Missione in Kosovo con l'ASVI
(resoconto scritto ed immagini)
Vi descrivo alcune ore dellesperienza che ho vissuto in Kosovo con gli Amici dellASVI: quelle trascorse con Giovanni MALLOZZI (Responsabile dellattivitą Odontoiatrica) e Fabio RONZONI a Kotlina in casa di Abąs, che ci ha offerto la sua ospitalitą.
Alla fine della giornata di lavoro nellambulatorio odontoiatrico, Abąs ci accompagna a casa sua.
Sulluscio ci togliamo le scarpe (come č costume in Kosovo, anche nei villaggi serbi) ed entriamo nellampia stanza (circa 4 metri per 4). Il pavimento č coperto da un tappeto, e lungo i muri sono disposti dei cuscini, su cui ci fa accomodare.
Su uno dei lati cč un apparecchio televisivo, col quale riceve le trasmissioni kosovare e macedoni (il confine con la Macedonia č ad un paio di chilometri, in linea daria).
Appesi ad una delle pareti ci sono un diploma, un orologio da muro e una foto del fratello maggiore di Abąs in divisa dellUCK (esercito di liberazione del Kosovo), che imbraccia una mitragliatrice. E morto in un combattimento contro i Serbi.
Viene a salutarci e poi a sedersi con noi il fratello minore, Avenir, poi due giovani amici ed un compagno di lavoro.
Con noi cč anche linterprete, che chiamiamo "Gennarino", perché ci ricorda la pronta intraprendenza degli scugnizzi. Oltre la porta vediamo occasionalmente passare le donne di casa (la moglie e la madre di Abąs), che preparano la cena.
Ci offrono una sigaretta, ma solo uno di noi tre fuma: speriamo che non sia interpretato come un gesto di scortesia.
Dopo la sigaretta, il padrone di casa ci chiede se vogliamo unaltra sigaretta o del pane. La domanda ci sembra strana, optiamo per il pane e scopriamo che per "pane" si intende "pasto": in questo caso la nostra cena.
Avenir ci si avvicina con un bricco di acqua ed un catino per farci lavare le mani, poi porta un tavolo basso (circa 20 cm) e rotondo, attorno al quale ci stringiamo tutti, seduti sul tappeto.
Con lausilio di Gennarino, Abąs ci chiede se anche noi ci laviamo le mani prima di mangiare, e se il libro che ho in mano č quello del profeta Maometto: debbo deluderlo, perché č solo il mio dizionario italiano-albanese (la maggioranza dei Kosovari č di etnģa, lingua e cultura albanese).
Ci servono riso e pollo cotti insieme al forno, molti buoni, e da bere yogurt (non quello addensato artificialmente che acquistiamo noi).
Al centro del tavolo ci sono anche piatti comuni, dai quali possiamo attingere peperoni arrostiti (ottimi) e cavoli crudi tagliati finemente. Accettiamo ancora un po di riso, poi Abąs ci chiede se vogliamo altro pane (cioč se vogliamo mangiare ancora).
Siamo sazi e preferiamo passare al tč, che loro chiamano "ciąi". Niente alcolici ovviamente: a Kotlina sono tutti musulmani osservanti.
Il "ciąi" č servito in bicchieri piuttosto stretti, č caldissimo e devo lasciarlo raffreddare, mentre gli altri (compreso Giovanni) ne bevono a ripetizione. Abąs, sempre con laiuto dellinterprete, ci chiede se abbiamo moglie e figli, che macchina abbiamo, dove lavoriamo; lui fa lagricoltore, ha 28 anni, moglie e due figli (Elma ed Elmedģn), e vorrebbe vivere in cittą. Tentiamo con poca speranza di convincerlo che in cittą non č semplice inserirsi, e che le condizioni di vita possono essere molto difficili.
In televisione trasmettono un telefilm italiano con sottotitoli in lingua macedone. Dopo qualche altro bicchiere di "ciąi", spieghiamo ad Abąs che siamo stanchi e vorremmo riposare; lui ci guida in una stanza dove sono sistemati sul tappeto cinque materassini per noi volontari, linterprete ed uno degli amici. Non cč posto per tutti, laltro amico dorme fuori dalla porta di casa, sotto il portico.
Il tempo di passare un attimo dalla toilette (alla turca naturalmente, situata pochi metri fuori casa), e ci addormentiamo pesantemente.
La notte passa tranquilla, allalba il gallo tenta ripetutamente di svegliarci, ed alla fine ci riesce; Fabio si alza fermamente deciso a torcergli il collo. Sappiamo di non poterci aspettare cornetto e cappuccino, ma per me č una piacevole sorpresa scoprire che si fa colazione con una pietanza calda a base di ricotta salata e peperoni, molto buona.
Č ora di lasciarci. Abąs prende i suoi attrezzi per andare a lavorare la terra, la moglie e la madre restano ad accudire i pochi animali e la casa, e noi tre andiamo verso l ambulatorio, dove gią ci aspettano una dozzina di piccoli pazienti.
Questo č uno dei "momenti" che ricordo con pił piacere.
Vorrei darvi almeno altri tre "flash" (ce ne sarebbero tanti!), che non vi descrivo nei dettagli per non annoiarvi, ma che vi auguro di poter vivere:
1) I piccoli pazienti che ci portano le fragoline selvatiche, dolcissime
2) La visita alla piccola moschea ("giamģa", in lingua locale) e su fino alla cima del minareto
3) I bambini che ci corrono sempre dietro e fanno ala al nostro passaggio, salutandoci
E per finire una riflessione. Personale e discutibile.
Per chi vede il telegiornale, il Kosovo č "quel posto dove Serbi e Albanesi si ammazzano".
Per chi ci va come Volontario, Kotlina č una piccola comunitą di contadini e pastori che hanno subito la prepotenza di uomini di un'altra etnia, con un'altra religione, lingua, alfabeto e cultura. Dopo il momento dellumiliazione hanno vissuto con orgogliosa naturalezza la lotta per lindipendenza.
Per la Serbia sono dei banditi ribelli, per l Unione Europea e gli Stati Uniti un fattore destabilizzante.
Per me, gli abitanti del villaggio di Kotlina sono contadini e pastori che lavorano duramente ogni giorno per sfamare i loro bambini e conservare la propria cultura.
Ma non fidatevi del mio giudizio, andate a verificare.
Francesco Specchiarelli
Volontario Operatore Sanitario
Foto della Missione
(cliccare sulle immagini per ingrandirle)
Il Dott. Specchiarelli con Abas e i suoi figli
Giovanni Mallozzi ed il Direttore
della scuola di Kotlina