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Notiziario n. 35-36 – 3-10 aprile 2005

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In occasione della morte di Papa Giovanni Paolo II

 

GRAZIE, SANTO PADRE,

PERCHE’ CI HAI AIUTATO A COMPRENDERE

CHE OLTRE LA NOSTRA TERRA DI SALENTO

ESISTONO ANCHE GLI ALTRI,

CHE SONO UN MERAVIGLIOSO DONO DI DIO

 

Sono tre gli eventi di rilevanza storica, che legano Giovanni Paolo II alla vita della Fondazione Regina Pacis:

 

18 settembre 1994: il Papa, in occasione della visita pastorale alla Chiesa di Lecce, nell’omelia alla Celebrazione Eucaristica, ha invitato tutti a guardare verso i paesi dell’est, da cui provenivano gli immigrati, per intraprendere nuovi itinerari di carità.

 

10 ottobre 1998: il Papa, attraverso la Segreteria di Stato della Città del Vaticano, ha fatto pervenire alla Casa Regina Pacis la somma di ventimilioni di vecchie lire per l’acquisto di un mezzo di trasporto.

 

18 dicembre 2004: il Papa, scrivendo all’Arcivescovo di Lecce, in occasione del suo 50° anniversario di ordinazione sacerdotale, ha detto: ”Della Tua sollecitudine pastorale sono meravigliosa testimonianza le visite pastorali, più volte fatte, con impegno, alle diocesi a te affidate, oltre che la Tua particolare cura per i profughi e gli immigrati, con la Fondazione Regina pacis da Te voluta, insieme a molte altre opere di carità”.

 

 

 

Pagine di fede nell’ora della prova…

 

Beati voi

quando gli uomini vi odieranno

e vi metteranno al bando

come infami a causa del Figlio dell’uomo.

Rallegratevi in quel giorno ed esultate:

grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Alleluia! (Lc 6,22-23)

 

 

La porta si chiude dietro di te! Il silenzio, la solitudine, il giudizio.

Mio Dio, dove sei?

Poche parole con te stesso, qualche lacrima, e poi cerchi nel profondo di stesso il coraggio di uscir subito fuori dallo sconforto, per comprendere e trovare la forza di andare avanti.

Butti le mani in tasca e stringi ciò che ti è rimasto, per cortese concessione, la “corona del Rosario” ed in quel momento ti rendi conto che non è poco, anzi è tutto.

Grazie, Signore, ho tutto”.

Il resto non serve, anzi ti rendi conto che di fatto non hai nulla, perché non ti hanno dato nulla.

Anche questo è stato un dono di Dio, per far sentire ancor più forte il valore della “corona del Rosario”, di questa catena di grazia che ti permette di aggrapparti a Maria e con Lei iniziare i primi passi della speranza e così riprendere a camminare.

Nel silenzio della notte che passa, la sofferenza diventa il tuo pane, la preghiera il grande conforto, il silenzio la certezza che Dio c’è.

Cerchi un po’ d’acqua e la mano diventa il tuo bicchiere, e così è stato per giorni, ed anche di questo bisogna ringraziare Dio, perché ti riconduce spiritualmente alla povertà, all’umiltà, alla nullità. Grandi virtù da riscoprire per coloro si donano a Dio ed agli uomini.

Ma senti che non sei solo! Perché hai la certezza di aver servito la Chiesa, facendo sempre scelte di carità, per questa la tua Chiesa prega, lotta, offre, perché passi l’ora della prova. Grande certezza l’appartenenza alla Chiesa.

Tutto questo diventa certezza ed il tempo passa, scandito dalla magnifica “corona del Rosario”.

Ed il mattino successivo scopri di essere ormai diventato il n. 13459/268.

Grazie, Signore, di questo dono che mi richiama la povertà!

 

Lettere ad prete detenuto…

 

 

Ciao, Monsignore,

 

non puoi e non devi pensare che la tua mamma possa averti dimenticato.

Il mio costante pensiero e la mie preghiere sono per te, come per gli altri miei figli.

