ALBANIA

Si muore dal freddo, ma per loro non ne fa abbastanza, la stufa resta spenta.
In una casa accanto all’asilo ci accolgono con tutti gli onori. La stanza è povera ma ordinata, in un angolo una vecchia macchina per realizzare tessuti. Naturalmente l’ospitalità è sacra, e il capo famiglia manda la piccola Agnese a comprare qualcosa per i visitatori.
Facciamo una foto ricordo.
Dobbiamo raggiungere un altro villaggio, ma è impossibile farlo in auto. Sarebbe necessario un fuoristrada per attraversare il fiume. Si va a piedi.

Una fila di bunker lungo la strada

Mentre usciamo da Miras, noto le scritte sui muri dell’epoca del regime, che esaltano la forza del popolo albanese.
Un ruscello scorre tra le case: sarebbe un’immagine bucolica, se non fosse contemporaneamente rete idrica e fognaria di Miras. Qualche gallina vi razzola intorno e sugli usci delle case.
Un vecchio container che una volta doveva essere rosso e un locale con la porta aperta sulla strada sono i “bar”. Lì indugiano pochi uomini, che parlano e bevono il caffè alla turca.
Alcune centinaia di metri di sentiero lungo il fiume, incrociando uomini o famiglie che si recano in “città” e qualche asino che trasporta poche cose, poi un ponte tutt’altro che rassicurante.
Cet sembra il più sperduto e disgraziato posto del mondo.
Un capannone senza protezione alle finestre è un altro asilo. Mi chiedo da dove vengano tutti quei bambini, visto che attorno vedo poche case aggrappate ad un pendio. La stufa non c’è: sarebbe inutile, vista l’ampiezza dell’ambiente e la mancanza di vetri alle finestre.
Un’altra famiglia ci accoglie, come consuetudine, da ospiti d’onore.
Ci offrono rakì (la grappa locale, come in Grecia; comprensibile, visto che il confine è a pochi chilometri) e caramelle: onnipresenti nelle realtà che escono da anni di sofferenza e di fame, micidiali per i denti di giovani e ragazzi, abituati ad una alimentazione più naturale.
La stanza è piccola e riscaldata da una stufa posta al centro. Il capofamiglia cinquantenne e i due figli sono affabili e cordiali, ma non capisco perché restino sul letto, che peraltro occupa i tre quarti dell’ambiente. La mamma ci mostra il pane che sta lievitando. Fuori c’è un pozzo d’acqua sorgente, ed una costruzione in legno con due capre.

Gruppo di bambini

Immagino che si possa considerare una famiglia fortunata. Più tardi avrei scoperto che i due figli sono paraplegici, e dalla nascita non sono mai usciti dalla loro casa.
Hocist, Bitist… Due mucche smagrite che tornano dal pascolo sono un capitale, da queste parti. Bastano da sole a sostentare decorosamente una famiglia.
A Hocist visitiamo la farmacia locale, e un ambulatorio medico attrezzato da una Società tedesca.

L'interno di un' abitazione

Abbiamo visto abbastanza. Ora c’è da rimboccarsi le maniche.
Torniamo dal Responsabile Sanitario Regionale, che ci consegna un documento:

 

REPUBBLICA DI ALBANIA

MINISTERO DELLA SANITÀ

DIREZIONE DELLA SALUTE PUBBLICA DEL DEVOLL

IO, DOTT. AGOLLI SINAN, DIRETTORE DELL'OSPEDALE DI BILISHT (ALBANIA) E RESPONSABILE SANITARIO DEL DISTRETTO DI DEVOLL, AFFIDO ALL'ASSOCIAZIONE ITALIANA DI VOLONTARIATO ASMO ONLUS (ASSOCIAZIONE PER LA SOLIDARIETA' MEDICA ED ODONTOIATRICA), L'INCARICO DI ALLESTIRE UNA UNITA' MOBILE ODONTOIATRICA DESTINATA AD OPERARE NEL DISTRETTO DI DEVOLL.

INOLTRE AUTORIZZO LA STESSA ASSOCIAZIONE AD OPERARE NEI VILLAGGI DELLO STESSO TERRITORIO CON I MEZZI ED I VOLONTARI DI CUI DISPONE.

Giuliano ed io prendiamo in consegna il documento.

Per noi è cominciata la sfida albanese.

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