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In
occasione della morte di Papa Giovanni Paolo II GRAZIE,
SANTO PADRE, PERCHE’
CI HAI AIUTATO A COMPRENDERE CHE
OLTRE LA NOSTRA TERRA DI SALENTO ESISTONO
ANCHE GLI ALTRI, CHE
SONO UN MERAVIGLIOSO DONO DI DIO Sono
tre gli eventi di rilevanza storica, che legano Giovanni Paolo II alla
vita della Fondazione Regina Pacis: 18 settembre 1994:
il Papa, in occasione della visita pastorale alla Chiesa di Lecce,
nell’omelia alla Celebrazione Eucaristica, ha invitato tutti a guardare
verso i paesi dell’est, da cui provenivano gli immigrati, per
intraprendere nuovi itinerari di carità. 10 ottobre 1998:
il Papa, attraverso la Segreteria di Stato della Città del Vaticano, ha
fatto pervenire alla Casa Regina Pacis la somma di ventimilioni di vecchie
lire per l’acquisto di un mezzo di trasporto. 18 dicembre 2004:
il Papa, scrivendo all’Arcivescovo di Lecce, in occasione del suo 50°
anniversario di ordinazione sacerdotale, ha detto: ”Della Tua
sollecitudine pastorale sono meravigliosa testimonianza le visite
pastorali, più volte fatte, con impegno, alle diocesi a te affidate,
oltre che la Tua particolare cura per i profughi e gli immigrati, con la
Fondazione Regina pacis da Te voluta, insieme a molte altre opere di carità”. Pagine di fede nell’ora della prova… Beati
voi quando
gli uomini vi odieranno e
vi metteranno al bando come
infami a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi
in quel giorno ed esultate: grande
è la vostra ricompensa nei cieli. Alleluia!
(Lc 6,22-23) La porta si chiude dietro di te! Il silenzio, la solitudine, il
giudizio. Mio Dio, dove sei? Poche parole con te stesso, qualche lacrima, e poi cerchi nel
profondo di stesso il coraggio di uscir subito fuori dallo sconforto, per
comprendere e trovare la forza di andare avanti. Butti le mani in tasca e stringi ciò che ti è rimasto, per
cortese concessione, la “corona
del Rosario” ed in quel momento ti rendi conto che non è poco, anzi
è tutto. “Grazie, Signore, ho
tutto”. Il resto non serve, anzi ti rendi conto che di fatto non hai
nulla, perché non ti hanno dato nulla. Anche questo è stato un dono di Dio, per far sentire ancor più
forte il valore della “corona del Rosario”, di questa catena di grazia
che ti permette di aggrapparti a Maria e con Lei iniziare i primi passi
della speranza e così riprendere a camminare. Nel silenzio della notte che passa, la sofferenza diventa il tuo
pane, la preghiera il grande conforto, il silenzio la certezza che Dio
c’è. Cerchi un po’ d’acqua e la mano diventa il tuo bicchiere, e
così è stato per giorni, ed anche di questo bisogna ringraziare Dio,
perché ti riconduce spiritualmente alla povertà, all’umiltà, alla
nullità. Grandi virtù da riscoprire per coloro si donano a Dio ed agli
uomini. Ma senti che non sei solo! Perché hai la certezza di aver servito
la Chiesa, facendo sempre scelte di carità, per questa la tua Chiesa
prega, lotta, offre, perché passi l’ora della prova. Grande certezza
l’appartenenza alla Chiesa. Tutto questo diventa certezza ed il tempo passa, scandito dalla
magnifica “corona del Rosario”. Ed il mattino successivo scopri di essere ormai diventato il n.