Ovviamente ora ne hai più bisogno tu.

Perciò ti dico “forza”, non arrenderti, perché presto tornerai tra i tuoi veri amici, i poveri, per i quali hai dedicato la tua esistenza e la tua missione sacerdotale.

Ti abbraccio con tutto l’amore che una mamma può dare.

 

Mamma

 

 

Caro don Cesare,

 

un forte abbraccio da noi tutti e grazie per tutto quello che stai facendo per noi. Non ci sono parole per spiegare il dolore per la tua mancanza.

Abbiamo bisogno di te, prendi forza e vai avanti, sperando in Dio. Non crollare e pensa solo a quanti hanno bisogno di te, pensa a tutti coloro che senza te sono nulla e che solo tu hai saputo portare avanti, anche se oggi ti trovi in questa situazione  e solo perché sei sulla strada giusta.

Non devi piangere o abbassare la testa.

Devi alzarti e camminare accanto a coloro per i quali hai donato la tua vita ed oggi anche la tua libertà. Non hai fatto male a nessuno.

E’ sempre accaduto il contrario: ti hanno fatto del male, ma tu hai sempre saputo perdonare, perché eri, sei e sarai un uomo di Dio.

Abbiamo capito tanto, ma non è il momento di fermarci e solo il momento di capire di più. Noi siamo con te e ti vogliamo bene. Vai avanti.

 

**********

 

Caro don Cesare,

 

stavo preparandomi per andare a lavorare e dalla TV ha ricevuto la notizia di quanto è accaduto.

Non voglio lavorare. Non mi importa, per me è una giornata triste, vorrei prendere il treno e venire a Verona, e poi urlare davanti al carcere, per dire a tutti chi sei veramente.

Piango! Credo di non aver mai pianto tanto in vita mia, perché hanno fatto del male a mio “padre”, a te don Cesare, padre della mia vita, della mia forza, del mio vivere di ogni giorno.

Ho sul comodino una tua foto! Scrivo e la riguardo, mentre le lacrime bagnano i fogli. Sto male!

Ricorda la sera in cui ti ho conosciuto. Eravamo tante ragazze e venivamo da Roma, dove io, fino a poche ore prima avevo fatto la prostituta. La Polizia ci prendeva in giro, rideva per come eravamo vestite, ci toccavano. Che brutto momento.

Noi eravamo delle prostitute e loro dei poliziotti.

Poi sei arrivato tu ed allora tutti hanno smesso di fare gli stupidi. Ho incrociato il tuo sguardo e sentito le prima parole, ma non sapevo che eri un prete cattolico, eppure in quel momento ho riacquistato fiducia.

Oggi, grazie a te, non faccio la prostituta. Non l’ho fatto più da quella sera, da quando tu mi hai voluto bene come un padre, buono e severo, ma sempre attento.

Grazie a te per la prima volta ho mandato a casa dei soldi non guadagnati vendendo il mio corpo. Grazie a te sono una donna, libera, serena. Ho comprato il motorino, lavoro bene, sto prendendo la patente. Grazie a te nessuno mi chiama “puttana”. Grazie a te ho compreso cosa significa amare. Grazie a te ho un padre.

Ma queste cose non servono a nulla, perché il bene che hai fatto a me non servirà mai nel tribunale. Se lo dico ai giudici, neanche mi crederanno. Ed allora, caro don Cesare, a chi lo devo dire per essere creduta. Lo so, me lo hai insegnato tu, lo devo dire a Dio.

“Padre nostro che sei nei cieli, sappi che prima di te ho conosciuto un altro padre, un po’ più piccolo, ma non tanto, che si chiama don Cesare, il quale mi ha fatto tanto bene, ma veramente tanto, vedi un po’ tu cosa puoi fare per lui. Aiutalo. Io non posso. Vai tu da lui e digli che gli voglio tanto bene”.

Don Cesare, vedi come sono diventata brava, ho imparato anche a pregare e lo faccio per te, perché sei mio padre e sapendo che sei nella sofferenza, so che pregando Dio, lui ti farà conoscere tutto ciò che voglio dirti. Dopo ti arriverà anche questa lettera, sporca di lacrime.

