Resoconto del Dr. Specchiarelli sull'ultima missione in Albania
Uno dei tanti bunker sparsi nel territorio |
Un viaggio in Albania Il traghetto è partito a tarda sera da
Brindisi, e al mattino io e Giuliano ci troviamo sul
ponte nel porto di Corfù. |
| Solo dopo tre ore e mezzo ci lasciano passare e
raggiungere Bilisht. Lasciamo i veicoli nel cortile dellospedale.
Ormai è buio, non cè illuminazione pubblica, le strade sono fangose e piene di buche che mettono a rischio la nostra integrità. Raggiungiamo con laiuto indispensabile delle torce elettriche (grazie alla previdenza di Giuliano) lappartamento dove passeremo la notte. Siamo in sette in due stanze ma siamo fortunati: cè un bagno. Rabbrividisco per il freddo e per le condizioni dellimpianto elettrico. |
La scolaresca di Miras |
Un bambino a Cet |
Poi, sotto tutte le coperte che siamo riusciti a
trovare, la stanchezza ha il sopravvento. La notte è breve, la mattina piovosa. Tra poco sarà estate, ma qui sullaltopiano il clima è severo. Gli amici di Crema sono arrivati con due furgoni e unambulanza carichi di attrezzature sanitarie, materiale scolastico, alimentari. Lasciamo alcune cose alle Suore Francescane del Vangelo che ci ospitano, scarichiamo quasi tutto allospedale e nel pomeriggio raggiungiamo le Suore di Madre Teresa di Calcutta a Korcia, dove completiamo la distribuzione degli aiuti. |
| A Korcia visitiamo una chiesa ortodossa ed assistiamo
ad un battesimo. Restiamo piacevolmente sorpresi nellassistere
ad un cordiale scambio di saluti tra la suora che ci
accompagna e il sacerdote ortodosso. Nei giorni successivi incontriamo il Responsabile Sanitario Regionale per definire il nostro ruolo e le modalità dellintervento ASMO sul territorio, poi iniziamo i sopralluoghi nelle località dove opereranno i nostri Volontari. |
Bimbi di Cet |
La chiesa di Bilisht |
Lungo le strade vedi persone che si spostano a piedi
tra un villaggio e laltro, o che si recano al
lavoro nelle campagne. Qualcuno in bicicletta o su
improbabili carretti, di legno ma equipaggiati con
vecchie ruote di auto. E poi i bunker. A decine, centinaia ai bordi delle strade principali, ma anche nei villaggi, tra i palazzi delle città o davanti a edifici pubblici. Polòsk, Fìtore, Mènkulas... I villaggi ci passano accanto con le loro case sempre più povere, i mattoni che diventano di argilla, le strade sempre più strette che diventano sterrate e poi sentieri di fango. |
| Sì, il viaggio nel tempo, che credevamo finito a
Bilisht, continua nel percorrere i venti chilometri che
ci portano a Miras. Il nostro passaggio rompe la tranquilla routine dei villaggi, ma le persone tra le case ci guardano senza interesse, come se fossero abituate a ben altro. O come se un riflesso condizionato imposto da 50 anni di regime suggerisse loro di non essere troppo curiosi. Perfino i bambini esitano. A Miras parcheggiamo lauto vicino a quello che ci dicono sia un asilo. |
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Foto ricordo dei Volontari con una famiglia albanese |
Allesterno vedo un bambino urinare contro un
muro. Nessuna maestra lo sgriderà: non esistono i
servizi igienici. Percorro il vicolo, pochi passi nel fango tra costruzioni realizzate con mattoni di argilla. Non vedo finestre. Potrebbero essere stalle o magazzini, ma in quel villaggio temo che nessuno si possa permettere un lusso del genere solo per ricoverare una mucca smagrita o depositare quello che non si ha. Nellingresso dellasilo vedo per terra le scarpe e qualche raro stivale: la consuetudine orientale ma soprattutto il senso pratico suggeriscono di entrare in classe a piedi nudi. I bambini (se non ho capito male dovrebbero essere 70), sono ammucchiati in tre stanze di pochi metri quadri. Dai soffitti penzola un filo a cui forse un giorno lontano era appesa una lampadina, in un angolo una stufetta, con qualche arbusto da bruciare accanto. |