.........Brasile, agosto 2002.

Caro Francesco,

dopo mille peripezie finalmente ce l'abbiamo fatta!
Preferisco non soffermarmi troppo nel descrivere la realtà sociale di Piabetà, cittadina a 40 km da Rio de Janeiro, dove io e la Dr.ssa Roberta Lamia abbiamo prestato servizio come odontoiatri ospiti del convento delle suore canossiane: i Volontari che sono stati là in passato, io credo, hanno già dato un quadro abbastanza esauriente della difficile situazione del luogo e della necessità di cure odontoiatriche (ma non solo).
Mi piace invece parlare di questo episodio:
un pomeriggio, durante un momento di pausa, sono uscito dall' ambulatorio con il camice ancora addosso, per guardare divertito dei bambini (molti dei quali erano già stati nostri pazienti nei giorni precedenti) che giocavano in un campetto poco lontano. Mi sono messo in piedi all'ombra di un albero, nella mia intenzione abbastanza distante da non distrarli e non farli sentire osservati. Invece poco dopo uno di loro, Alan, "simpatica canaglia" di 8 anni dal sorriso irresistibile, mi vede e parte a razzo verso di me senza pensarci. Dietro di lui Larissa, Monica, Junior, Raiane e tutti gli altri mi circondano e cominciano a tirarmi con le loro manine per convincermi ad andare a giocare con loro.


Probabilmente non sono capace di descrivere per bene la poesia della situazione, posso solo limitarmi a dire che trattenere le lacrime non è stato facile. Questo è stato solo uno dei tanti momenti indimenticabili della mia esperienza brasiliana. Emozioni che possono capire bene i colleghi che sono già stati a Piabetà e sicuramente anche quelli che hanno partecipato ad altre missioni. In questo posto io ho fatto una piccola cosa in confronto alla reale necessità di questa gente, ma loro, di certo, hanno invece dato tanto a me.
Colgo l'occasione per ringraziare quindi:
- i bambini di Piabetà
- l'impareggiabile Roberta che non conoscevo prima di cominciare questa avventura e che ha avuto la pazienza di sopportare i miei scherzi e le mie sciocchezze senza mai perdere la calma. Più che una collega con cui ho lavorato in perfetto affiatamento, una buona amica.
- Suor Amelia, la madre superiora del convento, Italiana ma innamorata del Brasile più dei Brasiliani stessi, instancabile, combattiva, vera factotum, determinata a organizzare e a darsi completamente per aiutare la comunità. Mi ha sempre sorpreso con la sua modernità e con la sua capacità di uscire continuamente dai clichès della suora convenzionale.
- Suor Paula, la nostra preparatissima assistente, allegra , spiritosa, autoironica, veramente insostituibile, sempre col sorriso sulla bocca. L' abbiamo trovata ad aspettarci all'aeroporto di Rio, addormentata sulle poltroncine in sala d'attesa, e da quel momento è stata sempre il nostro angelo custode.
- Suor Helena, Suor Maria e le altre mitiche suore canossiane della "casa" (tutti la chiamano così e in effetti per noi lo è stata).
La loro ospitalità è stata davvero commovente, persone speciali. Oltretutto abbiamo riso e scherzato come raramente capita e penso che questo si possa percepire un pochino anche dalle foto!

E poi, un ringraziamento per te Francesco, che hai reso possibile anche questa avventura e ci hai creduto anche quando forse io cominciavo a perdere le speranze.

Adesso ti do due numeri e qualche informazione per i futuri volontari :

Io e Roberta siamo stati Piabetà dal 26 Luglio al 14 Agosto. In questo periodo abbiamo visto 94 persone,soprattutto bambini, molti dei quali per più di una volta. Sono state eseguite:

- 61 otturazioni in amalgama
- 31 estetiche in composito (parecchie grandi ricostruzioni di denti anteriori fratturati)
- 49 estrazioni (soprattutto denti permanenti e radici)
- 7 cure canalari

L'ambulatorio del convento è sufficientemente attrezzato e funzionante e questo permette di lavorare in un modo non molto diverso da quello in cui siamo abituati in Italia. Le suore ci hanno organizzato il lavoro per appuntamenti, a cui chiaramente si andavano ad aggiungere le normali urgenze; il tutto ci ha permesso di lavorare con relativa tranquillità, prendendoci serenamente il tempo necessario per ciascuna prestazione ed evitando che si formasse la classica ressa in sala di attesa.
La prima settimana si è bruciata la lampadina del riunito, quindi in attesa di reperire il ricambio a S.Paolo, ci siamo dovuti arrangiare con la luce del sole e una lampada ginecologica! Questo ci ha rallentati un pò ma per il resto tutto è filato sempre liscio.
Lo studio vive grazie al materiale di consumo che viene portato di volta in volta dai Volontari, quindi in questo momento, pur non mancando quasi niente, c'è bisogno di scorte di un pò di tutto.

Ti abbraccio ( e ti mando qualche foto allegra come promesso)

Lorenzo

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