Accadde in Brasile : Operazione Ribeirinha
 
Hai già letto i primi capitoli di "Operazione Ribeirinha", il libro autobiografico di Marco DE FEO, con il racconto della sua esperienza di Volontariato in Amazzonia?
Nell'agosto 2003 si è imbarcato a Manaus (Brasile), ed ha risalito in battello il fiume, prestando assistenza odontoiatrica alle popolazioni che vivono lungo le rive.
 
Il prossimo agosto ripeterà l'impresa, e tu puoi aiutarlo. Chiede un piccolo contributo: qualche fiala di anestetico, qualche siringa monouso e qualche filo per sutura.
Non è una richiesta esorbitante. Puoi fargli avere esattamente quello che ha chiesto, oppure un contributo in denaro che potrà gestire più agevolmente, magari acquistando direttamente in Brasile quello che gli occorre (ed evitando problemi di trasporto e dogana).
 

Capitolo n° 6

Benfica e il flagello delle mutuca  e delle carapanà

Sembra sia passata la guerra in questo villaggio chiamato Benfica, se non fosse per la tranquillità della gente che appare serena e vive in un clima di normalità. Anche l’Ara Brasiliana, il grosso pappagallo colorato ti scruta di lato, tranquillo, ed i cani non si  smuovono dall'ombra della palafitta.

Eppure vivo una sensazione di devastazione e di forte miseria; tutto intorno mi sembra buio, tutto grigio come il fango che circonda la palafitta. Allestisco il mio ambulatorio sulla barca, un ambulatorio fluttuante.

 

Mi ricordo che oggi in Italia è Ferragosto. Come mi sento lontano dalla moda festaiola di questa giornata! In tutta sincerità non provo alcuna nostalgia delle nostre spiagge sovraffollate; solo il desiderio di "comodità" che qui mancano totalmente.
A volte entro in crisi e mi domando che cosa io stia a fare qui, in questo ambiente che non mi appartiene, lontano anni luce dalla società alla quale sono abituato, privo delle mie comodità quotidiane come l'andare in bagno senza essere divorato dalle zanzare. La poesia della vita spesa per gli altri che si legge nei libri delle figure missionarie si dissolve negli odori disgustosi che escono dalle palafitte, nel caldo appiccicoso, nel fango che non ti lascia camminare, nel senso di totale isolamento dal mondo e nella fragilità ed insicurezza che l'isolamento porta con sé.

Eppure la mia presenza ha certo un significato, anche qui, tra le palafitte, il gruppo di missionari non fa che benedire il mio arrivo qui nell'interno dell' Amazzonia. Io dico loro che il mese scorso il Papa ha invitato tutti ad approfittare dell'estate per fare utili esperienze sociali e religiose...

Ma c'è soprattutto una cosa che li sorprende veramente, è la velocità con la quale fa effetto l'anestesia che uso. Effettiva mente tre millilitri di articaina con vasocostrittore, aspirati da una siringa monouso, per intramuscolo, sono una potente dose di anestetico. In questo modo riesco a velocizzare gli interventi e a evitare il dolore al paziente.

La mia assistente Odalize, Dada per me che non riusco a pronunciare il nome, per mia fortuna è già assistente odontoiatrica;  mi è, quindi, di grande aiuto.

Inutile dire quanta impotenza di fronte a situazioni drammatiche come queste, bambini piccoli di sei anni - o anche più piccoli - con tutti i denti cariati: in pratica si dovrebbe estrarre completamente tutto.  Ma è possibile farlo a bambini cosi piccoli?

 

Cesar ha comprato centinaia di spazzolini da denti, del tutto identici a quelli messi in commercio in Italia a caro prezzo da una nota azienda farmaceutica, solo che li ha pagati un prezzo molto ma molto più basso. Con questi spazzolini insegniamo la profilassi ai bambini, mostrando loro come si puliscono i denti; li invitiamo a provare gli uni sugli altri, utilizzando dei flaconi di fluoro. La prevenzione sarebbe molto importante in questi luoghi, dove non c'è nessun accesso al medico. I bambini si divertono ed intanto si spazzolano i denti gli uni con gli altri.

