Un resoconto necessariamente breve dei 15 giorni passati a Quinhamel

 

L'arrivo a Bissau.

Per me è la terza volta che atterro fra queste capanne, ed oltre l'impazienza di arrivare c'è anche un po' di preoccupazione per le due amiche, Antonella e Sara, che vengono qui per la prima volta. Non è certo
preoccupazione paternalistica, vorrei solo che anche per loro questa esperienza rappresenti l'inizio di un legame,
di un impegno, perché questi fratelli guineensi lo meritano.

carini03.JPG (105846 byte)Sara è una veterana dell'Africa, Antonella sembra un po' più preoccupata all'inizio. All'arrivo l'incontro con le suore è pieno di gioia reciproca, ma c'è il solito inghippo delle valigie. L'altra volta è toccato a Mauro, stavolta a perdersi da qualche parte sono quelle di Antonella.

Il primo giorno utile è sabato, e subito si inizia a lavorare nell'ambulatorio.

Queste 2 colleghe sono instancabili, e non ci vuole molto a lasciarmi indietro, io immerso sempre nei miei troppi progetti con gli amici guineensi.

Lo studio nuovo (anche per me è la prima volta che ci lavoro) è una favola! La responsabile dell'ambulatorio, Suor Caterina, in 10 anni ha fatto un miracolo (Sara e Antonella hanno raccolto una utilissima storia dettagliata di questi 10 anni).
Dopo i primi giorni ho voglia di chiedere a Sara e Antonella il loro stato d'animo, e prima ancora delle parole è lo sguardo che si illumina a farti capire che la scintilla è scoccata: Quinhamel le ha conquistate.

 

Le hanno conquistate le "suorine", 4 piccole donne di acciaio piene di fede che anche atei come me e Antonella non
possono non apprezzare, e soprattutto piene di serenità e allegria in ogni momento difficile della giornata.

Le avranno conquistate anche le corsie dell'ospedale materno infantile, dove i parti si susseguono frenetici, e dove i bambini malarici o denutriti rifioriscono (non sempre purtroppo).

Oppure le avranno conquistate i grandi contrasti dei posti attorno a noi, posti meravigliosi e penosi, paradiso e inferno insieme.
Non manca un serpentaccio (mi dispiace soprattutto per Sara che non li soffre) che, fra le urla delle donne del
posto, sfila elegantemente nascondendosi tra le piante del chiostro della missione. Non l'abbiamo più trovato.

carini06.JPG (73810 byte)Le suore vogliono che i Volontari visitino le altre realtà della Guinea, e allora si va all'Ospedale di Cumura, un centro sanitario orgoglio dei missionari italiani: AIDS, TBC, malaria e ancora lebbra vengono curati qui come
meglio non si potrebbe, grazie anche all'aiuto di un incredibile numero di benefattori dall'Italia; la direttrice Suor Valeria indicandoci ammette:"E' grazie a voi e non ai grandi nomi internazionali che questo ospedale funziona" ... e chiudo qui questo discorso che sarebbe molto lungo ma interessante.
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Poi le visite nei villaggi, dove vengono seguite dalle suore le piccole comunità delle donne che di anno in anno crescono nell'alfabetizzazione, nelle attività tecniche ma soprattutto nella coscienza di sé e dei propri mezzi, nella consapevolezza di essere il grande veicolo della promozione delle realtà rurali.

Quando si viene in "missione" (come le chiami tu) qui a Quinhamel, si fa dell'odontoiatria di grande utilità ma soprattutto si fa la conoscenza con una realtà che non può non colpirti, legarti a sé.

carini04.JPG (99419 byte)Non mi dilungo sulla scuola della missione, dove i bambini appena ti vedono ti prendono per mano, e sui nostri amici agricoltori che ci chiamano hermanos, e sui legami di natura culturale che intrecci subito non appena conosci la  loro storia.

carini09.JPG (61709 byte)Se qualche amico vuole in conclusione avere da me  il senso di queste missioni a Quinhamel, devo confessargli che non è tanto curare qualche dente, o anche cercare un progetto di formazione per i nostri amici studenti di medicina (tutti impegni che abbiamo il dovere di assolvere), ma soprattutto conoscere questa gente, partecipare ai loro giorni.

Il mondo occidentale ha bisogno del grande serbatoio di sapienza e vita che c'è in Africa.

Ultima annotazione: mentre ti scrivo sono tornato da una settimana e ancora non sono arrivate le valigie mie e di altri 2 volontari! Arriveranno, arriveranno: perché in una c'è un libro che devo ancora finire: "L'Africa in soccorso dell'Occidente" fortemente consigliabile.

Un abbraccio

Mario Carini

 

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