Bubq,
Albania
Pasqua 2005
Domenica 20 marzo, verso le due del pomeriggio, io e Mario siamo atterrati all’aeroporto " Madre Teresa " di Tirana. Subito ci siamo accorti della povertà di quella terra. Fuori dall’aeroporto, bambini a piedi nudi sulla sabbia e sui sassi venivano a chiederci supplicanti una moneta..
Abbiamo qualche difficoltà per riconoscere l’autista e l’interprete venuti a prenderci, comunque in pochi minuti raggiungiamo la Casa Famiglia Betania; appena il furgoncino Nissan entra dal cancello e si ferma, tutti i bambini ci vengono incontro e ci abbracciano, ci chiedono come ci chiamiamo e ci sommergono di domande. Facciamo conoscenza con gli altri Volontari e consumiamo un buon pranzo cucinato dalla onnipresente tra i fornelli Nonna Gianna.
I
l villaggio è
un’oasi, un pezzetto d’Italia
ritagliato e incollato in mezzo all’Albania; la lingua parlata da tutti, o
quasi, è l’italiano, ai pasti sembra di stare in un nostro ristorante, c'è
la televisione, la possibilità di una doccia e un
letto accogliente dove riposare. Betania è un complesso formato da dieci casette numerate che circondano il
viale principale e la piazza. Queste casette sono occupate dai bambini divisi in
base all’età, tranne una dove ci sono gli uffici e dormono alcune Volontarie
tra cui Paola (la responsabile), la numero tre dove abbiamo alloggiato noi e
l’ultima, la dieci, dove risiede un uomo albanese senza lavoro a cui sono state
affidate semplici mansioni in cambio dell’alloggio.
In prossimità delle casette sorge un edificio in cui c’è un deposito di frutta, medicinali, un locale in cui Giovanni sta installando un depuratore, la lavanderia e la stireria.
Dietro a questa c’è un campo da calcio un po’ disastrato e una rete per pallavolo. All’altra estremità la stalla, che attualmente viene invece utilizzata per le celebrazioni liturgiche, e il deposito dei materiali.
In via di costruzione c’è poi un grande edificio composto da piano terra, primo piano e mansarda da 850 mq circa ciascuno. Sarà un luogo dove finalmente gli 87 (per ora) bambini potranno avere un alloggio più decoroso ed un po’ di spazio per giocare anche nelle giornate piovose.
Lo stesso giorno del nostro
arrivo Bruno
(sul tetto della casa in costruzione nella foto) ci accompagna a fare
un giro del villaggio fino alle cinque, quando ci invitano a partecipare alla
Santa Messa, che è tenuta da Padre Santucci nella stalla.
Finita
la funzione, mentre stavo per uscire un bambino mi prende per mano, mi
accompagna fuori e mi dice: “ma sei tu che sei così profumato?”
“profumato?" rispondo io, che dopo lo stress del viaggio sono riuscito a
malapena a lavarmi la faccia? “si
-continua lui- sei tu che sei così profumato! Vieni nella mia casetta?”
Come dirgli di no?
Scopro che quel bimbo è uno di sette fratelli che ha vissuto una brutta esperienza: una sera il padre torna a casa ubriaco e vuole uccidere tutti i suoi 7 figli; la moglie, dopo averlo convinto ad uccidere solo lei in cambio, e dopo averlo portato in un’altra stanza, gli sottrae il fucile e lo uccide. Il fratello della vittima reclama vendetta e risparmia la madre a patto che lei gli faccia da serva tutta la vita… I bambini sarebbero solo bocche in più da sfamare… ed eccoli a Betania.
Il
giorno dopo facciamo delle visite preliminari nel villaggio, decidiamo quali
saranno i piccoli pazienti del pomeriggio e poi ci rechiamo
nell’ambulatorio di Arameras. Qui facciamo conoscenza delle tre Suore
Camilliane che gestiscono l’ambulatorio (Suor Graziana, Suor Teresa
e Suor Tiptara, quella che è ripresa nella foto mentre mette
peperoncino, succo d’arancia e zucchero nella pasta) e delle infermiere
(soprattutto Elona e Lindita).
Scopriamo subito la simpatia e l’energia di queste persone di chiesa: passavamo i momenti di pausa ad ascoltare i racconti sui primi anni vissuti in Albania dopo la rivolta del ‘97 e a ridere delle storie che sentivamo… (scusate ma io una suora che andava a pescare col tritolo non l’avevo mai sentita…!!)