13459/268. Grazie, Signore, di questo dono che mi richiama la povertà! Lettere ad prete detenuto… Ciao,
Monsignore, non
puoi e non devi pensare che la tua mamma possa averti dimenticato. Il
mio costante pensiero e la mie preghiere sono per te, come per gli altri
miei figli. Ovviamente
ora ne hai più bisogno tu. Perciò
ti dico “forza”, non arrenderti, perché presto tornerai tra i tuoi veri
amici, i poveri, per i quali hai dedicato la tua esistenza e la tua
missione sacerdotale. Ti
abbraccio con tutto l’amore che una mamma può dare. Mamma Caro
don Cesare, un
forte abbraccio da noi tutti e grazie per tutto quello che stai facendo
per noi. Non ci sono parole per spiegare il dolore per la tua mancanza. Abbiamo
bisogno di te, prendi forza e vai avanti, sperando in Dio. Non crollare e
pensa solo a quanti hanno bisogno di te, pensa a tutti coloro che senza te
sono nulla e che solo tu hai saputo portare avanti, anche se oggi ti trovi
in questa situazione e solo
perché sei sulla strada giusta. Non
devi piangere o abbassare la testa. Devi
alzarti e camminare accanto a coloro per i quali hai donato la tua vita ed
oggi anche la tua libertà. Non hai fatto male a nessuno. E’
sempre accaduto il contrario: ti hanno fatto del male, ma tu hai sempre
saputo perdonare, perché eri, sei e sarai un uomo di Dio. Abbiamo
capito tanto, ma non è il momento di fermarci e solo il momento di capire
di più. Noi siamo con te e ti vogliamo bene. Vai avanti. ********** Caro
don Cesare, stavo
preparandomi per andare a lavorare e dalla TV ha ricevuto la notizia di
quanto è accaduto. Non
voglio lavorare. Non mi importa, per me è una giornata triste, vorrei
prendere il treno e venire a Verona, e poi urlare davanti al carcere, per
dire a tutti chi sei veramente. Piango!
Credo di non aver mai pianto tanto in vita mia, perché hanno fatto del
male a mio “padre”, a te don Cesare, padre della mia vita, della mia
forza, del mio vivere di ogni giorno. Ho
sul comodino una tua foto! Scrivo e la riguardo, mentre le lacrime bagnano
i fogli. Sto male! Ricorda
la sera in cui ti ho conosciuto. Eravamo tante ragazze e venivamo da Roma,
dove io, fino a poche ore prima avevo fatto la prostituta. La Polizia ci
prendeva in giro, rideva per come eravamo vestite, ci toccavano. Che
brutto momento. Noi
eravamo delle prostitute e loro dei poliziotti. Poi
sei arrivato tu ed allora tutti hanno smesso di fare gli stupidi. Ho
incrociato il tuo sguardo e sentito le prima parole, ma non sapevo che eri
un prete cattolico, eppure in quel momento ho riacquistato fiducia. Oggi,
grazie a te, non faccio la prostituta. Non l’ho fatto più da quella
sera, da quando tu mi hai voluto bene come un padre, buono e severo, ma
sempre attento. Grazie
a te per la prima volta ho mandato a casa dei soldi non guadagnati
vendendo il mio corpo. Grazie a te sono una donna, libera, serena. Ho
comprato il motorino, lavoro bene, sto prendendo la patente. Grazie a te
nessuno mi chiama “puttana”. Grazie a te ho compreso cosa significa
amare. Grazie a te ho un padre. Ma
queste cose non servono a nulla, perché il bene che hai fatto a me non
servirà mai nel tribunale. Se lo dico ai giudici, neanche mi crederanno.
Ed allora, caro don Cesare, a chi lo devo dire per essere creduta. Lo so,
me lo hai insegnato tu, lo devo dire a Dio. “Padre
nostro che sei nei cieli, sappi che prima di te ho conosciuto un altro
padre, un po’ più piccolo, ma non tanto, che si chiama don Cesare, il
quale mi ha fatto tanto bene, ma veramente tanto, vedi un po’ tu cosa
puoi fare per lui. Aiutalo. Io non posso. Vai tu da lui e digli che gli
voglio tanto bene”. Don
Cesare, vedi come sono diventata brava, ho imparato anche a pregare e lo
faccio per te, perché sei mio padre e sapendo che sei nella sofferenza,
so che pregando Dio, lui ti farà conoscere tutto ciò che voglio dirti.