 

Passo ad estrarre denti, ma la fatica è enorme. Continuo ad essere martellato dalle mutuca che si riempiono talmente di sangue che, se vengono schiacciate, macchiano di sangue la zona come se ci fosse una ferita. Si lavora senza vedere bene; il sangue non viene aspirato; la luce difetta; la torcia spesso si scarica; la posizione è a testa in giù, a pipistrello; la schiena duole, a ragione.

Ma quello che pare impossibile ad un uomo o meglio ad un dentista, è possibile a Dio. Così estrazioni, che richiederebbero lembi, osteotomie, radiografie, si risolvono bene, solo con molto sudore e qualche puntura di insetto.

Viene una madre di otto bambini. Sono già stato a casa sua, una remota palafitta invisibile dal fiume, verso l'interno, una stanza con l'immagine di S. Francesco di Assisi ad una parete, un calendario degli anni '80, qualche vecchia foto e pentole attaccate alle pareti.
A terra frutti di cuia, grossi come cocomeri ma duri come legno (vengono svuotati della polpa per ricavarne recipienti per l'acqua).

Arriva anche un papà con in braccio il figlioletto che presenta una rarità: ha sei dita alle mani e sei dita ai piedi; mi chiede di risolvere il problema. L'ho consolato spiegandogli che se fosse diventato dentista, un dito in più gli sarebbe tornato comodo.

 

Capitolo n° 7

Benfica e il flagello delle mutuca  e delle carapanà
 
Stupisce il gran numero di bambini che vivono in queste comunità ribeirinhas, ed è stupefacente osservare questo popolo dall’alto del nostro benessere e della nostra tecnologia. Rispondono con serenità e cordialità al nostro arrivo: l'ospitalità davvero non manca. Qui, nonostante tutto, non esistono problemi di depressione o di violenza, ma solo una forte voglia di capire il motivo per il quale sono costretti a vivere in condizioni così assurde. Mi viene da paragonarli ai miei pazienti a Roma: esigenti, preoccupati spesso per nulla e troppo spesso; basta sfogliare le cartelle cliniche: imbottiti di antidepressivi, perché forse insoddisfatti della loro vita. L’altra faccia della medaglia del benessere?
Il nostro servizio è come una manna o, come si usa dire tra i missionari, una benedizione. Viene portato il vangelo porta a porta, senza propagandare  nessuna dottrina religiosa in particolare.
Se Cristo domani busserà alla tua porta lo riconoscerai? Le parole di Raoul Follereau, l'apostolo del malati di lebbra, sono sempre più attuali in un mondo sempre più chiuso verso il prossimo.
La nostra vita è fatta di certezze, da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, sappiamo per certo che mangeremo quello che vogliamo e quando lo vogliamo, sappiamo di sicuro che se ci ammaliamo subito il medico ci soccorre; se ci fanno i male i denti, di sicuro il dentista ci riceverà immediatamente. Queste persone, invece, non hanno neanche più la speranza di poter mangiare a sufficienza, di curarsi e magari, di poter anche andare a scuola.
Ritorno ad Anamà: i rumori della foresta incantano, i colori verde elettrico degli alberi giocano con il colore dell'acqua, le are volano alte - sempre in gruppo - chiassose nel loro canto stridulo; i tucani, con la  loro sagoma a missile per via della forma del becco, si alzano e si abbassano in volo di scatto,  come se perdessero quota;  i martin  pescatore, dalla livrea blu, volano velocissimi raso fiume, mentre in acqua i delfini di fiume, i boto, piroettano con calma lasciando intravedere
solo lo sfiatatoio e la pinna dorsale.
I boto (Inia Geofressins ), i più grandi delfini di fiume, sono considerati messaggeri del bene o del male. Possono essere rosa o grigi e raggiungere due metri e mezzo di lunghezza. Anche per i boto esiste una leggenda. Si trasformano in uomini  affascinanti e trascinano le ragazze nel fiume. Da queste unioni nascono poi figli con poteri sciamanici.
La foresta -si sa- è piena di leggende. C’è sempre chi ripete di aver visto 1’uomo con la barba girovagare per fiumi e cambiare le storie negative.
 Dalle palafitte fluttuanti lungo la riva ci giungono i saluti della gente al passaggio della nostra barca missionaria, che porta a prua due grossi pannelli di plastica con l’insegna del MIAM, Missioni per l’Interno dell’Amazzonia.
Ogni tanto si vede qualcuno costruire piroghe, gli unici mezzi di locomozione per attraversare i fiumi. Abbattono un grosso albero e vi praticano dei fori a profondità uguale, che servono poi da guida nello scavare il tronco dalla parte opposta. Scavando,  si regolano sui fori per dare uno spessore uniforme allo scafo. I buchi sono chiusi successivamente. Con il fuoco poi si scalda lo scafo per renderlo malleabile ed allargarlo, così da inserirvi le traverse di legno che avranno la funzione di panche. Bastano pochi giorni e la piroga può affrontare i fiumi.
Per cena sono pronti gli spaghetti. Non si fa in tempo ad accomodarli nel piatto che tra le migliaia di grilli e cimici, che ci fanno compagnia, ce n'è qualcuno molto affamato o ...di origine italiana che finisce invischiato nella pasta. Ed ecco così gli spaghetti saltati al grillo. Buon appetito… a chi ne ha.
Il caboclo si alza di buon'ora come noi della barca, alle sei di  mattina; rammenda le reti ed è pronto per la pesca, il suo sostentamento. La moglie lava i piatti e i panni al fiume, mentre i bambini giocano intorno alle palafitte.
Alla riunione mattutina sul ponte della Comandante Ricardo
 
