Dall'esperienza di Marco Castelli:
Di ritorno dal Kosovo la prima cosa che posso dire è che
l'ASVI fa le cose sul serio.
E' stato un viaggio duro, tempi serrati e ritmi nervosi.
Viaggio di andata di 18 ore con partenza alle nove di sera e una notte
affascinante a sbirciare dal finestrino.
Nel dormiveglia buttavo l'occhio alla strada buia, vedevo solo i cartelli
stradali, Venezia , Trieste, Lubiana, e la testa dai capelli scompigliati del
mulo Umberto alla guida.
Alle prime luci dell'alba la dogana serba poi Belgrado e verso mezzogiorno il
Kosovo.
Se non fosse per la storia tragica e recente che abbiamo conosciuto attraverso i
media, il paesaggio potrebbe definirsi agreste, dolce , di colline ricoperte da
boschi di querce e casette sparse nella campagna.
Poi l'occhio allenato degli altri partecipanti, chi addirittura al trentesimo
viaggio, ti aiuta a guardare con più attenzione e allora vedi i segni della
guerra.
Case con evidenti segni di riparazioni recenti per
chiudere i fori dei proiettili o rifare i tetti bruciati o le finestre sventrate
dalle bombe.. e i campi minati segnalati da strisce di plastica.
Allora senti un brivido e ritorni col pensiero ai telegiornali di qualche anno
fa per riportare alla memoria le immagini di case distrutte e gente in fuga.
Poi la presenza dei militari della forza di pace si fa via via sempre più
presente e il torpore della nottata passata a parlare con Renato che della
storia della guerra balcanica la sa veramente lunga, si trasforma nell'evidenza
di una terra dove la guerra è appena terminata ma ancora ribolle nei volti e
nelle cose.
Alle tre del pomeriggio la vista in lontananza di una ciminiera altissima anima
i miei compagni di viaggio perchè , dicono, è il segnale che Mitrovica è
vicina.
La città è divisa in due parti dal fiume Ibar, settore serbo e settore
albanese.
Separata dal fiume, unita dai ponti, dove si interpone la forza di pace che
vigila affinché le due parti non vengano alle mani.
Noi alloggiamo nella parte albanese da una famiglia gentile che ha l'unico
difetto di non avere una casa con le stanze riscaldate.
Sembrerà un dettaglio di poco conto ma è stata
l'occasione per la prima riflessione sulla durezza della vita da quelle parti
,sapendo anche che Umberto ci
tornerà in dicembre quando ci saranno – 20°!!
A giudicare dal termometro in quel momento non era poi così freddo, c'erano
forse 10 gradi nella camera la notte, ma sufficiente per non rendere la
permanenza in casa piacevole come lo è nelle nostre riscaldate.
Per prima cosa sono stato con Umberto a visitare il dentista albanese che lavora
con un riunito donatogli dall'ASVI. Il dentista si lamentava del non
funzionamento del micromotore e della scarsa forza della turbina.
Umberto risolve il problema alla radice comunicando al dentista che è in arrivo
per l'indomani un nuovo riunito perfettamente funzionante.
Siamo poi stati in visita al preside della scuola nella quale c'è un riunito
funzionante.
Il preside si è reso disponibile affinché dentisti italiani lo possano usare
quando vi si recano in missione anche se ha sollevato dei dubbi sulla fattibilità
in quanto non è lui il titolare delle chiavi del locale.
Penso che la questione possa essere chiarita durante una successiva missione.
Sempre durante il primo intenso pomeriggio ho accompagnato i volontari dell'ASVI
in visita alle loro famiglie.
Si entra nelle case, ci si accomoda sul divano, si beve il
caffè turco e finalmente si entra nel vivo dell'attività dell'ASVI.
I volontari chiedono notizie dettagliate a tutti i membri della famiglia, come
va la bambina a scuola, come sta la spalla della mamma e l'ipertensione del
nonno.
Io nel mio piccolo ho visitato qualche bambino e ho riscontrato una buona salute
dentale e soprattutto ottime conoscenze di igiene orale (forse Pasquale è
passato da li?).
Poi si compila una cartella dove i bisogni vengono elencati nei minimi dettagli,
dal farmaco al capo d'abbigliamento alla lavatrice.