Dopo ti arriverà anche questa lettera, sporca di lacrime. Grazie
don Cesare, mio padre. Un
bacio. Sveta
Abbiamo
realizzato un forno che
produce pane per i poveri Chisinau (Moldavia), 11 marzo 2005 E’ stato
emozionante, ma il primo pezzo di pane è uscito, fumante, dal “forno
dei poveri”, voluto dall’Associazione
Fidus Achates di Verona e dalla Fondazione Regina Pacis, il tutto a
Chisinau, nel contesto di un freddo ancora insistente. Nulla è stato
facile di ciò che è stato realizzato, attraverso percorsi conquistati
passo dopo passo, ma sempre con l’unico obiettivo di consegnare nelle
mani dei tanti poveri serviti dalla Fondazione Regina Pacis per le strade
della Moldavia un pezzo di pane, generato da una carità forte ed
autentica. Il progetto è
stato pensato nell’ottobre scorso, a seguito della visita in Moldavia di
alcuni amici della Fondazione, gli Avvocati
Antonaci, Agnello e Curi, qui giunti con l’intento di conoscere la
realtà locale e comprendere quali tipi di progetti sarebbe stato utile
realizzare. Sono stati colpiti dalle mense stradali, dai pasti consegnati
ad anziani e bambini, ma soprattutto dall’immagine di quel pezzo di pane
messo nelle mani dei poveri, che ancora oggi rappresenta una ricchezza
indispensabile a cui aggrapparsi, pur di andare avanti. “Facciamo un
forno!”. E’ stato un
urlo di carità, una provocazione dell’amore verso il prossimo libero da
interessi, ma soprattutto la gioia di consegnare nelle mani della gente
povera moldava un gesto concreto, utile, efficace, capace di trasformarsi
anche in un messaggio di speranza. Dopo quattro mesi
il forno era già in Moldavia, grazie alla collaborazione della ditta
produttrice Zanolli di Verona, alla nuova Associazione
Fidus Achates tra i cui fondatori figurano gli stessi avvocati, nonché
al sostegno delle Suore della Casa della Provvidenza e degli operatori
della Fondazione Regina Pacis, unitamente alla buona volontà del
volontario italiano Vito Rosato,
che ha lasciato l’Italia per un lungo periodo di servizio ai poveri in
Moldavia e soprattutto per l’attivazione del forno e la preparazione di
quanto necessario per la produzione del pane. Non si tratta solo
della produzione del pane necessario al sostegno dei poveri che ogni
giorno vengono serviti in Chisinau; c’è tutto un percorso ricco di
contenuti e che ha come obiettivi la crescita del valore della solidarietà,
la necessità di fare gruppo per essere a servizio degli altri. Ecco
l’esperienza degli avvocati di Verona, cresciuti intorno a progetti
concreti e facendo crescere la forza del messaggio sociale cristiano,
annunziato attraverso il pane prodotto e distribuito, perché questo è il
pane dei poveri e per i poveri. Il pane è un
valore, sia dal punto di vista della sostanza che è e del bene che
produce, sia dal punto di vista della speranza che dona a quanti, con
grande soddisfazione, lo stringono fra le proprie mani, avvertendo un
forte senso di sicurezza e ricchezza. Ogni giorno circa quattrocento moldavi, tra
anziani e bambini, ricevono il pane. Non è poco!
____________________________________________________ Sono
numerosi i detenuti di provenienza moldava nel carcere di Verona, per cui
dopo il colloquio con i cappellani del penitenziario, Don Luciano e
Fra Beppe, Don Cesare ha proposto di creare una rete di collegamento tra i moldavi detenuti e le loro famiglie di
provenienza. Tra
i detenuti moldavi, molti hanno proprio lamentato il fatto di non essere
più riusciti ad entrare in contatto con la famiglia, di avere enormi
difficoltà di comunicazione, di essere in difficoltà per la mancanza
anche di beni di prima necessità. A
tutto ciò, che è già tanto, si aggiunge la difficoltà di non poter
effettuare i colloqui, per motivi diversi, come la distanza delle famiglie
e la loro condizione di povertà, la non concessione dei visti di ingresso
sul territorio nazionale per i familiari, la presenza di parenti in Italia
ma non in possesso di permesso di soggiorno. Difficoltà
reali, che rendono certamente più difficile la detenzione dei moldavi, ai
quali bisogna iniziare a rivolgere uno sguardo di attenzione. Non
entriamo nel merito delle loro vicende personali e non emettiamo alcun
giudizio, ma scegliamo solo di entrare nel disagio reale dello loro
situazione e creare quelle rete di umanità che potrà dare un tocco di
sollievo e serenità a persone che vivono con maggior sofferenza,
proprio a motivo della distanza dalla famiglia, la limitazione della
povertà. I
cappellani forniranno, ovviamente per chi vorrà, i loro indirizzi e gli
