Lettera di Fabio al ritorno dall'Albania
Ciao Francesco… non scriverò un resoconto. Ne ho già fatto uno e non c’è molto da aggiungere, tranne che è stato reso operativo il nuovo riunito e che i ragazzi hanno delle cartelle cliniche tutte nuove.
Il lavoro dei prossimi volontari sarà così facilitato. Credo sia meglio lasciar spazio alle impressioni degli altri.
Vorrei solo far conoscere uno dei fatti che più mi ha
colpito..
A. è una bimba tanto timida e schiva con le persone che non conosce, quanto spaventata dalla nostra figura. La prima volta che sono stato a Betania a malapena mi stringeva la mano...
Poveretta chissà quante ne ha passate…
Domenica era seduta sulla poltrona del nuovo riunito, aveva gli occhi lucidi, si vedeva che aveva paura..
Non parla l’italiano, capisce a malapena qualche parola… intuisce che stiamo per farle l’anestesia.
Mentre l’anestetico fa effetto la faccio giocare col mio orologio per distrarla un po’, poi passiamo all’estrazione.
E’ molto spaventata ma è forte e tiene duro; ha gli occhi lucidi e non socchiude neanche le palpebre per paura che quel gesto le faccia sfuggire una lacrima.
Mi cerca con lo sguardo, mi trova, le sorrido e poi mi stringe la mano.
Scorgo nei suoi occhi tutta la fiducia che ha in me… si, di Fabio mi posso fidare, lui mi vuole bene e qualsiasi cosa faccia lo fa per me <starà pensando>. Si rasserena
Quando tutto è finito mi avvicino e le dico: “Andiamo bella , hai finito”
Lei mi sorride con una garza stretta fra i denti, mi mette le braccia intorno al collo, mi abbraccia e mi stringe a lei… sono rimasto senza parole.
E’ per momenti come questo che tornerei di corsa da loro.
Grazie a Francesco, Antonio, Giulio, Alfredo, alle suore di Arameras, alla gente di Betania e a tutti coloro che in cinque giorni mi hanno regalato milioni di sorrisi
Fabio Pietrobon
Volontario Asmo