Grazie don Cesare, mio padre.

Un bacio.

Sveta

 

 

 

...dove eravamo rimasti?

 

 

Abbiamo realizzato un forno

che produce pane per i poveri

 

 

Chisinau (Moldavia), 11 marzo 2005

 

E’ stato emozionante, ma il primo pezzo di pane è uscito, fumante, dal “forno dei poveri”, voluto dall’Associazione Fidus Achates di Verona e dalla Fondazione Regina Pacis, il tutto a Chisinau, nel contesto di un freddo ancora insistente.

         Nulla è stato facile di ciò che è stato realizzato, attraverso percorsi conquistati passo dopo passo, ma sempre con l’unico obiettivo di consegnare nelle mani dei tanti poveri serviti dalla Fondazione Regina Pacis per le strade della Moldavia un pezzo di pane, generato da una carità forte ed autentica.

         Il progetto è stato pensato nell’ottobre scorso, a seguito della visita in Moldavia di alcuni amici della Fondazione, gli Avvocati Antonaci, Agnello e Curi, qui giunti con l’intento di conoscere la realtà locale e comprendere quali tipi di progetti sarebbe stato utile realizzare. Sono stati colpiti dalle mense stradali, dai pasti consegnati ad anziani e bambini, ma soprattutto dall’immagine di quel pezzo di pane messo nelle mani dei poveri, che ancora oggi rappresenta una ricchezza indispensabile a cui aggrapparsi, pur di andare avanti.

         “Facciamo un forno!”.

E’ stato un urlo di carità, una provocazione dell’amore verso il prossimo libero da interessi, ma soprattutto la gioia di consegnare nelle mani della gente povera moldava un gesto concreto, utile, efficace, capace di trasformarsi anche in un messaggio di speranza.

         Dopo quattro mesi il forno era già in Moldavia, grazie alla collaborazione della ditta produttrice Zanolli di Verona, alla nuova Associazione Fidus Achates tra i cui fondatori figurano gli stessi avvocati, nonché al sostegno delle Suore della Casa della Provvidenza e degli operatori della Fondazione Regina Pacis, unitamente alla buona volontà del volontario italiano Vito Rosato, che ha lasciato l’Italia per un lungo periodo di servizio ai poveri in Moldavia e soprattutto per l’attivazione del forno e la preparazione di quanto necessario per la produzione del pane.

         Non si tratta solo della produzione del pane necessario al sostegno dei poveri che ogni giorno vengono serviti in Chisinau; c’è tutto un percorso ricco di contenuti e che ha come obiettivi la crescita del valore della solidarietà, la necessità di fare gruppo per essere a servizio degli altri. Ecco l’esperienza degli avvocati di Verona, cresciuti intorno a progetti concreti e facendo crescere la forza del messaggio sociale cristiano, annunziato attraverso il pane prodotto e distribuito, perché questo è il pane dei poveri e per i poveri.

         Il pane è un valore, sia dal punto di vista della sostanza che è e del bene che produce, sia dal punto di vista della speranza che dona a quanti, con grande soddisfazione, lo stringono fra le proprie mani, avvertendo un forte senso di sicurezza e ricchezza.     Ogni giorno circa quattrocento moldavi, tra anziani e bambini, ricevono il pane. Non è poco!

 

 

… per non dimenticare

 

Aiutiamo i cittadini moldavi
detenuti nel carcere di Verona

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Sono numerosi i detenuti di provenienza moldava nel carcere di Verona, per cui dopo il colloquio con i cappellani del penitenziario, Don Luciano e Fra Beppe, Don Cesare ha proposto di creare una rete di collegamento tra i moldavi detenuti e le loro famiglie di provenienza.

Tra i detenuti moldavi, molti hanno proprio lamentato il fatto di non essere più riusciti ad entrare in contatto con la famiglia, di avere enormi difficoltà di comunicazione, di essere in difficoltà per la mancanza anche di beni di prima necessità.