indirizzi delle famiglie e si avvierà in Moldavia una rete di contatti,
in modo da generare un maggior collegamento. La
Fondazione Regina Pacis, su espressa volontà di Don Cesare, valuterà
anche situazioni di particolare povertà di alcune famiglie per effettuare
degli interventi straordinari a giusto sostegno. Se
tale iniziativa prendesse piede anche in altre città, grazie alla
collaborazione di amici della Moldavia, locali Caritas, volontari ed
altri, si potrebbe realmente creare una rete di solidarietà ed amicizia
di grande valore. Ciò
significa che prendendo contatti con i cappellani delle carceri, si
potrebbero anche rifornire i detenuti moldavi di francobolli per
spedire le lettere, materiale igienico di vario tipo, sigarette,
piccole somme di denaro (non da spedire ma da inviare sul conto
corrente personale che è depositato presso la “matricola” del
carcere), riviste in lingua rumena o russa. Si
può fare tanto, basta mettersi in rete e percorrere i giusti itinerari di
solidarietà. E’ interessante notare come il buon Don Cesare,
nonostante la sua drammatica esperienza, non abbia perso tempo nel
guardarsi attorno e mettere in atto creativi ed interessanti itinerari di
carità, proprio verso coloro che in quel momento rappresentavano i suoi
compagni di viaggio. La carità non si può inventare, ma è una forza che ti
porti dentro e che ti permette, nonostante le sofferenze e le solitudini,
di amare gli altri, anche quando in quel momento non puoi dargli nulla, ma
gli dai te stesso, la tua vita, il tuo amore, la tua fede, ti proietti nel
futuro e fai dei progetti. In quei momenti quei progetti sono solo un sogno, ma come
dice don Cesare “i sogni dell’uomo di fede sono ad un passo dal
miracolo”. Sogniamo insieme! Attenzione! Casa Regina Pacis ha ancora bisogno di materiale di prima necessità per i bambini ed in particolare: pannolini, omogeneizzati, biscotti,
latte, ecc. Grazie per la vostra bontà. ______________________________________________ Che
cos’è il Progetto Ali nuove? ______________________________________________ (parti
prima e seconda) Crediamo che sia utile ed interessante per molti, riproporre i
contenuti educativi dell’attività di recupero delle vittime della
tratta svolta dalla Fondazione Regina Pacis e che ha come titolo “
Progetto Ali Nuove ”. La conoscenza del Progetto aiuterà molti ad avere l’esatta
conoscenza delle metodologie di intervento a beneficio delle vittime della
tratta e di quanto faticoso e difficile lavoro ci sia nell’approccio con
le stesse. Sarebbe interessante, sempre dopo la lettura, sviluppare anche un
discorso sulle metodologie di intervento e comprendere quali possano
essere le forme migliori di intervento nel recupero delle vittime. Il percorso di recupero si sviluppa in cinque differenti fasi:
1. Regina Pacis
2. Domus
3. Exodus
4. Sallentum
5. Convivium
In questo numero proponiamo le fasi n. 1 e n. 2, denominate
rispettivamente «Regina Pacis» e «Domus». 1.
REGINA PACIS Progetto di assistenza, tutela e protezione sociale per donne
vittime di traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale. La Fondazione “Regina Pacis”, attraverso le sue
strutture di accoglienza, è diventato referente privilegiato dei servizi
di sicurezza, degli organismi ufficiali della pubblica amministrazione,
dei servizi socio-sanitari, degli Enti e delle autorità che operano sul
territorio nell’ambio dell’emergenza immigrazione e ad esso è stato
anche affidato il compito di accogliere ed assistere le cittadine
straniere sottratte al mondo della prostituzione, solitamente prive di
permesso di soggiorno. Il progetto “ Regina Pacis” prende il nome dal
Centro di prima accoglienza, da cui è di fatto germinato, ed è
finalizzato a dare conveniente accoglienza, assistenza e protezione
sociale alle giovani donne che, sottratte al mondo della prostituzione e
dello sfruttamento, si mostrano disposte a seguire un percorso di recupero
incentrato su tre azione, svolte d’intesa e in collaborazione con i
servizi del Consultorio matrimoniale “La Famiglia” e con altri gruppi
di volontariato. A. Risposta ad istanze personali di
assistenza per offrire adeguata e rapida risposta a situazioni di forte
disagio, connesse alle condizioni sociosanitarie, ai condizionamenti
sociali e culturali, alla avvertita esigenza di ristabilire forme di
comunicazione con i nuclei familiari d’origine, e comunque a tutte
quelle interferenze che riducono o compromettono le possibilità di
risposta della persona.