guardiamo Carlos impegnato  in una strana danza che ricorda quelle che si usano in Tirolo, con le pacche sulle gambe. Parte un applauso da parte di quasi tutti noi... In realtà sia Carlos che noi stiamo allontanando alla meglio gli insetti molesti.
Il Presidente Lula di recente ha lanciato un programma politico, eliminare la fame in Brasile: "Fame zero". Qui dicono che si dovrebbe lanciare il programma carapanà zero, perchè se le zanzare venissero mangiate, in un colpo solo si eliminerebbero fame e zanzare.
Stasera viene organizzata una evangelizzazione nella piazza antistante la parrocchia, ed il gruppo si prepara ad una breve recita che mostra come chi si dedica al vizio si allontana dalla strada maestra. Per questo villaggio qualsiasi attività è una festa. Io mi faccio da parte; gli altri si dedicano all'evangelizzazione come possono. È interessante notare come nessuno di noi abbia mai cercato di convincere la persona che avvicina perchè abbracci una dottrina religiosa in particolare, se non il Cristianesimo. E così molte comunità, che vivono nell’interno, ascoltano per la prima volta il Vangelo e sentono parlare di  Gesù.
Indistintamente io curo pazienti di tutte le fedi religiose, come sempre ho fatto in  Africa o a Roma, dove sono volontario in un centro odontoiatrico per la cura degli extracomunitari con l’aiuto dei missionari  Comboniani.
Così a sera si monta l'altoparlante in piazza. Ma è destino che la corrente venga meno e tutto piombi nell' oscurità. Ci si ingegna nel buio, al chiaro di candele poste dentro barratoli di latta usati come porta candele... Da queste parti non ci si arrende mai. 

 

Capitolo n° 8

 

Questo è il terzo mondo

 

