Un aiuto per i profughi di Foggia
Caro Francesco,
ti ho spedito delle fotografie scattate pochi giorni fa.
Guardandole ti sembrerà di vedere uno scenario vagamente
familiare e ti verrà sicuramente il dubbio che il sottoscritto sia partito per
l'Albania, senza avvisarti né preoccuparsi di richiedere la solita copertura
assicurativa dell'Asmo.
Non ci crederai ma queste foto le ho scattate senza attraversare l'Adriatico, a
pochi chilometri da casa mia: è un campo profughi di Macedoni a Foggia, per la
precisione a 2 chilometri dal centro cittadino, sulla statale 16 in
direzione di San Severo.
Ho conosciuto Nécimie circa 2 anni fa, era seduta vicino la porta d'ingresso
del cimitero del mio paese a mendicare tenendo tra le sue braccia un fagotto.
Era suo figlio Sergio che, nato da pochi giorni, mostrava evidenti i segni di un
ittero neonatale che stava "smaltendo" alla luce del sole.
Le chiesi la sua provenienza. Mi disse che era Macedone e che viveva con suo
marito Robert e altre 2 bambine (Jennifer di 2 anni e Janet di tre) nel campo
profughi di Foggia.
Da allora l'ho incontrata altre volte perché mi accorsi subito del livello
della loro povertà.
Quest'anno però, viste le insistenti piogge che hanno colpito la Puglia, mi ha
confidato che con i suoi tre bambini e un quarto in arrivo, stavano soffrendo
l'umidità che penetrava nella loro roulotte (in pratica ci pioveva dentro).
Così ho deciso di far loro visita e di preoccuparmi di farli spostare da
quell'ambiente, contribuendo a far costruire una baracca da un falegname
di loro conoscenza .
Per questo ti chiedo di diffondere tramite internet queste foto; questa gente
non ha bisogno di cure odontoiatriche ma di generi di prima necessità quali
lenzuola, coperte, vestiti per bambini e alimentari.
Io potrò occuparmi del trasferimento al campo di tutto quello che riusciamo a
raccogliere con l'Asmo.
TI abbraccio e ringrazio fin d'ora tutti quelli che ci vorranno aiutare.
A presto, Giuliano
Giuliano Porcelli
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