B. Assistenza psicologica e prime forme di inserimento lavorativo, da
realizzarsi sia attraverso la ricostruzione
di
una rete efficace di relazioni interpersonali, sia attraverso più
specifici interventi di sostegno psicologico, individuali e di gruppo, ivi
compresso il supporto indiretto che deriva dall’inserimento in contesti
lavorativi protetti. C. Riduzione dei conflitti e
prevenzione del rischio psico-sociale,
allo scopo di favorire l’impatto con il non facile contesto
psico-sociale del Centro e con il più difficile e complesso sistema
sociale esterno alla struttura protetta; questo anche nella previsione di
possibili soggiorni più lunghi, dovuti principalmente alle esigenze degli
organi inquirenti. Soprattutto le minori, che giungono nel Salento dopo
percorsi avventurosi ed esperienze violente, richiedono interventi di
sostegno che le aiutino a recuperare punti di riferimento per
l’orientamento esistenziale. La loro condizione particolarmente precaria
e l’esperienza di illegalità e/o di devianza che connotano la loro
storia personale mettono a rischio l’identità, le possibilità di
reinserimento sociale, le prospettive di vita e il livello di realtà
delle aspettative. I punti di forza operativi e i servizi
predisposti nell’ambito del progetto “Regina Pacis” per la realizzazione delle
tre azioni sopra indicate sono essenzialmente quattro: Il Servizio psicologico, per far fronte alle
sindromi post-traumatiche, esito di violenze subite e che solitamente si
manifestano con turbe dell’equilibrio psicodinamico, con difficoltà
nella relazione interpersonale ed incertezze nell’autoidentificazione. Il Servizio di assistenza sanitaria,
che interviene quando non sia necessario disporre il ricovero in ospedale,
e che si avvale del poliambulatorio allestito presso il Centro. Il Servizio di assistenza e segretariato sociale,
che svolge anche lavoro di informazione e facilita i contatti con le
famiglie di provenienza. Viene spesso integrato da iniziative ludiformi e
attività di alfabetizzazione culturale. La Cooperativa di lavoro, allestita all’interno
del Centro, che rende la pur breve permanenza delle cittadine trattenute,
soprattutto delle più giovani, una occasione di preparazione alla
positiva integrazione socioculturale, lavorativa e/o scolastica, e di
prevenzione del disagio socio-culturale. La metodologia del lavoro, sebbene differenziata per ciascuna
delle tre azioni, fa in gran parte riferimento alle tecniche rogersiane ed
è comunque finalizzata al recupero dell’autostima, della fiducia nelle
relazioni interpersonali, all’orientamento esistenziali, e
all’assunzione di decisioni autonome e responsabili. Il progetto è organizzato in vista del superamento
dell’attitudine alla dipendenza passiva, in risposta all’esigenza di
mantenere il contatto con i familiari lontani (particolarmente con i figli
in tenera età), all’acquisizione di conoscenze igienico-sanitarie
inerenti al rischio di gravidanza indesiderata e di malattie sessualmente
trasmesse, acquisizione di informazioni sugli aspetti giuridici
riguardanti la condizione di cittadino straniero con o senza permesso di
soggiorno, all’acquisizione di una
maggiore conoscenza della lingua e del contesto socio-culturale
italiano. 2.
DOMUS
Progetto di assistenza, tutela e
protezione sociale per donne vittime di traffico finalizzato allo
sfruttamento sessuale. Questa
fase del Progetto Ali Nuove, denominata “Domus”, comprende tre azioni
e tre laboratori.
