Lettera del Dr. Fioroni al Dr. Specchiarelli
Carissimo Francesco,
come mi avevi chiesto prima di partire, di ritorno dalla " missione" ti scrivo poche righe per riferirti com'è andata e cosa ho provato nei cinque giorni di lavoro presso il campo profughi in provincia di Lecce.
E' ormai una settimana che lavoro di nuovo sul mio riunito, ma ogni volta che prendo in mano la turbina la mia mente, anche se per brevi istanti, torna ai momenti in cui operavo su " quell' altro" riunito, quello dell' ambulatorio odontoiatrico del centro accoglienza " LORIZZONTE" vicino Squinzano (LE). Non starò qui a ripetere frasi del tipo "è stata un' esperienza che mi ha maturato tantissimo dentro" oppure "è stata una delle più belle pagine della mia esperienza professionale" , frasi che, seppur vere, sono scontate e sanno un pò di retorica. Quello che vorrei comunicare a te e a quanti Colleghi avessero intenzione di andare laggiù è un' altra cosa: ci si sente maledettamente utili !! Appena arrivato al campo sono stato accolto in modo veramente familiare da Alessandra, la factotum del Centro, che con piglio deciso ed amichevole dirige la struttura. Ho fatto subito la conoscenza di Gianni, un ragazzo eccezionale per la disponibilità e pazienza, nonchè dello staff, composto anche da molti extracomunitari, che tra non poche difficoltà manda avanti il tutto. Sono ragazzi tunisini e marocchini dei quali, ahimè, non ricordo il nome, ma che saluto affettuosamente. Un saluto particolare ad Amin, marocchino di pochi mesi , i cui occhioni ho visto solo una sera, a cena (delizioso il cuscùs preparato dalla mamma e divorato famelicamente da tutti noi!!!) , ma che non dimenticherò più.
Ero arrivato al campo con qualche perplessità dopo aver sentito telefonicamente, prima di partire, il collega Danilo De Candia che mi informava di aver preso qualche appuntamento per la settimana a venire. Perplessità confermate da Alessandra la quale, la sera stessa, tra una chiacchiera e l'altra, mi augurava " buona fortuna " , ed incrementate il giorno seguente dalla conoscenza del medico di base del centro, Mimì Ruggeri. La simpaticissima Collega mi ha prima stretto la mano e poi ha sussurrato con un sorrisino enigmatico sulle labbra :" Benvenuto in frontiera!!" .
" Cioè? Cosa vorrà mai dire?" , mi sono chiesto. Ho dato subito uno sguardo all' ambulatorio che devo dire essere ottimamente attrezzato. Un tubulicid, una copalite, qualche tubetto di cavit e qualche fresa da micromotore che avevo portato dal mio studio hanno integrato ed ottimizzato il materiale già presente. Ero pronto. Non mi restava altro da fare che aprire la porta per rispondere a chi bussava già da diversi minuti. E l' ho aperta. Una decina di persone si accalcavano con grida sull' uscio per entrare e lì, allora, ho capito cosa significa " essere in frontiera" . Significa essere soli, senza le comodità del tuo studio, consapevole di dover essere al massimo dell' efficienza per poter portare sollievo in pochissimo tempo al maggior numero possibile di individui. Le urgenze che mi si sono presentate erano innumerevoli e le più svariate. E che fatica farsi capire da gente che parla esclusivamente l' arabo!! Ah, dimenticavo: non c'è un servo mobile in ambulatorio e (anche se credo oramai il problema non sussista più) l' acqua non arriva alle turbine. Come se non bastasse ho avuto, dopo tre giorni, problemi anche con il compressore che non staccava mai (problema parzialmente risolto dall'ottimo Romeo Metrangolo, collega di quelle parti, che una volta contattato si è precipitato sul posto per riparare il guasto!).
Beh, non c' era tempo per pensare. Là dovevo comunque fare qualcosa. Posizionato alla meno peggio l'aspirasaliva in bocca al paziente, lavoravo con la turbina alla mano destra e la siringa aria/acqua nella sinistra, facendo attenzione a non intrecciare troppo i cavi. Ho effettuato per lo più pulpectomie di pluriradicolati e pulpotomie di monoradicolati, accompagnate da iniziali cure canalari. Il mio rimpianto è proprio quello di non aver potuto portare a termine le urgenze con cure complete, ma ho dovuto scegliere, visto l' alto numero di pazienti ed il poco tempo a disposizione, se seguire meno casi e concluderli, oppure se affrontare più problematiche e lasciare cure incompiute, ma fare in modo che più individui, già cos' provati dalle loro storie personali e dai viaggi allucinanti intrapresi, potessero, almeno da un punto di vista dentale, avere un soggiorno più confortevole. Ho optato per la seconda ipotesi. Quindi fondamentalmente endodonzia, ma anche conservativa e qualche estrazione.
Eh si, si è maledettamente utili!! La fatica è stata grandissima, ripagata alla grande dai sorrisi e dagli inchini degli iracheni quando, il giorno dopo, li incontravo sul piazzale, felici per non aver passato ancora una notte insonne. Ripagata dal viso da scugnizzo di Aljosha, ragazzino kosovaro, il quale, non avendo più il profilo deformato da un ascesso acuto a carico di un molare permanente, la mattina, incrociandomi, mi tirava i pantaloni gridando: "doctor, doctor.." .
Ripagata dagli occhi verdissimi di Tatiana, ragazza jugoslava, che per la situazione dentale provava disagio ad aprire la bocca: " non ho avuto tempo di andare dal dentista" , mi diceva, " c' è stata la guerra" . Io non so se e quando tornero al centro di accoglienza " Lorizzonte" di Squinzano, in provincia di Lecce. Quello che posso garantire è che questa non resterà un' esperienza isolata.
Non dico spesso, ma saltuariamente il nostro lavoro può essere ricompensato anche semplicemente dal sorriso di una persona che non ha niente se non la possibilità di ringraziarti per esserti comunque occupato di lui. E la soddisfazione, ti garantisco, è tanta!
Durante i miei cinque giorni di permanenza presso quel campo profughi io questo ho imparato.
Ti saluto affettuosamente

Fabio FIORONI
Odontoiatra - Volontario ASMO

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