Accadde in Brasile : Operazione Ribeirinha

 
Comandante Ricardo è la protagonista ("Comandante Ricardo" è una barca) del libretto pubblicato da Marco DE FEO, Odontoiatra di Roma.
 
Nell'agosto 2003 Marco è stato in Amazzonia, dove tornerà quest'anno, per dedicare un altro mese a chi ha bisogno di aiuto.
 
Vi riporto il primo ed il secondo capitolo della sua esperienza.
 
 

 

LA COMANDANTE RICARDO

 

La Comandante Ricardo è una barca di 18 metri costruita completamente in legno, a due piani come tante se ne vedono da queste parti.

Un bagno piccolissimo, una doccia al coperto altrettanto piccola, tre all’aperto, tre cuccette ognuna con tre posti letto, un cucinino e una lunga fila di amache al centro, fanno di questa barca la soluzione ideale per raggiungere il luogo di missione dove siamo diretti, Anamà e Berurì nel cuore della foresta amazzonica o, come si dice qui in Brasile, no interior per identificare un posto infernale dove tutti evitano di andare.

 

Mi hanno ricevuto in comitiva all'aeroporto di Manaus con immenso affetto e consegnandomi un biglietto che recita così:


Oggi è un giorno speciale per noi, della famiglia del MIAM (Missioni per l’interno dell’Amazzonia)
Per Dio, tutti i giorni della nostra vita sono speciali. Dio fa attenzione a noi per tutta la nostra vita.
Per questo il giorno presente è un momento di gratitudine e di preghiera a Dio per tutto ciò che Lui ha dato a noi.
Egli ci ha dato te ...  Sii il ben venuto.
Fraternamente in Cristo, Cesar Brito

  

Cesar, il Pastore della Chiesa Battista di Manaus, quaranta anni, due baffoni, veterano delle Missioni dell'interno dell'Amazzonia e coordinatore delle stesse, sua moglie e tutti i collaboratori, li trovo in fila con un cartello di benvenuto. Conosce tutto della foresta, i canti degli uccelli e i suoi rumori, le leggende e la  vita dei  suoi abitanti.

 

Non ci conoscevamo. Ci  separava la distanza e le differente fede religiosa, io Cattolico e di Roma, loro Protestanti Battisti e Metodisti di Manaus, ma pur sempre Cristiani.

In un Paese come il Brasile dove fioriscono  sette di qualsiasi  tipo, un ecumenismo  tra le fedi cristiane può essere un punto di forza.

E’ un caso che mi sia imbarcato con i Protestanti; dovevo essere ospite di una missione colombiana a Brasilia, ma l'improvvisa malattia del Padre Colombiano ha imposto un cambio al programma.

E’ stata mia moglie, di fede Battista, a propormi di dare una mano a questi  nostri fratelli "separati". E’ cosi che mi hanno invitato a lavorare con loro come dentista.

 

Solo che i  Battisti di Manauns non avevano il denaro per finanziare una barca-ospedale, per cui ho pensato di farmene carico io.
Occorrevano mille euro ed avevo una settimana di tempo.

Ho bussato alle porte di amici e colleghi: Ho coinvolto addirittura le mie assistenti di studio, stanche di sentirmi parlare di missioni e missionari; spesso ho elemosinato sfacciatamente denaro o strumentario, anche se non sempre sono stato accontentato.

In pochi giorni sono riuscito a raccogliere il denaro necessario, mille euro, per la missione chiamata "Operazione Ribeirinha".

Scopo: soccorrere, prestare aiuto materiale e spirituale alle comunità fluviali, il popolo del fiume, i Caboclos.

 

Il popolo del fiume

 

E’ difficile trovare una definizione chiara del termine caboclo.
Nella lingua brasiliana moderna indica il meticciato tra un bianco ed un indio, altrimenti detto cariboca o carijo.

Prima dell'arrivo dei Portoghesi, nel XVI secolo, il Brasile era abitato da un'unica famiglia indigena che da nord a sud parlava la stessa lingua, la lingua tupì-guaranì o lingua geral.

Quando poi furono introdotti gli schiavi africani si favorì il meticciato fisico e culturale tra i bianchi europei e gli indio.

Il risultato fu il caboclo, ossia l'indio detribalizzato ovvero il meticcio nato da padre europeo e madre indigena; oppure il cafuzo, meticcio nero e indio; oppure ancora il mamelucco, afrobrasiliano ed indio.

Attualmente in Brasile, a livello nazionale, si usa la parola caboclo per indicare una persona che vive nell' interno del paese ed occupa una posizione sociale inferiore alla persona di pelle bianca.

 

L'equipaggio missionario

 

Manaus - 03 gradi di latitudine a sud dall'equatore e 60 gradi di longitudine - è una città di un milione e mezzo di abitanti ufficiali; in realtà sono molti di  più se si contano le favelas.
Fondata dai Portoghesi nel 1669, è la capitale dello Stato dell'Amazzonia.

Alla fine dell’ 800 e fino agli anni venti del secolo scorso è stata la regina del caucciù. Oggi è in decadenza. E’ una città caotica, ma piena di vita e di colore.