Tutto ciò che serve verrà recapitato durante la prossima missione.
Un lavoro preciso e sicuramente utile, per alcune famiglie probabilmente
fondamentale.
I ragazzini ti ringraziano con un abbraccio vero che spesso ti strappa una
lacrima, mentre gli adulti ti ringraziano con gli occhi lucidi e forse un poco
increduli di chi non si sarebbe aspettato dalla vita di dover ringraziare un
volontario italiano che si dimostra così interessato al tuo futuro.
Le varie famiglie hanno bisogni diversi, ci sono casi di pura sussistenza e casi
meno disperati che vengono aiutati , come ad esempio il barbiere serbo , a
continuare la propria attività lavorativa.
Dopo una notte fredda con cappellino calato sulle orecchie, il giorno seguente
ci siamo riscaldati scaricando un camion di materiale.
E ci siamo riscaldati per bene visto che non c'erano solo leggeri colli di
vestiario ma sacchi di cemento. porte, finestre, frigoriferi , riunito etc.
Tutto numerato e successivamente recapitato alle famiglie.
Finalmente un lavoro fisico!
Il giorno successivo accompagnato da mio fratello Matteo,
da Pietro e Anna, con un furgoncino tanto carico che abbiamo dovuto gonfiare i
pneumatici a 3,5 ,abbiamo attraversato mezzo Kosovo fino al confine con la
Macedonia.
Da li una strada sterrata di sette km. sale fino al villaggio montanaro di
Kotlina , luogo di tragedia, dove nel 1999 l'esercito serbo è salito coi carri
armati e ha ucciso la maggior parte degli adulti.
Così sono rimasti tanti orfani, ad una trentina dei quali l’ASVI porta
regolarmente generi alimentari, abbigliamento e materiale didattico.
Io avrei dovuto visitare i bambini e fare qualche piccolo intervento nel limite
del possibile.
Purtroppo a causa della lunghezza del viaggio , ci siamo arrivati alle 16,30 cioè
col buio ed ironia della sorte dopo mezz'ora se n'è andata la corrente.
Quel luogo mi ha lasciato una gran voglia di ritornarci, quei bambini sorridenti
, nonostante ciò che hanno visto , meriterebbero di essere accuditi.
Stavo pensando (e mi rivolgo soprattutto a Pasquale) che ci si potrebbe
organizzare per mandare almeno 4 missioni all'anno per 4 o 5 giorni ,
tralasciando il periodo invernale impraticabile per il freddo e la neve.
La mia idea sarebbe quella di approntare una valigetta portatile con turbina e
micromotore ( come quella che si è costruito Fabrizio De Gasperis per il
Saharawi) nel qual caso in loco servirebbe solo un compressore e un aspiratore.
Che dici ci pensiamo seriamente?
Io penso che trovare 4 colleghi non sia impossibile, noi
siamo gia 2, (io e Pasquale)
Basterebbe che ad ogni missione ASVI si aggregasse un dentista ASMO.
Tra le righe vi dirò che se Umberto fosse certo della nostra presenza sarebbe
anche capace di farci trovare un riunito lassù.
Ultima cosa, abbiamo anche visitato il dentista serbo il quale sarebbe felice di
lasciarci usare il suo studio in cambio dell'aggiornamento culturale che
possiamo offrigli con la nostra presenza e del quale mi sembra abbia un grande
desiderio.
Per quanto mi riguarda, e mi rivolgo in particolare a Umberto , Marinella.
Pasquale, Francesco, il progetto più stimolante e capace di suscitare la voglia
di altri colleghi mi sembra quello di Kotlina, perchè li se non ci andiamo noi
non ci va proprio nessuno, mentre a Mitrovica tutto sommato ci sono gia i due
dentisti locali.
Bene!! termino ringraziando i ragazzi dell'ASVI perchè mi hanno accolto come
uno di loro cioè "maltrattandomi"
e spremendomi tante energie ma dandomi anche l'occasione di entrare nelle
famiglie Kosovare e imparare, vedendoli all’opera, come si fa il volontariato
sul serio.
Come sempre ringrazio L'ASMO che per me è stato l'inizio di tutto ed è sempre
il punto di riferimento.
Ciao Marco Castelli