti loro, ... per
caso, potrebbe passare un dentista che i denti non li cura, ma li estrae perchè
non possiede l’attrezzatura necessaria...
Ed è già tanto, se non possiedi venti reais, cifra
davvero enorme per loro!
Come fa ad essere benedetta questa gente, che se decide di
coltivare la terra, ogni anno gli viene allagata dalle acque alluvionali del
fiume ed ogni anno deve ripiantare tutto e il raccolto va perso.
Come fanno ad essere benedetti questi uomini che girano per le strade ubriachi, perchè utilizzano l'alcool - la cachaça; - come ultimo loro rifugio per evadere da un mondo così difficile?
La giornata passa in fretta. I bambini giocano e si
divertono a vedere i burattini, una specie di muppets di stoffa; la
parrucchiera ha rasato quasi tutto il villaggio; io ho alleviato un po' di
dolore a qualche persona; Graça ha cercato di curare i malati soprattutto di
verminosi e amebiosi e qualcun altro con sospetta lebbra.
Si rimonta in barca, la gente saluta, noi salutiamo i
“benedetti”. Chissà se ora si sentono un po' meglio. Mi
raccontano che da queste parti, ogni tanto, appare un tipo un po' strano: ha la
barba e pagaia in canoa lungo i fiumi. Quando lo si vede, scompare subito tra la
vegetazione, lo si scorge sempre
andare verso l'interno della foresta... Sembra che porti fortuna e, quando
qualcosa non va bene, il suo passaggio è sempre positivo. Ma in Amazzonia le
leggende sono tante e poi, qui, la barba non l'ha veramente nessuno.