Suo orgoglio è il Teatro Amazonas, costruito alla fine dell' 800 da Portoghesi, Inglesi e Italiani. Vi è pure un museo dell' indio, gestito da Suore Missionarie. Il porto, in via di modernizzazione, è tutto un via vai di
barche passeggeri dirette alle città fluviali e di petroliere.

La Comandante Ricardo è attraccata al porto di Manaus, con il suo carico esagerato di pane, bevande, acqua potabile, uova, margarina, aceto, caffè e di tutto ciò che consentirà all'equipaggio missionario di vivere su una barca nella foresta e diaiutare i caboclos.

Tutti in piedi sul ponte della nave, con la Bibbia in mano in attesa della partenza.

Ho l'impressione di essere piombato improvvisamente all’inizio di una spedizione crociata, diretta a liberare chissà quale terra santa.

Al comando c'è Severino. Poi ce Joào, il macchinista detto il capellone, ex garimpeiro, cercatore d'oro, con le dita dei piedi mozzati dai temibili piranhas. Sandro, che si occupa della cucina, è un diretto discendente degli indios, anche se il suo aspetto ricorda direttamente un pirata. Joào, il pilota fluviale, conosce a
memoria ogni fiume e i suoi affluenti.

Poi c'è l’equipaggio missionario vero e proprio: Francisca la parrucchiera che si interessa della capigliatura dei caboclo; Graça, l'infermiera; Odaliza, la mia assistente; Carlos, Ernani, Elvis, gli evangelizzatori; Washington e Ismael, i preposti ai giochi per i bambini; Avana, la collaboratrice per la cucina; Edney aiuto dell'infermiera, Genize ed infine il capo, Cesar.

E’ a lui che avanzo subito la mia prima richiesta, comperare uno specchio per potermi radere la barba la mattina. Vengo accontentato, uno specchio grande poco più di un francobollo, quanto basta per vedermi, almeno in piccola parte. Lo specchietto verrà attaccato a poppa sopra il piccolo lavandino dal
quale esce acqua di fiume, la stessa che usiamo per lavarci. E’ sufficentemente calda.

 

3° Capitolo

 

Verso Anamà

 

Dal porto di Manaus, la Comandante Ricardo salpa alle 17.00 in punto del 12 agosto 2003, come previsto, cosa rara da queste parti, con tutti gli uomini a bordo, tutti appartenenti alla Chiesa protestante escluso il sottoscritto, cattolico.
Affrontiamo al tramonto il Rio Solimões, il fiume che unendosi al maestoso Rio Negro dà origine al Rio Amazonas. Solo lentamente le acque limacciose del primo si mescolano a quelle limpide del Rio Negro, generando lo spettacolo tanto suggestivo per i turisti.
Siamo diretti ad ovest ed andiamo ad una velocità di 14 km all'ora perché contro corrente, così segnala il
mio g.p.s., rilevatore di posizione satellitare, che mi farà sempre compagnia in questo viaggio missionario, senz’altro prezioso in zone come queste.
La missione  inizia con una preghiera ai Buon Dio perchè possa offrirci il  suo aiuto durante tutta la navigazione notturna, e lodi al Signore perchè questa missione è stata resa possibile in poco tempo grazie alle offerte arrivate dall’Italia.
Il sole tramonta velocemente all’Equatore, colorando il cielo di rosso fuoco e disegnando con il biancore delle nuvole delle strane geometrie.
Navighiamo verso il villaggio di Anamà, 179 km in linea d'aria da Manaus, 14 ore di viaggio attraverso il Solimões.
Mi rendo conto di quanto sia difficile raggiungere una missione così all'interno della foresta pluviale non appena cerco di svolgere due dei più comuni gesti della giornata: la doccia e mangiare qualcosa.
Probabilmente ho scelto il momento della giornata meno opportuno per fare la doccia, perchè la barca è presto invasa da nuvole di grilli e cimici e delle temute carapanà, le grosse zanzare della foresta, e da quant'altro di volante, con una grossa concentrazione nel vano doccia e la sorpresa finale di ritrovarmeli tutti attaccati alla pelle bagnata.
Nel frattempo anche la cucina viene invasa da insetti volanti, tanto che le pentole sembrano muoversi da sole, e il tintinnare che si sente altro non è che lo sbattere degli animali sul metallo delle pentole.
Anche mangiare è difficile, perchè come si apre la bocca entra qualche insetto; per cui è consigliabile far piccoli bocconi e mangiare velocemente, evitando di lasciare il bicchiere pieno di liquido da bere per non trovare a galla qualche insetto indesiderato.
La luna piena è alta e si riflette nel Rio Solimões. Di quando in quando incrociamo qualche barca, a volte di pescatori, altre di passeggeri; queste sono stracolme di persone, anche una settantina, tutte stipate nelle amache e con un solo bagno a disposizione.
Sulle sponde si affacciano le palafitte del popolo del fiume; dei fari, accesi ad intermittenza, ci segnalano che
qualcuno cerca un passaggio. Ma non ci fermiamo.
In cielo la Croce del Sud veglia su di noi

(fine capitolo terzo)

 

 

 

....clicca qui per leggere i capitoli successivi ....

 

HOME