Accadde in Brasile : Operazione Ribeirinha

LA COMANDANTE RICARDO
La Comandante Ricardo è una barca di 18 metri costruita completamente in legno, a due piani come tante se ne vedono da queste parti.
Un bagno piccolissimo, una doccia al coperto altrettanto piccola, tre all’aperto, tre cuccette ognuna con tre posti letto, un cucinino e una lunga fila di amache al centro, fanno di questa barca la soluzione ideale per raggiungere il luogo di missione dove siamo diretti, Anamà e Berurì nel cuore della foresta amazzonica o, come si dice qui in Brasile, no interior per identificare un posto infernale dove tutti evitano di andare.
Mi hanno ricevuto in comitiva all'aeroporto di Manaus con immenso affetto e consegnandomi un biglietto che recita così:
Cesar, il Pastore della Chiesa Battista di Manaus, quaranta anni, due baffoni, veterano delle Missioni dell'interno dell'Amazzonia e coordinatore delle stesse, sua moglie e tutti i collaboratori, li trovo in fila con un cartello di benvenuto. Conosce tutto della foresta, i canti degli uccelli e i suoi rumori, le leggende e la vita dei suoi abitanti.
Non ci conoscevamo. Ci separava la distanza e le differente fede religiosa, io Cattolico e di Roma, loro Protestanti Battisti e Metodisti di Manaus, ma pur sempre Cristiani.
In un Paese come il Brasile dove fioriscono sette di qualsiasi tipo, un ecumenismo tra le fedi cristiane può essere un punto di forza.
E’ un caso che mi sia imbarcato con i Protestanti; dovevo essere ospite di una missione colombiana a Brasilia, ma l'improvvisa malattia del Padre Colombiano ha imposto un cambio al programma.
E’ stata mia moglie, di fede Battista, a propormi di dare una mano a questi nostri fratelli "separati". E’ cosi che mi hanno invitato a lavorare con loro come dentista.
Solo
che i Battisti di Manauns non
avevano il denaro per finanziare una barca-ospedale, per cui ho pensato di
farmene carico io.
Occorrevano mille euro ed avevo una settimana di tempo.
Ho bussato alle porte di amici e colleghi: Ho coinvolto addirittura le mie assistenti di studio, stanche di sentirmi parlare di missioni e missionari; spesso ho elemosinato sfacciatamente denaro o strumentario, anche se non sempre sono stato accontentato.
In pochi giorni sono riuscito a raccogliere il denaro necessario, mille euro, per la missione chiamata "Operazione Ribeirinha".
Scopo: soccorrere, prestare aiuto materiale e spirituale alle comunità fluviali, il popolo del fiume, i Caboclos.
Il popolo del fiume
E’
difficile trovare una definizione chiara del termine caboclo.
Nella lingua brasiliana moderna indica il meticciato tra un bianco ed un
indio, altrimenti detto cariboca o carijo.
Prima dell'arrivo dei Portoghesi, nel XVI secolo, il Brasile era abitato da un'unica famiglia indigena che da nord a sud parlava la stessa lingua, la lingua tupì-guaranì o lingua geral.
Quando poi furono introdotti gli schiavi africani si favorì il meticciato fisico e culturale tra i bianchi europei e gli indio.
Il risultato fu il caboclo, ossia l'indio detribalizzato ovvero il meticcio nato da padre europeo e madre indigena; oppure il cafuzo, meticcio nero e indio; oppure ancora il mamelucco, afrobrasiliano ed indio.
Attualmente in Brasile, a livello nazionale, si usa la parola caboclo per indicare una persona che vive nell' interno del paese ed occupa una posizione sociale inferiore alla persona di pelle bianca.
Manaus
- 03 gradi di latitudine a sud dall'equatore e 60 gradi di longitudine - è
una città di un milione e mezzo di abitanti ufficiali; in realtà sono molti
di più se si contano le favelas.
Fondata dai Portoghesi nel 1669, è la capitale dello Stato dell'Amazzonia.
Alla fine dell’ 800 e fino agli anni venti del secolo scorso è stata la regina del caucciù. Oggi è in decadenza. E’ una città caotica, ma piena di vita e di colore.
Suo
orgoglio è il Teatro Amazonas, costruito alla fine dell' 800 da Portoghesi,
Inglesi e Italiani. Vi è pure un museo dell' indio, gestito da Suore
Missionarie. Il porto, in via di
modernizzazione, è tutto un via vai di
barche passeggeri dirette alle città fluviali e di petroliere.
La
Comandante Ricardo è attraccata al porto di Manaus, con il suo carico
esagerato di pane, bevande, acqua potabile, uova, margarina, aceto, caffè e
di tutto ciò che consentirà all'equipaggio missionario di vivere su una
barca nella foresta e diaiutare i caboclos.
Tutti in piedi sul ponte della nave, con la Bibbia in mano in attesa della partenza.
Ho l'impressione di essere piombato improvvisamente all’inizio di una spedizione crociata, diretta a liberare chissà quale terra santa.
Al
comando c'è Severino. Poi ce Joào, il macchinista detto il capellone, ex
garimpeiro, cercatore d'oro, con le dita dei piedi mozzati dai temibili piranhas.
Sandro, che si occupa della cucina, è un diretto discendente degli indios,
anche se il suo aspetto ricorda direttamente un pirata. Joào, il pilota
fluviale, conosce a
memoria ogni fiume e i suoi affluenti.
Poi c'è l’equipaggio missionario vero e proprio: Francisca la parrucchiera che si interessa della capigliatura dei caboclo; Graça, l'infermiera; Odaliza, la mia assistente; Carlos, Ernani, Elvis, gli evangelizzatori; Washington e Ismael, i preposti ai giochi per i bambini; Avana, la collaboratrice per la cucina; Edney aiuto dell'infermiera, Genize ed infine il capo, Cesar.
E’
a lui che avanzo subito la mia prima richiesta, comperare uno specchio per
potermi radere la barba la mattina. Vengo accontentato, uno specchio grande
poco più di un francobollo, quanto basta per vedermi, almeno in piccola
parte. Lo specchietto verrà attaccato a poppa sopra il piccolo lavandino dal
quale esce acqua di fiume, la stessa che usiamo per lavarci. E’
sufficentemente calda.
3° Capitolo
Verso Anamà
(fine capitolo terzo)
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