L’ambulatorio alla fine si è rivelato più fornito di quanto pensassimo ma che fatica trovare tutto!! Alcune cose le abbiamo scoperte solo negli ultimi giorni!
Il riunito è vecchiotto ma funzionante, non c’è il radiografico e l’ablatore, ma per il nuovo riunito -che sarà nel locale adiacente- abbiamo lavorato affinché venga attrezzato al meglio.
Mentre lavoravamo (nella foto in basso io sono quello sulla destra di chi guarda, Mario è a sinistra), le bambine ci hanno preparato mazzi e corone di fiori... sono state dolcissime...
In questa missione non avevo tempo di sentire la mancanza di qualcosa o qualcuno… ogni volta che uscivo di casa trovavo i bambini che mi abbracciavano e passava tutto...
Per
loro ho preparato delle cartelle individuali scritte a mano con nome, data di
nascita, sesso, un quadrante con la numerazione classica su cui abbiamo annotato
le cose da fare, delle note se ce ne sono, e una parte finale con il diario
clinico da aggiornare volta per volta. Per coloro che andranno credo siano un
utile strumento per avere un quadro complessivo e chiaro delle condizioni orali
dei bambini nati prima del 31-12-2001.
E’ stato un lavoraccio ma spero possa essere utile ai futuri Volontari.
Per dare qualche numero, in questi dieci giorni abbiamo controllato più o meno tutti i bambini di Betania sopra i 4 anni e abbiamo eseguito circa 48 otturazioni, 20 estrazioni, una decina di pulpotomie, circa altrettanti incappucciamenti diretti e non, 1 devitalizzazione
Una
mattina in cui l’ambulatorio era occupato ci hanno accompagnati a fare un giro
per vedere la situazione delle famiglie fuori dal villaggio: la povertà dilaga,
carretti trainati da asini si alternano per strada ai passaggi di vecchie
Mercedes, nuove villette sorgono tra baracche che hanno per muro teli di
plastica, bambini che giocano tra vecchi bunker (nella foto)...
Portiamo degli aiuti a cinque famiglie e loro ci invitano ad entrare nella loro casa… "casa " si fa per dire.
Mi ha colpito particolarmente una donna con gravi deficit motori: vive insieme a suo figlio in una vecchia stanza di un edificio abbandonato, con le assi del pavimento rotte e il soffitto piegato a tal punto da sembrare una coperta su cui è stato appoggiato qualcosa di pesante, sembrava tutto potesse cedere da un momento all’altro.
Abbiamo visitato poi la scuola di Bubq, ricostruita grazie a Betania, l’asilo e l’ambulatorio dove c’è anche uno studio dentistico... non vi raccontiamo in che condizioni igieniche era quest’ultimo, abbiamo preferito non toccare nulla e limitarci a guardare.
I
giorni sono trascorsi veloci ed è arrivato il momento di ripartire.. la mattina
ho fatto istruzione all’igiene ai bambini più grandi, una quarantina in
tutto. Ho pranzato e poi con Mario siamo andati a salutare i bambini…
mi piangeva il cuore… mi hanno riempito di regali… un portachiavi, un
cappellino, delle noci, disegni, fiori e una letterina… non avrei voluto
andarmene... in Albania si vive con poco è vero, non hai certo tutte le comodità,
gli svaghi, i divertimenti, la famiglia e gli amici
che trovi a casa, però ho visto che il sorriso, l’abbraccio e una carezza di
bimbo allontanano tutte le nostalgie e ti riempiono il cuore.
Potete trovare informazioni riguardanti Betania su www.associazionebetaniabubq.org
A questa gente serve aiuto e, come ho potuto constatare di persona, in quella sede non si lavora per niente male… Quindi inviterei tutti a pensare… PERCHE’ NO?!?
Ringrazio Mario per le cose che mi ha insegnato, Francesco per l’opportunità che mi ha dato, le suore di Arameras per la loro disponibilità, simpatia ed ospitalità, i Volontari di Betania che mi hanno fatto sentire a casa e soprattutto i bambini che hanno rubato un pezzetto del mio cuore e lo hanno messo in una cassaforte a Bubq… esperienza unica e certamente da ripetere.
Fabio Pietrobon
Volontario ASMO