 Lasciamo Anamà per dirigerci a Berurì.
La cittadina e sulle sponde del fiume Purus, affluente del Rio Solimões, a 35,6 km in linea d'aria da Anamà e 172 da Manaus;  3° 89’ 78” sud  e  61° 37’ 38” ovest. Conta 10.00 abitanti.
Il panorama che sfila davanti alla barca merita di essere ammirato: ci sono molte palme, e di quando in quando si vedono i boto.
Prima di arrivare a Berurì attracchiamo presso una comunità  ribeirinha chiamata Armonia II. Riusciamo a raggiungerla lasciando la barca al largo e prendendo la canoa di salvataggio. Come sempre ci aspettano sorridenti, i caboclos, una delle categorie più dannate di questa terra.
La canoa si avvicina a riva con cautela per non incagliare nel fondale, mentre io e Cesar scambiano i convenevoli. Scendiamo come sempre su tronchi d'albero sospesi - in precario equilibrio circense - sul fango che circonda le palafitte. La mia fortuna sono gli scarponi da montagna, che mi aiutano a camminare anche nel fango, mentre i nativi riescono a muoversi anche scalzi.
I bambini, numerosi come sempre, appaiono divertiti per la nostra presenza. Certo non e come in Uganda dove capitava spesso che fosse la prima volta che vedevano un uomo bianco. Sicuramente anche qui non sono abituati a ricevere molte visite.
Come sempre presentiamo loro i nostri servizi.
Mentre parliamo con i padroni di casa, appare un ragazzo dalla foresta con i vestiti strappati e lo sguardo sofferente, il braccio sinistro legato al collo da una fettuccia di tessuto bianco. Dice che tre mesi fa si è fratturato il braccio, è stato curato male ed ora non riesce a muoverlo. Ecco, questo e ciò a cui si assiste giornalmente nel cosiddetto terzo mondo.
Carlos prega a voce alta perché il buon Dio si accorga di lui e lo guarisca. Sarà vero che Dio è solo per i Poveri o serve loro come consolazione, per tenerli buoni?
 Si sale sulla barca e si prepara lo spazio per le estrazioni. La vetusta sdraio (che nel frattempo ha perso un pezzo ed è stata prontamente rabberciata con dello spago), la torcia elettrica, il secchio: tutto è pronto.
Iniziamo le estrazioni e, come .sempre, ci ritroviamo pieni di pazienti che giungono con le loro canoe. E come sempre mi trovo davanti a casi così difficili da sembrare impossibili senza l'ausilio di una valida attrezzatura. La mia exodontia è veramente da battaglia.
Mi blocco nella radice di un premolare superiore. Ad ogni tentativo di estrarla sento dietro di me un “Gloria a Deus" che si ripete puntualmente fino a che la radice tanto benedetta - e forse per questo - decide di balzare fuori dal suo alveolo, seguita da un'orazione all'Altissimo.
Sicuramente l'Altissimo è stato molto attento nei miei confronti quando la leva, molto affilata, mi sfugge e mi strappa il guanto sinistro senza ferirmi la mano.
Può sembrare strano, ma nessun dente o radice si sono mai spezzati, nonostante l'insufficienza di strumentario.
Più tardi ho modo di visitare un bambino di cinque anni con le gambe, i piedi, le braccia e le mani coperte di bolle, in parte già con la crosticina sulla sommità. Per quanto mi sforzi di fare una diagnosi, non capisco che cosa possa avere; ma Cesar, che ha più esperienza di me, sentenzia: formiche! Sono state le formiche a divorargli gli arti perché si è addormentato a terra. Qui non solo i piranhas fanno la loro parte, tranciando ai bambini le dita dei piedi; ci sono anche le formiche! Non sappiamo cosa fare e lo rimandiamo a casa.
 Nella barca sale un signore anziano e ci racconta che non riesce a guadagnare nulla, perchè per lui è impossibile andare in canoa fino a Manaus a vendere i pesci e i prodotti del suo raccolto; è troppo costosa la barca passeggeri, visto che per un chilo di peperoncini, ad esempio, lo pagano solo 20 centavos  (0,05 euro). E  così è alla fame. Intanto Carlos a poppa si e messo a pescare.
       In Italia i denti e i resti si buttano nei rifiuti speciali; qui si gettano in una busta dentro un secchio e poi vengono sotterrati, come si faceva in Africa; oppure, ancora più comodo, si gettano nel fiume, per la felicità di Carlos che all'improvviso, illuminandosi d'un sorriso da pubblicità, si ritrova attaccati alla lenza diversi piranhas richiamati dai miei rifiuti molto ...speciali.
Più tardi ci incagliamo e rimaniamo fermi in mezzo al fiume.
Ed è proprio la scialuppa di salvataggio a salvarci. Viene sganciata e, con il motore al massimo, inizia a spingere la Comandante Ricardo fino alla sua completa mobilizzazione.

 

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