A tutto ciò, che è già tanto, si aggiunge la difficoltà di non poter effettuare i colloqui, per motivi diversi, come la distanza delle famiglie e la loro condizione di povertà, la non concessione dei visti di ingresso sul territorio nazionale per i familiari, la presenza di parenti in Italia ma non in possesso di permesso di soggiorno.

Difficoltà reali, che rendono certamente più difficile la detenzione dei moldavi, ai quali bisogna iniziare a rivolgere uno sguardo di attenzione.

Non entriamo nel merito delle loro vicende personali e non emettiamo alcun giudizio, ma scegliamo solo di entrare nel disagio reale dello loro situazione e creare quelle rete di umanità che potrà dare un tocco di sollievo e serenità a persone che vivono con maggior sofferenza, proprio a motivo della distanza dalla famiglia, la limitazione della povertà.

I cappellani forniranno, ovviamente per chi vorrà, i loro indirizzi e gli indirizzi delle famiglie e si avvierà in Moldavia una rete di contatti, in modo da generare un maggior collegamento.

La Fondazione Regina Pacis, su espressa volontà di Don Cesare, valuterà anche situazioni di particolare povertà di alcune famiglie per effettuare degli interventi straordinari a giusto sostegno.

 

Se tale iniziativa prendesse piede anche in altre città, grazie alla collaborazione di amici della Moldavia, locali Caritas, volontari ed altri, si potrebbe realmente creare una rete di solidarietà ed amicizia di grande valore.

Ciò significa che prendendo contatti con i cappellani delle carceri, si potrebbero anche rifornire i detenuti moldavi di francobolli per spedire le lettere, materiale igienico di vario tipo, sigarette, piccole somme di denaro (non da spedire ma da inviare sul conto corrente personale che è depositato presso la “matricola” del carcere), riviste in lingua rumena o russa.

Si può fare tanto, basta mettersi in rete e percorrere i giusti itinerari di solidarietà.

E’ interessante notare come il buon Don Cesare, nonostante la sua drammatica esperienza, non abbia perso tempo nel guardarsi attorno e mettere in atto creativi ed interessanti itinerari di carità, proprio verso coloro che in quel momento rappresentavano i suoi compagni di viaggio.

La carità non si può inventare, ma è una forza che ti porti dentro e che ti permette, nonostante le sofferenze e le solitudini, di amare gli altri, anche quando in quel momento non puoi dargli nulla, ma gli dai te stesso, la tua vita, il tuo amore, la tua fede, ti proietti nel futuro e fai dei progetti.

In quei momenti quei progetti sono solo un sogno, ma come dice don Cesare “i sogni dell’uomo di fede sono ad un passo dal miracolo”.

Sogniamo insieme!

 

Attenzione!

Casa Regina Pacis ha ancora bisogno di materiale di prima necessità per i bambini ed in particolare: pannolini, omogeneizzati, biscotti, latte, ecc.

Grazie per la vostra bontà.

 

 

 

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Che cos’è il Progetto Ali nuove?

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(parti prima e seconda)

 

Crediamo che sia utile ed interessante per molti, riproporre i contenuti educativi dell’attività di recupero delle vittime della tratta svolta dalla Fondazione Regina Pacis e che ha come titolo “ Progetto Ali Nuove ”.

La conoscenza del Progetto aiuterà molti ad avere l’esatta conoscenza delle metodologie di intervento a beneficio delle vittime della tratta e di quanto faticoso e difficile lavoro ci sia nell’approccio con le stesse.

Sarebbe interessante, sempre dopo la lettura, sviluppare anche un discorso sulle metodologie di intervento e comprendere quali possano essere le forme migliori di intervento nel recupero delle vittime.

Il percorso di recupero si sviluppa in cinque differenti fasi:

            1. Regina Pacis

        2. Domus

        3. Exodus

        4. Sallentum

        5. Convivium

            In questo numero proponiamo le fasi n. 1 e n. 2, denominate rispettivamente «Regina Pacis» e «Domus».