Per molti aspetti la
vita, la tutela e le attività offerte dal Centro
“Regina Pacis” non possono che essere pensate per tempi brevi,
come risposta tempestiva ai bisogni di prima emergenza e come avvio a
forme più mature di autonomia e di responsabilizzazione attraverso
percorsi di protezioni sociale. In
molti casi la sosta delle “cittadine trattenute” si prolunga nel tempo
per disposizione dell’autorità inquirente e per le connesse esigenze di
tipo processuale. Il progetto Regina Pacis
introduce perciò al progetto Domus
nel quale trova sviluppo ed approfondimento. Lo si è chiamato progetto Domus per utilizzare l’immagine simbolica della casa,
del focolare domestico, del piccolo gruppo e quindi dell’abitazione
autonoma. Si è pensato, infatti,
di dover assecondare la naturale propensione al piccolo gruppo, e quindi
dell’abitazione autonoma. Si è pensato, infatti,
di dover assecondare la naturale propensione al piccolo gruppo, dove il
mondo dei sentimenti e degli affetti può trovare espressione e
finalizzazione positiva, dando risposta produttiva al bisogno di mantenere
relazioni allargate all’ambiente circostante, all’aspettativa di
realizzare forme di risparmio da destinare alle famiglie di provenienza e
al desiderio di un completo affrancamento dal mondo della violenza e dello
sfruttamento. Il progetto si articola
su tre azioni che si legano l’un l’altra secondo una sequenza che
risponde a ben precisi criteri pedagogici e terapeutici. Ciascuna azione si
sviluppa all’interno di strutture e secondo modalità che vengono
complessivamente definite laboratori.
1. Laboratorio della gestione dei tempi, dei luoghi e dei ritmi
dei vivere. Si sviluppa in
appartamentini autonomi ubicati a ridosso del Centro Regina Pacis e che
perciò permettono la gestione indipendente di alcuni servizi e la
fruizione di altri più complessi come quello medico e quello psicologo.
In ciascun appartamento viene offerta ospitalità a gruppi di tre o
quattro ragazze e ad una coppia di sposi che assume la funzione di tutor
ed assicura il corretto svolgimento del programma di recupero. Si tratta
di abituare le ospiti ad aver cura di sé e degli spazi in cui vivono, di
partecipare alle operazioni che scandiscono la vita quotidiana, di
assumere piccoli oneri lavorativi, a volte anche all’esterno del
contesto abitativo, secondo modalità che richiedono una scrupolosa
osservanza dei tempi, dei luoghi e dei ritmi predefiniti dal gruppo,
secondo ordinati schemi di vita. Vi si accede soltanto
dopo l’esperienza positiva della cooperativa,
prevista dal progetto Regina
Pacis. 2. Laboratorio del
focolare domestico.
In questo secondo e
successivo laboratorio, le ospiti vengono accolte in appartamenti
dislocati in diverse località della penisola, in contesti urbani che per
ragioni di sicurezza non vengono pubblicizzati. Anche in questo caso ci si
affida alla funzione di tutor affidata ad una famiglia, non
necessariamente convivente. Insieme alla ripresa e all’approfondimento
dei motivi psico-pedagogici introdotti con il laboratorio precedente,
vengono sperimentate la
gestione autonoma della vita domestica (la spesa, il pagamento dei canoni,
la cura della manutenzione ordinaria della casa) e l’assunzione compiuta
di responsabilità operative all’esterno della casa. 3.
Laboratorio della convivialità
Si
tratta del prolungamento e della specificazione di quanto già previsto
con il laboratorio precedente. Lo specifico di questa nuova esperienza è
dato dalla partecipazione attiva alla vita del quartiere e
all’assunzione di compiti a rilevanza sociale.
Il passaggio dal progetto Regina
Pacis al progetto Domus e, all’interno del progetto Domus, da un laboratorio ad un
altro, avviene in ragione dei progressi segnalati lungo il cammino verso
l’autonomia e può quindi registrare tempi e fasi del tutto diversi a
seconda dei casi.