 

 

 

1. REGINA PACIS

Progetto di assistenza, tutela e protezione sociale per donne vittime di traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale.

 

La Fondazione “Regina Pacis”, attraverso le sue strutture di accoglienza, è diventato referente privilegiato dei servizi di sicurezza, degli organismi ufficiali della pubblica amministrazione, dei servizi socio-sanitari, degli Enti e delle autorità che operano sul territorio nell’ambio dell’emergenza immigrazione e ad esso è stato anche affidato il compito di accogliere ed assistere le cittadine straniere sottratte al mondo della prostituzione, solitamente prive di permesso di soggiorno.

 

Il progetto “ Regina Pacis” prende il nome dal Centro di prima accoglienza, da cui è di fatto germinato, ed è finalizzato a dare conveniente accoglienza, assistenza e protezione sociale alle giovani donne che, sottratte al mondo della prostituzione e dello sfruttamento, si mostrano disposte a seguire un percorso di recupero incentrato su tre azione, svolte d’intesa e in collaborazione con i servizi del Consultorio matrimoniale “La Famiglia” e con altri gruppi di volontariato.

 

A. Risposta ad istanze personali di assistenza per offrire adeguata e rapida risposta a situazioni di forte disagio, connesse alle condizioni sociosanitarie, ai condizionamenti sociali e culturali, alla avvertita esigenza di ristabilire forme di comunicazione con i nuclei familiari d’origine, e comunque a tutte quelle interferenze che riducono o compromettono le possibilità di risposta della persona.

       

B. Assistenza psicologica e prime forme di inserimento lavorativo, da realizzarsi sia attraverso la ricostruzione di una rete efficace di relazioni interpersonali, sia attraverso più specifici interventi di sostegno psicologico, individuali e di gruppo, ivi compresso il supporto indiretto che deriva dall’inserimento in contesti lavorativi protetti.

 

C. Riduzione dei conflitti e prevenzione del rischio psico-sociale, allo scopo di favorire l’impatto con il non facile contesto psico-sociale del Centro e con il più difficile e complesso sistema sociale esterno alla struttura protetta; questo anche nella previsione di possibili soggiorni più lunghi, dovuti principalmente alle esigenze degli organi inquirenti. Soprattutto le minori, che giungono nel Salento dopo percorsi avventurosi ed esperienze violente, richiedono interventi di sostegno che le aiutino a recuperare punti di riferimento per l’orientamento esistenziale. La loro condizione particolarmente precaria e l’esperienza di illegalità e/o di devianza che connotano la loro storia personale mettono a rischio l’identità, le possibilità di reinserimento sociale, le prospettive di vita e il livello di realtà delle aspettative.

 

I punti di forza operativi e i servizi predisposti nell’ambito del progetto “Regina Pacis” per la realizzazione delle tre azioni sopra indicate sono essenzialmente quattro:

 

Il Servizio psicologico, per far fronte alle sindromi post-traumatiche, esito di violenze subite e che solitamente si manifestano con turbe dell’equilibrio psicodinamico, con difficoltà nella relazione interpersonale ed incertezze nell’autoidentificazione.

 

Il Servizio di assistenza sanitaria, che interviene quando non sia necessario disporre il ricovero in ospedale, e che si avvale del poliambulatorio allestito presso il Centro.

 

Il Servizio di assistenza e segretariato sociale, che svolge anche lavoro di informazione e facilita i contatti con le famiglie di provenienza. Viene spesso integrato da iniziative ludiformi e attività di alfabetizzazione culturale.

 

La Cooperativa di lavoro, allestita all’interno del Centro, che rende la pur breve permanenza delle cittadine trattenute, soprattutto delle più giovani, una occasione di preparazione alla positiva integrazione socioculturale, lavorativa e/o scolastica, e di prevenzione del disagio socio-culturale.

La metodologia del lavoro, sebbene differenziata per ciascuna delle tre azioni, fa in gran parte riferimento alle tecniche rogersiane ed è comunque finalizzata al recupero dell’autostima, della fiducia nelle relazioni interpersonali, all’orientamento esistenziali, e all’assunzione di decisioni autonome e responsabili.

Il progetto è organizzato in vista del superamento dell’attitudine alla dipendenza passiva, in risposta all’esigenza di mantenere il contatto con i familiari lontani (particolarmente con i figli in tenera età), all’acquisizione di conoscenze igienico-sanitarie inerenti al rischio di gravidanza indesiderata e di malattie sessualmente trasmesse, acquisizione di informazioni sugli aspetti giuridici riguardanti la condizione di cittadino straniero con o senza permesso di soggiorno, all’acquisizione di una  maggiore conoscenza della lingua e del contesto socio-culturale italiano.

 

 

2. DOMUS

     Progetto di assistenza, tutela e protezione sociale per donne vittime di traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale.

Questa fase del Progetto Ali Nuove, denominata “Domus”, comprende tre azioni e tre laboratori.

        Per molti aspetti la vita, la tutela e le attività offerte dal Centro “Regina Pacis” non possono che essere pensate per tempi brevi, come risposta tempestiva ai bisogni di prima emergenza e come avvio a forme più mature di autonomia e di responsabilizzazione attraverso percorsi di protezioni sociale.

In molti casi la sosta delle “cittadine trattenute” si prolunga nel tempo per disposizione dell’autorità inquirente e per le connesse esigenze di tipo processuale.

        Il progetto Regina Pacis introduce perciò al progetto Domus nel quale trova sviluppo ed approfondimento.

        Lo si è chiamato progetto Domus per utilizzare l’immagine simbolica della casa, del focolare domestico, del piccolo gruppo e quindi dell’abitazione autonoma.

        Si è pensato, infatti, di dover assecondare la naturale propensione al piccolo gruppo, e quindi dell’abitazione autonoma.

        Si è pensato, infatti, di dover assecondare la naturale propensione al piccolo gruppo, dove il mondo dei sentimenti e degli affetti può trovare espressione e finalizzazione positiva, dando risposta produttiva al bisogno di mantenere relazioni allargate all’ambiente circostante, all’aspettativa di realizzare forme di risparmio da destinare alle famiglie di provenienza e al desiderio di un completo affrancamento dal mondo della violenza e dello sfruttamento.

        Il progetto si articola su tre azioni che si legano l’un l’altra secondo una sequenza che risponde a ben precisi criteri pedagogici e terapeutici.

        Ciascuna azione si sviluppa all’interno di strutture e secondo modalità che vengono complessivamente definite laboratori.

 

1. Laboratorio della gestione dei tempi, dei luoghi e dei ritmi dei vivere.

        Si sviluppa in appartamentini autonomi ubicati a ridosso del Centro Regina Pacis e che perciò permettono la gestione indipendente di alcuni servizi e la fruizione di altri più complessi come quello medico e quello psicologo. In ciascun appartamento viene offerta ospitalità a gruppi di tre o quattro ragazze e ad una coppia di sposi che assume la funzione di tutor ed assicura il corretto svolgimento del programma di recupero. Si tratta di abituare le ospiti ad aver cura di sé e degli spazi in cui vivono, di partecipare alle operazioni che scandiscono la vita quotidiana, di assumere piccoli oneri lavorativi, a volte anche all’esterno del contesto abitativo, secondo modalità che richiedono una scrupolosa osservanza dei tempi, dei luoghi e dei ritmi predefiniti dal gruppo, secondo ordinati schemi di vita.

        Vi si accede soltanto dopo l’esperienza positiva della cooperativa, prevista dal progetto Regina Pacis.

2. Laboratorio del focolare domestico.

        In questo secondo e successivo laboratorio, le ospiti vengono accolte in appartamenti dislocati in diverse località della penisola, in contesti urbani che per ragioni di sicurezza non vengono pubblicizzati. Anche in questo caso ci si affida alla funzione di tutor affidata ad una famiglia, non necessariamente convivente. Insieme alla ripresa e all’approfondimento dei motivi psico-pedagogici introdotti con il laboratorio precedente, vengono sperimentate  la gestione autonoma della vita domestica (la spesa, il pagamento dei canoni, la cura della manutenzione ordinaria della casa) e l’assunzione compiuta di responsabilità operative all’esterno della casa.

3. Laboratorio della convivialità

        Si tratta del prolungamento e della specificazione di quanto già previsto con il laboratorio precedente. Lo specifico di questa nuova esperienza è dato dalla partecipazione attiva alla vita del quartiere e all’assunzione di compiti a rilevanza sociale.

        Il passaggio dal progetto Regina Pacis al progetto Domus e, all’interno del progetto Domus, da un laboratorio ad un altro, avviene in ragione dei progressi segnalati lungo il cammino verso l’autonomia e può quindi registrare tempi e fasi del tutto diversi a seconda dei casi.

        La conclusione del percorso di protezione sociale si caratterizza o per la fuoriuscita dal sistema e l’ingresso autonomo nella società civile italiana, previa acquisizione del permesso di soggiorno e regolare immissione nel mondo del lavoro, ovvero – e sembra essere l’aspirazione prevalente – con un rientro nella comunità di appartenenza. In questo secondo caso si pongono nuove ed ulteriori esigenze per le quali si è pensato di predisporre un apposito progetto denominato Exodus.

 

(*) Nel prossimo numero di reginapacisinform@ verrà presentata la terza fase del Progetto Ali Nuove, denominata «Exodus».

 

Il cestino dei poveri va riempito

Dal 01.09.2004                                                                                                                (Donazioni in denaro)

BENEFATTORE

DESTINAZIONE

SOMMA

SOMMA PRECEDENTE

 

      78.115,89

Fam. Petrosillo – Carovigno

Casa bambini - Tiraspol

20,00

Fam. Bavenni – Vico Equense

Casa bambini - Tiraspol

100,00

Fam. Grilletti – Ostia

Adozione

25,00

Fam. Bellavtia – Novoli

Casa bambini - Moldavia

40,00

Fam. Artioli (Mantova)

Adozione

200,00

Sacerdote Eremita – Parma

Casa Regina Pacis

50,00

Fam. Telarico – Cosenza

Adozione

120,00

Fam. Agnese Castellini

Adozione

500,00

Fam. Giovanni Spezia

Adozione

500,00

Fam. Vezzosi

Adozione

40,00

Fam. Romano - Matino

Bambini di Casa Regina Pacis

100,00

Fam. Metrangolo - Novoli

Casa bambini - Moldavia

500,00

Il Quotidiano - Lecce

Casa bambini - Moldavia

135,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

 

€ 80.445,89 

Dal 01.09.2004                                                                                                   (Donazioni in viveri ed altro)

BENEFATTORE

CONTENUTO

DESTINAZIONE

Catania – Maricetta Lombardo

Vestiario

Casa accoglienza – Moldavia

Lecce – Aligros

Viveri

Casa Regina Pacis - Lecce

Lecce – Carrefour

Viveri

Casa Regina Pacis - Lecce

Lecce – MaeModa

Vestiario

Casa Regina Pacis - Lecce

Matino – Banca Popolare Pugliese

Materiale igienico sanitario per inf,

Casa Regina Pacis - Lecce

Reggio Emilia – Ist. Est Europa

Materiale sanitario per costruzioni

Scuola pubblica - Chisinau

N.N. – Lecce

Arredo per la casa

Casa Regina Pacis - Lecce

N.N.

Viveri

Abbazia benedettina di Noci

 

 

 

 

 

 


S o l i d a r i e t à

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ABI 03002    CAB 16000   CIN  W

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Conto corrente postale

 

Intestato a Fondazione Regina Pacis - Lecce

Conto n. 12525754

 

 

 

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La detrazione è consentita a condizione che il versamento venga eseguito tramite banca o ufficio postale.


Grazie per il sostegno

 

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Allegato de L’Ora del Salento

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