La conclusione del percorso di protezione sociale si caratterizza o
per la fuoriuscita dal sistema e l’ingresso autonomo nella società
civile italiana, previa acquisizione del permesso di soggiorno e regolare
immissione nel mondo del lavoro, ovvero – e sembra essere
l’aspirazione prevalente – con un rientro nella comunità di
appartenenza. In questo secondo caso si pongono nuove ed ulteriori
esigenze per le quali si è pensato di predisporre un apposito progetto
denominato Exodus. (*) Nel prossimo
numero di reginapacisinform@
verrà presentata la terza fase del Progetto Ali Nuove, denominata «Exodus». |
![]()
Dal
01.09.2004
(Donazioni in denaro)
|
BENEFATTORE |
DESTINAZIONE |
SOMMA |
|
|
€
78.115,89 |
|
|
Fam.
Petrosillo – Carovigno |
Casa
bambini - Tiraspol |
20,00 |
|
Fam.
Bavenni – Vico Equense |
Casa
bambini - Tiraspol |
100,00 |
|
Fam.
Grilletti – Ostia |
Adozione |
25,00 |
|
Fam.
Bellavtia – Novoli |
Casa
bambini - Moldavia |
40,00 |
|
Fam.
Artioli (Mantova) |
Adozione |
200,00 |
|
Sacerdote
Eremita – Parma |
Casa
Regina Pacis |
50,00 |
|
Fam.
Telarico – Cosenza |
Adozione |
120,00 |
|
Fam.
Agnese Castellini |
Adozione |
500,00 |
|
Fam.
Giovanni Spezia |
Adozione |
500,00 |
|
Fam.
Vezzosi |
Adozione |
40,00 |
|
Fam.
Romano - Matino |
Bambini
di Casa Regina Pacis |
100,00 |
|
Fam.
Metrangolo - Novoli |
Casa
bambini - Moldavia |
500,00 |
|
Il
Quotidiano - Lecce |
Casa
bambini - Moldavia |
135,00 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
TOTALE |
|
€
80.445,89 |
Dal
01.09.2004
(Donazioni in viveri ed altro)
|
BENEFATTORE |
CONTENUTO |
DESTINAZIONE |
|
Catania – Maricetta Lombardo |
Vestiario |
Casa accoglienza – Moldavia |
|
Lecce – Aligros |
Viveri |
Casa Regina Pacis - Lecce |
|
Lecce – Carrefour |
Viveri |
Casa Regina Pacis - Lecce |
|
Lecce – MaeModa |
Vestiario |
Casa Regina Pacis - Lecce |
|
Matino – Banca Popolare Pugliese |
Materiale igienico sanitario per inf, |
Casa Regina Pacis - Lecce |
|
Reggio Emilia – Ist. Est Europa |
Materiale sanitario per costruzioni |
Scuola pubblica - Chisinau |
|
N.N. – Lecce |
Arredo per la casa |
Casa Regina Pacis - Lecce |
|
N.N. |
Viveri |
Abbazia benedettina di Noci |
|
|
|
|
|
|
|
|
S o l i d a r i e t à
Aiutaci anche Tu a dare dignità alle persone
La
Fondazione svolge la sua attività grazie alla disponibilità di persone che
hanno scelto di dedicare parte del proprio tempo, delle proprie capacità e
delle proprie risorse a favore del prossimo. Ovviamente grande è la necessità
di fondi perché le iniziative intraprese possano avere uno sviluppo
significativo.
|
Per
sostenerci |
|
|
Conto
corrente bancario Intestato a Fondazione Regina Pacis ABI 03002
CAB 16000 CIN W Banca di Roma Filiale 03800 Lecce – 1 |
|
|
Conto
corrente postale Intestato
a Fondazione Regina Pacis - Lecce Conto
n. 12525754 |
|
|
Le erogazioni liberali in denaro, fino ad euro 2068,83 annuali,
effettuate a favore della Fondazione Regina Pacis da parte di persone fisiche sono detraibili dall'imposta
sul reddito (IRPEF) per un importo pari al 19% della donazione
(art.13bis, lett. i bis) del DPR n. 917/1986). Le erogazioni liberali effettuate da soggetti titolari di reddito d'impresa sono invece
deducibili per un importo massimo di euro 2068,83 ovvero del 2% del
reddito d'impresa (art.6, comma 2, c sexies) del DPR n. 917/1986). La detrazione è consentita a condizione che il versamento venga
eseguito tramite banca o ufficio postale. |
Grazie per
il sostegno
____________________________________________________________
Allegato de L’Ora del Salento
Settimanale
Cattolico
Iscritto
al n.517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce